Una 60enne ruba una coperta in un centro commerciale di Roma ed i carabinieri pagano il conto

Una 60enne ruba una coperta in un centro commerciale di Roma ed i carabinieri pagano il conto

carabinieri auto scritta1ROMA – Era successo poco tempo fa che la cronaca si era occupata di una madre fermata, dopo aver rubato al supermercato lo stretto necessario per sfamare il propri figli. In quel caso la Polizia scelse non solo di non denunciare la donna, ma di riempirle il frigo di generi alimentari. Casi come quelli -in cui la carità prevale sul codice penale- sono abbastanza frequenti.

L’ultimo è di questi giorni. Un fatto avvenuto in viale Appia, alla periferia di Roma nella tarda mattinata del 24 dicembre. La protagonista della vicenda è una donna di 60 anni, abita a Tor Pignattara (esattamente all’Acqua Bullicante) e vive in una casa popolare assieme alla madre di 86 anni. Le due donne tirano a campare con la pensione sociale, poco più di 300 euro al mese e sono sole al mondo.

L’altra mattina la donna era entrata in un grande magazzino ed ha provato a rubare una coperta, una pentola e alcuni bicchieri. Pensava di passare inosservata mischiandosi tra la folla,  ma una volta giunta alle casse è stata fermata dopo che aveva tentato di guadagnare l’uscita senza pagare. Alla richiesta di mostrare lo scontino della merce è calato il gelo più totale e a quel punto non le è rimasto che ammettere il furto. Di conseguenza-come da procedura- sono stati chiamati i Carabinieri che l’hanno portata in caserma.

Gli uomini della stazione San Lorenzo, una volta accertate le condizioni di vita della signora costretta a vivere insieme a sua madre con quel poco che hanno,  si sono resi conto dell’amara realtà ed hanno informato il loro comandante, il capitano Lorenzo Iacobone, provvedendo a fare una colletta per pagare il conto della refurtiva (circa 80 euro). Il Capitano non si è è opposto, così, come il direttore del centro commerciale, che non ha più sporto denuncia. Ora la signora è libera di tornare al suo ordinario, ed ha sottolineato di non volere riflettori puntati addosso: «Mi vergogno” – ha detto- “perché non ho fatto una bella cosa di cui andare orgogliosi. Questi ragazzi sono stati davvero generosi e li ringrazio, sono i figli che avrei voluto avere, ma ora vorrei che non si parlasse più di me».

Ora c’è da augurarsi solo che questa notizia venga letta dagli organi competenti del Comune e che il caso sociale di questa donna possa essere vagliato per poterle offrire un aiuto concreto che vada oltre lo straordinario slancio di umanità, che ancora una volta le forze dell’Ordine hanno compiuto, senza aspettarsi neppure un grazie, ma solo perché sotto la divisa batte un cuore, come in tutti noi che ci commuoviamo a leggere queste storie, alle quali forse bisognerebbe dare più spazio.

Sebastiano Di Mauro
27 dicembre 2014

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