Una storia triste: la vela incompiuta di Tor Vergata

Una storia triste: la vela incompiuta di Tor Vergata

CalatravaChe cos’è quell’enorme costruzione simile ad una gigantesca piramide bianca vicino all’autostrada Roma-Napoli a sud della Capitale? La risposta più appropriata sarebbe dire che è “una lunga storia”. Solitamente questa espressione viene usata per chiudere un argomento, per far scivolare via da una conversazione un tema o troppo noioso o troppo scomodo. Eppure chiudere così la questione per quello che doveva essere la grande Città dello Sport di Roma equivale ad una capitolazione della nostra coscienza civile, a chiudere gli occhi davanti a ciò che, per lo meno per la sua mole, non si può non vedere.

La “lunga storia” della costruzione di Calatrava è, è bene anticiparlo, una storia triste, un po’ malinconica, in cui grandi speranze e progetti lentamente, ma inesorabilmente, vengono disillusi. Non ci si aspetti insomma, almeno per ora, un happy ending.

Il progetto iniziale

Nel lontano 2005 Roma si cominciava a preparare ad un evento che di lì a poco la avrebbe posta sotto i riflettori internazionali: i mondiali di nuoto del 2009. E certamente la Città Eterna non poteva arrivare impreparata ad un appuntamento così importante. C’era bisogno di nuove strutture, nuovi impianti, idee innovative per non mancare a quella che era universalmente ritenuta una manifestazione che avrebbe cambiato l’aspetto di Roma.

A questo scopo venne designato l’architetto Santiago Calatrava di Valencia per la progettazione di quello che sarebbe divenuto di lì a poco una vera e propria città dentro la città, un complesso grandioso composto da due vele gemelle in uno spazio verde che doveva arrivare a ridosso del Policlinico di Tor Vergata. Già, perché di strutture come quella che è stata costruita ce ne dovevano essere ben due e ciascuna avrebbe avuto un lagetto proprio davanti. Nel complesso era anche inclusa una nuova sede per il Rettorato della seconda Università romana: una torre che avrebbe fatto da contraltare alle due vele. A completare il tutto sarebbe stata necessaria una riorganizzazione complessiva del territorio circostante con una nuova viabilità.

Era certamente un progetto ambizioso, ma ritenuto degno di una città come Roma. L’esecuzione venne affidata alla società Vianini Lavori di Caltagirone, la gestione dei fondi invece alla Protezione Civile. I lavori dunque iniziarono il 21 marzo del 2007 alla presenza delle autorità. A soli due anni dall’inizio dei mondiali.

Tra disillusioni e nuove speranze

Ma i lavori non andavano come previsto. Un anno dopo si dovette ammettere che l’immensa struttura non sarebbe mai stata pronta in tempo. Si decise quindi, sul finire del 2008, di spostare i mondiali di nuoto al più vecchio Foro italico, che sarebbe stato oggetto di opere di rimodernamento.

Ma a Tor Vergata si era cominciato a scavare. E a spendere soldi. Che cosa sarebbe successo ai lavori, che avevano già subìto una riduzione degli investimenti a causa dello spostamento della manifestazione attesa nel 2009? Ma nel 2011 quel cantiere incerto sul proprio destino, che già due anni prima doveva essere stato completato, ha un sussulto; con la candidatura di Roma alle Olimpiadi del 2020 il complesso del Calatrava poteva essere eletto nuovamente a centro di una manifestazione sportiva, questa volta più grande e prestigiosa. Per la Città dello Sport c’è quindi ancora speranza.

Intanto i costi sono lievitati. Da un budget complessivo che doveva ammontare a 120 milioni di euro, si è velocemente passati, dopo la proposta dell’architetto Calatrava a 240 milioni. In seguito alla riprogettazione per tenere conto degli standard olimpici e al lievitare dei costi l’opera passa prima per i 400 milioni, per poi raggiungere i 607.983.772,14€ di impegno totale, arredi esclusi.

Eppure la storia della Città dello Sport di Tor Vergata sembra segnata da improvvisi colpi di scena. Il governo Monti decide che Roma non presenterà mai la candidatura per le Olimpiadi: è un impegno che economicamente l’Italia non può affrontare. E i lavori tornano nuovamente ad arenarsi, nell’impossibilità di tutti di riuscire a comprendere a che cosa mai potrebbe servire quell’enorme gigante che ormai troneggia su tutta Roma sud, tanto da esser visto anche dai monti Prenestini.

Ad oggi

È sotto gli occhi di tutti la situazione attuale dei lavori. Un lontano ricordo di quella grandiosità che doveva connotare l’impianto del Calatrava ora aleggia ancora sull’onda bianca, sebbene solo come ricordo.

Quel che rimane è un monumento, perché privo di scopo se non per quello dell’autocelebrazione, all’incompiutezza. Che è già stata pagata, oltre che per il degrado che ormai connota l’opera, con 200 milioni di euro. Tra questi ci sono anche i fondi per evitare che le pioggie e le intemperie danneggino la struttura che, evidentemente, non era stata ideata per rimanere così come la vediamo oggi, a metà. Nel novembre del 2012 l’allora sindaco Alemanno ha prospettato la possibilità di realizzare una gara internazionale per dare in gestione il cantiere e il completamento dei lavori. Ora il progetto passerà sotto la giurisdizione del neo-sindaco Marino.

La storia della Città dello Sport quindi non è ancora finita. Certamente è vero che questo breve racconto ci ha abituato a continui colpi di scena. Ma è anche vero che si è facilmente colti da delusione e sconforto considerando le vicende che ruotano intorno al Calatrava di Tor Vergata. Questa è una storia che lascia l’amaro in bocca a chi si trova ad ascoltarla. Almeno ad oggi.

Daniele Di Giovenale

(Twitter @DanieleDDG)

30 giugno 2013

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