Skull and Bones e il futuro di Ubisoft
Tra problemi di fatturato e recenti scelte discutibili, Ubisoft cerca di prendere fiato rivelando finalmente Skull and Bones, titolo piratesco annunciato cinque anni fa che avrebbe inizialmente dovuto essere una sorta di spin-off di Assassin’s Creed IV: Black Flag.
Una ricca presentazione per un gioco che ha finalmente chiarito le idee sulla sua natura, e che ha una data di lancio sul mercato.
Purtroppo, sono abbastanza chiari anche i probabili limiti di questa nuova IP, ma il reveal di Skull and Bones va oltre il giudizio sull’opera, in quanto vi si potrebbe leggere anche qualcosa riguardante la gestione futura dell’intera Ubisoft.
8 novembre: la data più sbagliata dell’anno
Per quanto si fosse interessati alla presentazione di Skull and Bones, in molti avranno sicuramente sorriso alla rivelazione della data di lancio: 8 novembre 2022, il giorno più sbagliato in assoluto dopo l’annuncio del giorno precedente.
Skull and Bones arriverà sul mercato appena un giorno prima di God of War: Ragnarok. Nonostante si tratti di due videogiochi del tutto differenti, è lecito credere che l’esclusiva di Sony andrà ad influenzare le vendite della nuova opera di Ubisoft.
Probabilmente la data dell’8 novembre era stata programmata da tempo assieme all’intera presentazione del gioco, e non sorprenderebbe l’annuncio di un piccolo rinvio per motivi strategici.
Lo stesso è avvenuto con Forspoken, rinviato nuovamente subito dopo l’annuncio della data di God of War: Ragnarok. Un rinvio per il quale Square Enix si sarà sicuramente confrontata con Sony, essendo il gioco un’esclusiva console PS5.

Essendo strutturato come un game as a service, Skull and Bones avrà sicuramente tempo per farsi apprezzare, così com’è accaduto con il titolo sui pirati di casa Microsoft, Sea of Thieves, arrivato proprio in contemporanea con il God of War del 2018.
Tuttavia, sarebbe meglio evitare un nuovo scontro tra Kratos e i pirati, soprattutto per Ubisoft ma anche per la community videoludica in generale: sono in molti che vorrebbero godersi entrambi i titoli fin dal day-one.
Esclusiva next gen ma…
Al contrario di quanto si potesse immaginare, Skull and Bones non vedrà luce su PS4 e Xbox One, ma solo su console e PC next gen.
In verità, può benissimo trattarsi di una buona notizia, da aggiungere ad altri videogiochi che hanno visto cancellate le edizioni old gen (Gotham Knights, Diablo IV) e ad altri pensati fin da subito solo per next gen, in contrapposizione a quanto avvenuto incredibilmente l’anno scorso proprio con diverse esclusive Sony.
Sono forse i segnali di una crisi dei semiconduttori che sta finalmente volgendo al termine? Lo si spera, ma la scelta di Ubisoft lascia comunque qualche dubbio, per quel che si è visto nella presentazione di Skull and Bones.
Difatti, nonostante sia un’esclusiva next gen, il comparto tecnico di Skull and Bones non sembrerebbe discostarsi molto da quelli degli ultimi videogiochi in terza persona di Ubisoft, come ad esempio Assassin’s Creed Valhalla.
Lascia a desiderare l’assenza di animazioni facciali e la presenza di alcune animazioni piuttosto semplici, così come la realizzazione di effetti quali le esplosioni, e alcune illuminazioni artificiali che rendono i colori finti.

Si potrebbe anche aver da ridire su alcuni aspetti del gameplay come l’assenza di azione sulla terraferma: un gioco definito “open sea”, quindi basato tutto sulle battaglie navali e sull’esplorazione marittima, non rischia di risultare ripetitivo e, soprattutto, limitato?
Nonostante ciò, la promessa di un supporto continuo a Skull and Bones potrebbe essere la soluzione ad eventuali problemi e mancanze, nonché il reale motivo per il lancio esclusivo su next gen, il quale permetterebbe un supporto a lungo termine senza limiti dovuti alle vecchie console.
Skull and Bones e il futuro di Ubisoft
In un periodo di incredibili acquisizioni nel campo delle software house videoludiche, più di qualcuno ha ipotizzato una possibile acquisizione di Ubisoft, persino all’interno della stessa software house francese.
Tuttavia, sono giunte più volte notizie riguardanti la volontà dei piani alti della compagnia di non voler essere acquisiti, al punto da compiere atti volti a tamponare problemi economici che favorirebbero l’acquisizione, come nel caso del CEO Yves Guillemot che ha deciso di decurtare il suo stipendio annuale del 30% per via dei mancati obiettivi finanziari.
Molti puntano più su Microsoft per un’eventuale acquisizione, essendo le manovre dell’azienda di Redmond ben più rumorose di quelle fatte da Sony, e con una partnership annunciata dalla stessa Ubisoft ad inizio anno, dichiarandosi pronta a portare il servizio Ubisoft+ anche su console Xbox.
Il pensiero va subito a un abbonamento simile al Game Pass Ultimate che include il servizio EA Play; un’idea alimentata da mosse come il lancio a gennaio di Rainbow Six Extraction direttamente sul servizio di Microsoft, e l’aggiunta del popolare Rainbow Six Siege.
Tuttavia ci sono più indizi che fanno pensare a Ubisoft interessata davvero a restare indipendente, oltre alle volontà dichiarate. Il primo sono i giochi sul nuovo PlayStation Plus Extra e Premium, nei quali rientra fin da subito Assassin’s Creed Valhalla e al quale sembrerebbe che si stiano per unire diversi altri capitoli della celebre saga degli assassini.
Forse Ubisoft ha solo interesse ad ampliare il prima possibile l’offerta dei suoi titoli sulle piattaforme gaming con abbonamento, in attesa che la propria arrivi anche su console.

Un altro indizio potrebbe essere proprio il servizio Ubisoft+ e la politica di marketing di Ubisoft, anche se, paradossalmente, potrebbe trattarsi di un punto di forza per il futuro così come della causa dei suoi problemi.
La cosiddetta “catena di montaggio” di Ubisoft è perfetta per sostenere un sistema come le piattaforme gaming, ma è allo stesso tempo ciò che ha reso le produzioni Ubisoft dell’ultimo decennio troppo simili tra di loro.
Il Game Pass di Microsoft vanta tante produzioni interne differenti e anche i videogiochi third party: due elementi assenti in Ubisoft+.
Proprio Skull and Bones potrebbe essere il primo titolo ad offrire i vantaggi delle produzioni Ubisoft e ciò che a loro manca, trattandosi di una IP abbastanza diversa e con un concept, quello dei pirati, tanto apprezzato quanto poco diffuso.
Allo stesso tempo presenta la struttura di un game as a service, adatto a essere giocato in multiplayer e con continui aggiornamenti. Non si parla di un free-to-play con microtransazioni a supporto, ma la struttura del titolo abbinato alla piattaforma Ubisoft+ sono l’ideale per un sostegno a lungo termine.
Insomma, se persino Sony, da sempre sostenitrice del single player, dichiara di voler puntare sempre più sui live service, a maggior ragione c’è da aspettarsi qualcosa del genere da Ubisoft, la quale però dovrà ripartire prima di tutto dalla qualità e dalla progettazione se vorrà continuare a restare indipendente dalle madri di PlayStation e Xbox.




