Natale: un concerto per i bambini Bielorussi

Natale: un concerto per i bambini Bielorussi

concerto-NataleIl 20 dicembre 2013 presso l’Università Pontificia Seraficum, si è tenuto un concerto di musica da camera. Interpreti il Duo Pianistico Donella D’Alessio Francesco Ruocchio con un programma che ha spaziato da Mozart a Poulenc; più di due secoli di musica interpretati con impeccabile e cristallina tecnica, ma soprattutto con un’interpretazione dei brani in programma molto vibrante e a tratti quasi commovente.
Di Mozart la Sonata in Re magg: brillante nei due tempi vivaci e intensamente espressiva nell’Andante cantabile. Di Debussy la Petit Suite, serie di quattro brani ognuno che descrive un quadro come l’arte impressionistica del compositore prevede. Di Poulenc una sonata in tre tempi con alternanza di armonie dissonanti e sonorità quasi aggressive, con momenti di cantabilità e morbidezza melodica resa perfettamente dagli interpreti. Due autori russi, S. Rachmaninov e N. Rubinstein sono stati scelti di proposito per la motivazione del concerto che si spiegherà più tardi. In questi due brani c’è tutta la caratteristica del popolo russo: si alternano momenti di ritmo quasi militaresco o a carattere di danza con momenti di lirismo quasi malinconico, come spesso troviamo nella musica di questo paese.
Il brano più brillante che ha rapito il pubblico, specie il più giovane, è stata la Tarantella di N. Rubinstein in perfetto stile folcloristico, quasi si trattasse della classica napoletana, tanto nota ad ogni tipo di ascoltatore. Applausi scroscianti e richiesta di bis che i due pianisti hanno concesso intraprendendo sempre di S. Rachmaninov, una Polka italiana che ha trascinato con un ritmo e colore, che ha lasciato che il pubblico interagisse con i pianisti scandendo il tempo col battere delle mani in piena sintonia ritmica. La cosa da sottolineare di più è lo scopo del Concerto. È stato organizzato per devolvere le offerte libere del pubblico all’Associazione IL SOGNO DEI BAMBINI Onlus. Tale Associazione nasce ad Avezzano nel 2005 dalla volontà di alcuni ragazzi bielorussi e di famiglie italiane. Si costituisce nel 2006 ed è atta ad occuparsi delle accoglienze a favore dei minori disagiati provenienti da Istituti e Case Famiglia della Bielorussia.
Questi ragazzi sono mancanti di figure di riferimento e l’Associazione si occupa di “cercargli” persone più che idonee alla loro crescita, che possano portarli per mano fino alla maturità. Per contribuire all’inserimento completo dei minori, essi necessitano di molte persone come: medici, insegnanti e volontari professionali. Come ogni Onlus, tutto ciò che arriva in donazione anche da altri paesi facilita questo difficilissimo compito così nobile nei confronti di creature portatrici di sofferenza che rappresentano il pane della vita e che riempiono le giornate di qualsiasi genitore li prenda in adozione, ultimo passo da compiere con l’Associazione. Sarebbe giusto parlare anche di questo in un’epoca in cui personaggi, più o meno famosi, si riempiono di ormoni, (facendo sì una scelta legittima e opportuna per loro, ma certamente non l’unica), persone che cercano di effettuare l’inseminazione artificiale ed eterologa.
Sarebbe bene parlare di tutto ciò perché, conoscendoli, questi bambini non hanno proprio nulla in meno di un bambino partorito con la proprie forze. Potrebbe essere un discorso ovviamente di parte, per la particolare attenzione che intendo io per l’adozione, e per l’affetto che nutro per questi bambini conosciuti solo poco tempo fa, e di cui mi sono già “invaghita”, ma non è esattamente così.
Si tratta di un discorso del tutto personale, è ovvio, ma del tutto disinteressato, poiché non conosco nessuno che adotti , ma ho solo avuto la possibilità di vedere qualche altra famiglia con bambini adottati e quanta felicità questi esserini, piccoli, (o anche da più grandi, a seconda dell’età dei genitori), possano avere restituito in felicità ed affetto ai propri genitori. Genitori che chiamare adottivi, quando son ben riposte le loro forze, è riduttivo, poiché hanno tutte le caratteristiche di coloro che hanno dato la vita sul serio e dal “vivo”.
Foyer-del- Seraficum-RomaI bambini ospitati al Concerto, che provenivano dall’Associazione, erano in tutto quattro: tre bambine e un bambino. Erano tutti molto affettuosi e bisognosi di essere: abbracciati, sorpresi con la musica, aiutati a giocare, fatti sorridere e così via, fino ad ogni gesto ed atto si possa compiere con i propri figli “veri”. Ma l’errore sta proprio qui: nel non volerli a volte considerare Veri anche loro, perché solo così si potrà superare quel limite di affezione che distingue un proprio bambino da uno di un altro. Non tutti poi hanno la “fortuna” di essere orfani, alcuni sono stati abbandonati, e quindi, forse, c’è da chiedersi, potrebbero portare con loro ricordi brutti e che rimarchino la distanza che gli è stata posta dalla famiglia di origine.
Tutti però erano sorridenti ed entusiasti, soprattutto le femminucce che hanno tenuto il tempo in più di un pezzo musicale e si sono mostrate “effervescenti”, anche per aver visto una parte dell’Italia come Roma che per loro, che vengono da paesi molto più piccoli, rappresenta un’attrattiva in più.
Ogni brano ha fatto sognare, a chi scrive particolarmente Mozart, a chi ha ascoltato, particolarmente Rubinstein (forse anche per la propria origine), e a tutti qualunque autore. Lo si è notato dal bis richiesto che si è concluso con un accompagnamento del battito delle mani e con i finali scroscianti applausi.
Per terminare questo breve excursus a favore della musica per i Bambini, si lasci aggiungere che chiunque, guardandoli, avrebbero voluto averli come: fratelli, figli, nipoti.

Michela Gabrielli
30 dicembre 2013

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