Objection! Se non ti piace… perché lo compri?
“E’ iniziata una nuova era Pokémon!” [Cit.] La nona generazione porta il numero dei Pocket Monsters a ben 1010, senza contare le varie forme alternative introdotte negli ultimi anni.
Pokémon Scarlatto e Violetto approdano proprio oggi sul mercato, portando con loro molti dubbi già confermati dalle prime recensioni, sulla scia di decadenza qualitativa che va avanti da troppi anni.
La serie Pokémon è purtroppo vittima di un fenomeno ricorrente non solo nel mondo videoludico ma in qualsiasi altra situazione. Un fenomeno protagonista di questo nuovo numero di “Objection!”
Il fenomeno di produzioni problematiche da anni che non risentono comunque delle critiche ricevute. Perché avviene questo? Cosa si può fare per cambiare la situazione?
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Pokémon e il meme dei fan Nintendo
Il comportamento dell’utenza di Nintendo nei confronti di quella che dovrebbe essere la loro azienda videoludica preferita, è ormai un meme.
Tale utenza tende a criticare, spesso anche giustamente, ogni produzione della Grande N, salvo poi acquistare comunque.
Si arriva così a Pokémon Scarlatto e Violetto, i nuovi titoli principali della fortunata serie videoludica che danno inizio alla nona generazione di Pocket Monsters.
L’approdo della serie su Nintendo Switch ha portato importanti novità quali il passaggio dalle console portatili a quelle casalinghe (nonostante Switch sia entrambe le cose), la presenza di DLC, e persino il titolo alternativo Leggende Pokémon: Arceus.
Pokémon Spada e Scudo sono stati i titoli più venduti della serie, ma non sono mancate numerose critiche, come la qualità grafica inferiore persino ai migliori titoli Nintendo, l’assenza di doppiaggio, il Pokédex nazionale incompleto, la qualità delle funzioni online, e una struttura di gioco che è sempre la stessa da troppi anni.
Anche Pokémon Scarlatto e Violetto hanno ricevuto numerose critiche trailer dopo trailer, tra la qualità grafica che lascia ancora a desiderare, l’importanza del gioco online nonostante i dubbi sull’efficienza del sistema, l’estetica della meccanica Teracristal e dei leggendari Koraidon e Miraidon cavalcabili sotto forma di motociclette.
Cosa hanno comportato queste critiche e questi dubbi ai nuovi capitoli della serie di Pokémon? Nulla, a quanto pare.

Facendo un paragone con la serie di Resident Evil, il sesto capitolo dell’altrettanto celebre saga survival horror è stato il più venduto ma anche il più criticato, al punto da spingere Capcom a stravolgere nuovamente la saga con Resident Evil VII e ritrovare la retta via.
Al contrario, Game Freak non sembrerebbe aver fatto granché per rispondere alle critiche ricevute dall’ottava generazione di Pokémon, ma al momento sono bastati i primi tre giorni a Pokémon Scarlatto e Violetto per superare le prevendite di qualsiasi altro titolo della serie in Giappone.
Le prime recensioni sembrerebbero confermare i dubbi avuti durante l’attesa, definendoli due buone opere, un potenziale nuovo punto di partenza per la serie, ma non due videogiochi sui quali buttarsi a capofitto, come invece sembrerebbero aver già fatto i fan.
In occidente cambierà qualcosa? Difficile, considerando anche il fatto che Pokémon Scarlatto e Violetto saranno i penultimi titoli popolari di spessore in uscita nel 2022, sebbene vada considerata la presenza di videogames importanti rilasciati nelle scorse settimane.
Purtroppo, uno di questi è un altro di quei titoli che rientra nell’argomento trattato in questo articolo…
Sony contro Microsoft per Call of Duty: perché?
E’ passato quasi un anno da quando Microsoft ha annunciato l’acquisizione di Activision Blizzard, e la domanda più frequente riguarda Call of Duty: la serie, in futuro, diventerà un’esclusiva PC e Xbox?
Sony lo teme, per questo sta muovendo ogni antitrust possibile contro l’acquisizione. A quanto pare, alla mamma di PlayStation la vicenda interessa esclusivamente per assicurarsi che la serie di Call of Duty resti multipiattaforma, senza preoccuparsi minimamente di tutte le altre importanti IP che stanno finendo nelle mani di Microsoft.
Call of Duty è diventato importante fino al punto da portare due dei più grandi colossi dell’industria videoludica a scontrarsi per la sua proprietà intellettuale, ma ne vale la pena?

