Gusti videoludici – È corretto giudicare un titolo da un singolo aspetto?
Il mercato videoludico presenta un’offerta pressoché infinita in termini di quantità e varietà. Nonostante ciò non è raro sentire critiche mosse verso titoli che non soddisfano molti, se non tutti, i tipi di palato videoludico in circolazione. Spesso un gioco dura troppo, o troppo poco, presenta meccaniche stealth ma non di combattimento, ha troppe armi oppure la varietà di oggetti equipaggiabile è troppo bassa.
Questo tipo di osservazioni con il tempo ha portato allo sviluppo (soprattutto da parte delle aziende tripla A) di titoli “adatti a tutti” o comunque estremamente eclettici con l’obiettivo di soddisfare molti bisogni videoludici, riuscendoci però solamente in modo superficiale.
Gameplay insipido
I titoli migliori sul mercato, a parer mio, sono quelli che portano, se non forzano, il giocatore a giocarli come vogliono e dovrebbero essere giocati. Non fraintendetemi, anche io ho apprezzato le ore passate su Horizon Zero Dawn o Cyberpunk 2077, ma non ne sono uscito soddisfatto come quando ho concluso Hollow Knight o The Legend of Zelda: Tears of The Kingdom, non tanto per una questione di gusti, ma per una questione di intenzioni.
Un gioco che presenta molti sistemi e meccaniche diverse e talvolta contrastanti crea un’esperienza di gioco varia, ma poco caratterizzata. Dishonored, la saga sviluppata dalla defunta Arkane Studios, si presenta come prevalentemente stealth, ma la facilità con cui è possibile affrontare i nemici a muso duro in combattimento depotenzia l’importanza del giocare furtivo, rendendolo uno stile di gioco puramente opzionale.

Fonte: 2duerighe
Non c’è nulla di negativo in un titolo che offre una gran varietà di meccaniche, temi e modi di affrontare l’esperienza di gioco, talvolta si ha semplicemente voglia di prendere in mano un joypad e vivere un’avventura nel modo che si preferisce. Ma i giochi che cercano di fare tutto possono risultare insipidi quando vogliono ricalcare generi specifici: se quando vengo visto dalle guardie posso annichilire in 2 secondi con il mio fucile ai protofotoni™, l’importanza di un approccio furtivo risulterà indebolito, se non insensato, indipendentemente dalla premessa narrativa.
Tempo di gioco
Ci sono titoli che richiedono poche ore per essere finiti, altri ne richiedono decine se non centinaia, mentre altri domandano ore di gioco quotidiane per recuperare risorse o ricompense giornaliere. Spesso si vorrebbe giocare al tal titolo ma non si ha il tempo (anche io sono vittima di questa cosa), lamentandosene. Ma il tempo, come molti altri elementi, non è altro che una caratteristica del gioco stesso.
In molti open world il tempo per viaggiare da un luogo ad un altro serve per trasmettere al giocatore la grandezza del mondo esplorato, mentre in titoli come Factorio o Satisfactory il lungo tempo impiegato per svolgere delle attività indica al giocatore la necessità di dover costruire automatismi per velocizzare i progressi.
Il tempo è anche un elemento narrativo: ci vuole tempo per affezionarsi ai personaggi di una storia e per alcuni giocatori il tempo speso con i propri compagni di viaggio è più prezioso rispetto alle gesta compiute al loro fianco. Se la campagna di Baldur’s Gate 3 durasse la metà del tempo, il fandom sui personaggi del gioco sarebbe così esteso e appassionato?

Fonte: 2duerighe
Difficoltà
La difficoltà nei videogiochi è sempre stata al centro di milioni di dibattiti noti a chiunque non abbia vissuto sotto una roccia negli ultimi 15 anni, proprio per questo direi di saltare qualsiasi tipo di introduzione e passare al sodo.
Più un’operazione è difficile, più quando la si porta a termine con successo ci si sente realizzati. I videogiocatori appassionati di giochi difficili sono persone che vogliono godere delle vittorie ottenute dopo mille sconfitte.
Eliminare la componente difficoltà da giochi comunemente ritenuti difficili non li renderebbe brutti o poco godibili, ma rimuoverebbe un elemento emotivo e di gameplay estremamente caratteristico dell’esperienza di gioco: che senso avrebbe giocare ad un titolo survival se le risorse non fossero scarse e difficili da reperire, oppure, più banalmente, giocare ad un gioco simulativo se l’esperienza di gioco non ricalcasse la difficoltà di pilotare un aereo?

Fonte: 2duerighe
Un esempio secondo me molto chiaro lo si può trovare in The Witcher 3.
Nonostante sia un capolavoro videoludico, proprio per un livello di difficoltà troppo accessibile, la creazione di CD PROJEKT RED non trasmette a pieno uno degli aspetti più interessanti della vita di un Witcher: la preparazione al combattimento. Le difficoltà Spada in Pugno e Lacrime e Sangue (normale e difficile, per intenderci) rendono molti dei sistemi di gioco che riguardando lo studio e la preparazione di un Witcher prima di un combattimento abbastanza inutili, a patto che il giocatore sia un minimo abile nei giochi action.
Con questo non voglio assolutamente dire che i giochi debbano essere più difficili o l’inutilità della famosissima easy mode, ma la difficoltà, come il tempo e le meccaniche di gioco, è un elemento con i suoi pro e i suoi contro.
Per concludere
Videogiocare è un piacere, un bellissimo passatempo che può soddisfare i gusti e le esigenze di chiunque, dai giocatori più hardcore amanti della competizione a chi trova piacere nel creare il proprio villaggio idilliaco in Stardew Valley. Non è negativo quando un titolo cerca di fare più cose contemporaneamente, anche se antagonistiche, ma ciò potrebbe danneggiare il mood principale del gioco, oppure diventare un’esperienza blanda e anonima. Quindi prima di portare avanti la critica che nel tal gioco non si può fare la tal cosa, bisogna prima analizzare che cosa potrebbe cambiare se la caratteristica desiderata fosse presente o assente; inoltre spostarsi tra vari per approfondire un determinato genere o aspetto videoludico potrebbe essere positivo e rivelatorio per il giocatore.
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