Tredicenne aggredito a Colli Portuensi

Tredicenne aggredito a Colli Portuensi

baby-gangE’ il tredicenne Matteo, un ragazzo di Roma, ad essere vittima dell’ultima rapina avvenuta in pieno giorno nella Capitale. Ieri, all’uscita da scuola, Matteo è stato infatti minacciato da un gruppo di nomadi.

Il nucleo composto da due donne e quattro bambini, di cui uno ancora molto piccolo e due femmine e un maschio tra i dieci e gli undici anni, si sono accaniti coordinatamente contro il ragazzo, spingendolo, ferendolo e addirittura buttandolo in mezzo alla strada.

Tutta questa violenza atta poi a permettergli di perquisirlo, sembra essere valsa il furto di un cellulare.

A salvare Matteo è stato un passante attirato dalle sue grida spaventate che, intervenendo, ha messo in fuga gli aggressori e posto fine ad una situazione che sembrava sul punto di peggiorare.

A renderci noti i dettagli della vicenda è Marco Giudici, consigliere del Municipio XII di Roma, che si sta interessando dell’accaduto. A descrivere l’aggressione, però, è stata per prima la mamma di Matteo attraverso i social network: il suo è stato un appello furioso e disperato di indignazione per quanto capitato a suo figlio a Largo La Loggia.

Non meno drastiche e decise, però, le parole di Giudici: “Chiedo che questo episodio non rimanga impunito e che si battano a tappeto tutti i campi e i luoghi dove potrebbe dimorare questo nucleo, perché stavolta si tratta di una rapina di gruppo, che non deve rimanere impunita”.

Sembra che le segnalazioni contro simili baby gang siano in “crescita preoccupante”, come affermato dal consigliere e come emerso anche da un’analisi dei social, che sembrano essere diventati il mezzo di reclamo prediletto.

“Non mi stancherò mai di accusare chi forza e promuove queste politiche di integrazione forzata in favore dei nomadi solo per soddisfare le proprie tasche e il proprio potere, con il risultato di aggravare in modo intollerabile il problema della sicurezza a Roma” prosegue Giudici, che infine sferra un attacco a Marino invitandolo ad assumersi le sue responsabilità, a far visita alla vittima e a ideare una differente modalità d’azione che permetta quantomeno di arginare l’insorgere di simili aggressioni.

Ora, dunque, la parola dovrebbe passare al Sindaco.

Francesca Aliperta

20 settembre 2014

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