Trattandosi della serie di sparatutto in prima persona più popolare, nonché una delle serie videoludiche più giocate al mondo, la risposta è sì.
Creare una nuova IP esclusiva PlayStation che faccia concorrenza a una ormai consolidata nella cultura pop, la quale finirebbe nelle mani di un’azienda altrettanto potente sul mercato videoludico, sarebbe un rischio troppo grande.
Eppure è incredibile che nessuno voglia o abbia mai voluto prendersi un rischio del genere, dato che Call of Duty è un altro titolo che vende a prescindere nonostante si possa ormai scommettere ogni anno su qualcosa che andrà storto nella realizzazione del nuovo capitolo, sia essa la modalità multiplayer o la campagna in giocatore singolo.
Nemmeno il nuovo Call of Duty: Modern Warfare II è esente da queste problematiche, ma che importanza ha quando non c’è nemmeno il tempo di criticare che già è il momento di concentrarsi sul nuovo Call of Duty: Warzone 2.0?
Davvero nessun altro colosso dell’industria vorrebbe tentare di mettere in luce i problemi di questa “catena di montaggio”?
Persino per il binomio decennale tra PES e FIFA, con quest’ultimo ancor più monopolizzante dopo il lancio decisamente sottotono del nuovo progetto eFootball, c’è qualcuno che sta lavorando ad una seria concorrenza nonostante le difficoltà nel realizzare un’impresa del genere.

Vedere Sony e Microsoft giocare a questo tiro alla fune, fa capire come gli investimenti visti nell’ultimo decennio per le grandi opere PS4 e PS5, con il vanto dell’utenza che li ha sempre visti come una risposta proprio a titoli come Call of Duty, sono possibili a patto che permanga l’utenza di quest’ultimo.
Non mi piace ma lo compro
La vera assurdità di questa vicenda è che la tendenza affibbiata ai fan Nintendo è sempre più frequente in diversi videogiochi, dei quali i social sembrerebbero essere sempre più complici.
Ad esempio, Pokémon dopo tanti anni sembrerebbe aver abbracciato la componente multiplayer competitiva, sostenuta da moltissimi giocatori talmente poco interessati all’esperienza single player da preferire, prima della nascita del formato VGC, l’uso dei simulatori di lotte.
Per non parlare del ruolo raggiunto dall’estetica che alimenta il mercato delle skin, oppure del fenomeno del Fear Of Missing Out (FOMA) che spinge molti giocatori a seguire le tendenze, indipendentemente dalla qualità di ciò che viene proposto.
Una storia che si ripete in forma diversa, ma con la stessa domanda al termine: la colpa è di chi propone o di chi sostiene? La ragione è del noto aforisma di Henry Ford sul cavallo più veloce, oppure dei clienti che accettano senza pensare ad alcuna conseguenza?
Facendo un esempio moderno si potrebbe domandare: i noti problemi nei quali possono incorrere i dipendenti Amazon, sono colpa dell’azienda che offre il Prime o del cliente che, una volta venuto a conoscenza della possibilità, decide di usufruirne fregandosene di eventuali problemi che conseguirebbe ai lavoratori?
Un esempio recente sono le dirette in streaming nel primo periodo di Diablo Immortal, le quali hanno visto streamer criticare il sistema di microtransazioni del gioco in questione tramite un approccio pratico: migliaia di dollari investiti per mostrare al pubblico i difetti di tale sistema.
La speranza era di veder cambiare questa caratteristica del gioco, ma come potrebbe mai funzionare una critica tramite un approccio del genere? Se persino chi lo critica ha investito migliaia di dollari in microtransazioni su Diablo Immortal, perché mai Blizzard Entertainment dovrebbe cambiare questo sistema?
Inoltre, gli spettatori di queste dirette sanno che tali investimenti provengono sicuramente dal loro sostegno al canale social in questione? Iscrizioni, donazioni, ecc. L’utenza è consapevole di aver contribuito a questa “tipologia di critica”? I content creators in questione ne sono consapevoli? Se la risposta è sì, vien da chiedersi quanto ci sia effettivamente di critica in queste azioni.

In genere non si chiede al cliente cosa vorrebbe, ma si produce comunque cogliendo le esigenze dei consumatori. Forse il lato oscuro di queste produzioni è davvero radicato nell’utenza al punto tale che è impossibile da rimuovere, ma come si può non cogliere le esigenze di chi è insofferente davanti a questa situazione?
Probabilmente è dovuto alla necessità di un’azione tangibile, la quale dovrebbe partire dalla parte della produzione o dei fruitori.
Argomenti complessi che meritano di essere approfonditi, senza essere limitati al bisogno di schierarsi e alla “lotta tra tifoserie” che troppo stanno influenzando il mondo intero in ogni ambito. Quando non si possiedono abbastanza sicurezze, è meglio non sbilanciarsi nel giudizio, ed è invece lecito e necessario fare domande.
Con quest’ultimo consiglio vi saluto, vi lascio con i link ai numeri precedenti della rubrica, e vi do appuntamento al prossimo numero di “Objection!”




