Orpheus: To Hell and Back – Il mito in stile Game Boy
L’oltretomba è da sempre un luogo che si presta bene per un videogioco, dall’Inferno della Divina Commedia agli Inferi della mitologia greca.
Stavolta è il turno del mito di Orfeo ed Euridice, nel videogioco Orpheus: To Hell and Back, pubblicato e sviluppato da Alunite Inc. con StudioLoading e Kibou Entertainment.
Un’opera realizzata con ZGB Engine, motore di gioco per sviluppare titoli in stile Game Boy che stanno andando di moda negli ultimi tempi, tant’è che il titolo è stato stampato anche in edizione fisica per Game Boy, in edizione limitata per i sostenitori della campagna Kickstarter.
La nostra prova è stata sull’edizione Steam per PC, le cui vendite, a detta degli autori, determinano anche eventuali ristampe dell’edizione in formato fisico.
Il mito di Orfeo ed Euridice
L’incipit di Orpheus: To Hell and Back dovrebbe essere ovvio, almeno per chi conosce il mito di Orfeo ed Euridice.
Orfeo, cantore dell’antica Grecia, e la ninfa Euridice sono due sposi innamorati, ma un giorno ella viene morsa da un serpente e uccisa dal suo veleno. La disperazione di Orfeo è tale da spingere il cantore a scendere negli Inferi fino a raggiungere il dio Ade, al fine di riportare indietro la sua amata.

Orpheus: To Hell and Back si basa sull’impersonare Orfeo e raggiungere le profondità dell’Ade, superando gli ostacoli lungo il cammino e sconfiggendo i mitologici guardiani degli Inferi.
Realizzato in pixel art in collaborazione con Faultbox, con una direzione artistica in stile chibi anni ‘80 e una telecamera obliqua (a mo di The Legend of Zelda: A Link to the Past), Orpheus: To Hell and Back risulta familiare a chiunque abbia mai provato più di qualche titolo per la primissima console portatile di Nintendo, sia nell’art direction che nei pochi colori presenti, i quali portano alla mente un videogioco per Game Boy (quindi pensato per il bianco e nero) giocato su Game Boy Color.
Anche la colonna sonora in 8-bit risulta efficace, specialmente nella schermata di avvio e nelle sessioni in cui si trascorre più tempo, ad esempio durante le boss fight.
La catabasi di Orfeo
Cercando di essere fedele al mito di Orfeo, il protagonista di questo videogioco è armato della sua Lira, in grado, secondo la mitologia, di ammansire anche le belve feroci.
Orfeo può alternare tre melodie con tre diversi effetti: attrarre, addormentare, o respingere i nemici. Si può anche passare da una melodia all’altra durante il periodo dell’esecuzione.
Suonare la Lira consuma interamente la barra della resistenza, la quale si ripristina in pochi secondi, a patto di restare fermi durante il recupero.
I vari nemici possono essere vulnerabili a una melodia e immuni a un’altra; in alcuni casi risultano inefficaci tutte e tre, dovendo così sconfiggerli ricorrendo ad altri metodi presenti negli scenari.
Si tratta di fare delle semplici prove per capire come affrontare gli ostacoli, fatta eccezione per i boss, per i quali appare un messaggio che spiega le regole all’inizio del combattimento. Tali messaggi sono affissi anche su cartelli presenti negli scenari, al fine di spiegare una nuova meccanica quando viene presentata per la prima volta.

L’obiettivo è riuscire ad aprire la porta che conduce allo scenario successivo, anch’essa sbloccabile in vari modi a seconda della situazione. Potrebbe venire chiesto di sconfiggere tutti i nemici nell’area, o di spostare un oggetto su di un pulsante, o ancora di recuperare una chiave, sia essa presente nello scenario o rilasciata da un nemico sconfitto.
Orfeo ha anche una barra della salute, indicata da quattro cuori in basso a sinistra dello schermo. Ogni colpo fa svuotare un cuore della barra, ripristinabile raccogliendone altri che possono apparire nello scenario (a volte rilasciati da un nemico sconfitto). La barra della vita azzerata porta alla sconfitta, e a dover ripartire dall’inizio del blocco degli Inferi compreso tra un boss e un altro.
L’avventura può essere portata a termine in un paio d’ore e non prevede salvataggi.

Proprio nel danno subito sta il difetto nelle meccaniche di Orpheus: To Hell and Back, ovvero la poca chiarezza delle hitbox che può risultare tediosa in alcuni casi. A volte ci si ritrova in situazioni dove gli spazi di manovra sono minimi, ma non è ben chiaro fino a che punto si è al sicuro dall’essere toccati da un nemico o da un oggetto che danneggia.
Orfeo può anche morire istantaneamente se varca appena il bordo di un fiume o di un precipizio, caso in cui può essere davvero un problema non sapere quanto margine di movimento si ha a disposizione.
Inoltre, non è ben chiaro la durata e la funzione del frame di invincibilità quando si viene colpiti da un nemico, rischiando di ritrovarsi addirittura schiacciati in una situazione e ricevere più colpi di fila.
Il passato nei tempi moderni
Orpheus: To Hell and Back è un’avventura dinamica puzzle breve ma efficace, specialmente per la sua direzione artistica.
Determinare se l’efficienza di tali opere sia dovuta all’effetto nostalgia o all’eleganza che il loro stile mantiene tuttora, è un’azione che meriterebbe un’analisi a riguardo.
Correggere qualche bug, dare un minimo di chiarezza per alcune meccaniche, e magari inserire qualche Steam Achievement, è tutto ciò che si potrebbe chiedere agli sviluppatori.
Il titolo è acquistabile su Steam ad appena € 2,99, il che potrebbe anche essere visto come un piccolo supporto da parte di chi vorrebbe ancora veder realizzate nuove edizioni fisiche di un videogioco in stile retrò, soprattutto in un periodo dove si va dichiaratamente verso il full digital.




