Ponte Milvio: amori sotto lucchetto e lucchetti sotto sfratto

    Noi due, solo noi, noi per sempre… Due  passi sul Ponte  che anni fa dettò al mondo le regole nuove dell’amore , inevitabile  reviviscenza di sentimenti lontani.  Ma il sopralluogo di oggi del Sindaco Alemanno sul Ponte Milvio riporta  a più prosaiche riflessioni.  Roma non può più accettare il degrado del ponte: i lucchetti vanno rimossi. Federico Moccia accompagna il Sindaco e viene contestato dalla gente come responsabile numero uno del “fattaccio”,  dilagato urbi et orbi. Tanto ormai , lui, i suoi libri li ha scritti ed intascato vendite e diritti d’autore. Resta il degrado.

    Sembra che i lucchetti verranno spostati sull’argine del Tevere con vista del Ponte, su una specie di balconcino alla Giulietta e Romeo e con cartello, udite udite,  “Innamorati da questa parte”! La commercializzazione dei sentimenti giovanili continua.   Già nel 2007  il lampione centrale, appesantito dall’energia di quella ferraglia che grida amore da tutti gli atomi del metallo, non ha retto alle sue responsabilità di ferreo custode di promesse eterne e reclinò le spalle declinando l’incarico.  Sembrava il favo di un alveare, tanti erano i lucchetti assemblati attorno al suo fusto.  Così il Comune decise di apporre  dei supporti metallici lungo i parapetti dove agganciare gli aggeggi del cuore.
    Sotto il ponte, sul greto del fiume  c’è di tutto, rifugio di homeless e di amori mercenari o meno. Sono  stracci, cartacce, buste di plastica, barattoli, lattine, camere d’aria.  E’ Roma Capitale. Il Comune ha provveduto finora a sfoltire ogni tanto i lucchetti con destinazione fonderia.  Ora stanno addirittura progettando un Museo dell’Amore.  Forse con sovrintendente  Federico Moccia?
     Sul piazzale oltre la Torretta,  due indiani  “vu’ cumprà” di lucchetti  ci dicono in italiano stentato che  “da  alcuni anni  si vende poco…” , con un gesto sconsolato delle mani molto più eloquente delle parole. Fuga dei sentimenti o delle mode o colpa della crisi?
    Continuiamo  a leggere. “Nient’altro che te”, “Together forever” e, su un muro, la frase lapidaria presa in prestito dai Bignami dell’amore:”Non esiste giorno senza sole come non esiste la mia vita senza te” (sic!). La ferraglia si è arrugginita, ma qualche lucchetto nuovo brilla ancora, a testimonianza che l’amore non va mai in pensione. Là dove batte il cuore, è un microcosmo a due, un respiro all’unisono dentro una bolla di sapone iridescente. Tutto il resto è noia. Potenza dell’amore, energia salvifica contro le depressioni. Possono passare secoli, ma l’amore conserva inalterata la sua fisiologia emozionale, le sue piccole e grandi regole d’interscambio. Sono codici segreti ed immutabili, quelle leggi del cuore che solo il cuore conosce.
   Già l’amore, in cerca sempre di nuove e fantasiose modalità per esprimersi. Dai cuoricini  incisi un tempo  sugli alberi, il sentimento  si inchiavetta in un legame di acciaio inox del costo di pochi euro. I crociati, d’altronde, prima di partire per la Terra Santa, affidavano le loro pulzelle nelle mani del fabbroferraio per l’opus  “su misura” di un certo tipo di slip, non esattamente velato, che prevenisse possibili… intrusioni:  le cosiddette “cinture di castità”, che non sembrano essere oggigiorno del tutto obsolete, udendosi  rumor di ferraglia in certi giochetti sado-maso non disdegnati dai  cultori  del sesso sfrenato. Lucchetti o cinture, amori romantici o materialisti, a scomodarsi per sistemare i mal d’amore sono sempre fabbri e ferramenta.
    Un  ultimo sguardo  a quei simboli che un giorno faranno storia di costume. Quanti di questi  amori saranno “forever”, quanti di questi già dimenticati e arrugginiti insieme ai lucchetti.  Ma è l’amore infine che fa girare il mondo. Da “amor ch’a nullo amato amar perdona”  ad  “amor che s’inlucchetta”. Un bel salto, dall’Alighieri a Moccia!

di  Angela Grazia Arcuri

15 dicembre 2011

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