115 anni di Federico Garcia Lorca: ecco come Roma celebra la figura del poeta spagnolo

No, lui non si sentiva affatto un “diverso”. Non si sentiva un diverso perché tale non era. Stiamo parlando di Federico Garcia Lorca, poeta spagnolo dal delicatissimo animo ed eccellente drammaturgo del Novecento, assurto a simbolo del martirio tirannico del potere franchista. Democratico, antifascista, omosessuale. Queste le sue colpe. Troppo forti perché si potesse resistere alla tentazione di farlo tacere. E’ il mattino del 19 agosto 1936 quando Lorca viene rapito, condotto a Viznar, piccola cittadina dell’Andalusia, e brutalmente assassinato, senza alcun processo, a pochi passi da una fontana conosciuta col nome “Fontana delle Lacrime”. E, a 115 anni dalla nascita del poeta ribelle, Roma decide di celebrarne la figura con una rassegna, “115 anni di Garcia Lorca”, che andrà in scena da settembre a novembre 2013 al Teatro Sala Uno di Via di Porta San Giovanni, 10. Presentata lo scorso 9 settembre presso la Biblioteca Europea di Via Savoia, la curatissima conferenza stampa, organizzata dalla giornalista ed attrice Mary Ferrara, ha visto la partecipazione del regista Antonio Nobili, degli attori della compagnia da lui fondata “TeatroSenzaTempo Accademia di Arti Drammatiche”, e del moderatore Alessandro Paesano, giornalista di Teatro.org, che ha sapientemente condotto la presentazione ed il dibattito della manifestazione culturale. Cos’è “115 anni di Federico Garcia Lorca”? Con il patrocinio morale di Arcigay ed il supporto e la partnership del Governo di Spagna, dell’Ambasciata Spagnola, della Fundacion Garcia Lorca, di Laura Garcia Lorca (una delle eredi del poeta), del Circolo Mario Mieli e di Teatro.org, la rassegna è un tributo al grande poeta andaluso ed alla sua memorabile storia.

L’intera opera del poeta porta con sé il disagio di un omosessuale che è costretto a vivere in un ambiente fortemente ostile, quello della gretta e Cattolicissima Spagna del secolo scorso. Alcuni suoi versi (Ah che fatica mi costa,amarti come ti amo!) sono l’emblema di un amore disperato, costretto al silenzio, privo della libertà di poter essere urlato. Nelle poesie Lorca riversa la frustazione derivante dal dramma della mancata accettazione del suo orientamento sessuale e arriva a percepire l’amore come fonte di struggimento, sconforto e lacrime. E’ dall’analisi di questo complesso e tormentato animo che il regista Antonio Nobili decide di partire. «La scelta di analizzare le pièces teatrali di Lorca è stata del tutto casuale […]. Mi trovavo nella libreria di casa mia ed ho visto un libro di Garcia Lorca. Letta l’introduzione, la mia attenzione si è focalizzata su alcune parole: “femminicidio”, “omofobia”, tutte tematiche fortemente attuali, sentite oggi come allora. Lorca mette in evidenza problemi mai morti: l’accettazione dell’omosessualità e la figura della donna; ci cambiamo gli abiti ma le idee e le costrizioni rimangono sempre le stesse». Parole forti queste del regista, che esprime il disagio di vivere in una società ignorante che percepisce come “alieno” qualcosa che è “diverso” solo perché lo è da noi e dal nostro modo di vedere le cose. Una crisi culturale che è frutto di mentalità chiuse, arretrate e bigotte. «La missione dell’arte è di far capire che in realtà l’uomo non è mai cambiato e che la necessità del cambiamento non risiede in nulla di estetico ma in una profonda rinascita culturale» continua Nobili. «Questo è l’obiettivo che mi sono prefissato ideando la rassegna».

Ma il problema di Garcia Lorca non era l’accettazione di se stesso. L’aspetto su cui necessariamente va posto l’accento è l’impossibilità per il poeta di vivere apertamente la propria omosessualità, il non avere l’opportunità di presentarsi nello stesso contesto sociale in cui nasce e cresce un amore eterosessuale senza essere etichettato in maniera discriminante e negativa. Quasi un secolo dopo la morte di Lorca, sempre più avvertito è il disagio di un omosessuale che, costretto a sentirsi rifiutato dalla società in cui vive, è vittima di vessazioni ed insulti. «Il soggetto omosessuale si vede costretto a crearsi una corazza, un’armatura forte e disagevole che però non tutti riescono a tollerare» spiega Flavio Romani, Presidente Nazionale Arcigay.

Lorca viene ammazzato dalla follia di un potere dittatoriale; ma c’è un aspetto importante da sottolineare in questa vicenda: il cambiamento e la rivoluzione a cui la Spagna è andata incontro negli ultimi anni. Nel Paese in cui, oltre settant’anni fa, ha trovato la morte il grande poeta, oggi è riconosciuto alle persone omosessuali il diritto al matrimonio ed alla genitorialità. Un dato che permette di mettere a confronto la crescita culturale della penisola iberica con l’immobilismo dell’Italia che molto lontano vede il riconoscimento di quei diritti. Il progetto teatrale nasce quindi dalla tragica constatazione della contemporaneità delle tematiche affrontate e prevede la messa in scena di tre testi (“Nozze di Sangue”, “Yerma”, “Casa di Bernarda Alba”, sette date distribuite in tre mesi), la discussione con gli attori dopo gli spettacoli, ed una mostra fotografica di Alessandro Nobile che racconta Garcia Lorca attraverso le immagini delle foto di scena e dei paesaggi della campagna pugliese in cui il fotografo è cresciuto. La trilogia delle pièces teatrali rappresentate è lo specchio interiore del poeta che, solo scegliendo un punto di vista differente (quello delle donne protagoniste), riesce a proiettare le proprie personali frustrazioni.

Quest’ultimo aspetto è testimoniato dal fatto che i tre personaggi femminili sono tenuti a vivere situazioni in cui devono ottemperare ad un preciso obbligo morale, etico (c’è, per esempio, chi deve sposare un uomo che non ama ma che è stato scelto per lei, chi deve diventare madre a tutti i costi per dare un senso di completezza alla sua vita, o chi vive in un matriarcato). Dietro questa serie di obblighi si cela in realtà l’impossibilità di Garcia Lorca di esprimere liberamente il proprio orientamento sessuale. Particolari e surreali sono le scelte stilistiche affrontate dal regista che dà una lettura psicanalitica alle storie di Lorca, mettendone in evidenza la caratteristica essenziale: le donne protagoniste sono il parto di se stesso nel mondo e costituiscono il continuo conflitto tra il “voler fare” ed il “dover fare” e la sterilità che il poeta si trova ad affrontare quando prova a comunicare qualcosa alla società. Cambiando i connotati della tradizionale coppia (donna-donna/uomo-uomo invece di quella donna-uomo), il risultato non cambia. Famiglia c’è laddove ci sia amore e a prescindere dagli orientamenti sessuali di ciascuno.

Eleonora La Rocca

11 settembre 2013

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