Speciale Final Fantasy 35th – Stranger of Paradise e le autocitazioni in eccesso
Una delle domande più comuni espresse da chi si avvicina per la prima volta alla serie di Final Fantasy, riguarda la possibilità di approcciare un capitolo della saga senza aver giocato i precedenti.
La risposta è sì, sebbene sia preferibile conoscere la saga per apprezzare il forte autocitazionismo, ben accetto dai fan.
Com’è ormai noto da tempo, il nome “Final Fantasy” deriva dal fatto che il primo capitolo del lontano 1987 sarebbe stata l’ultima opera di Hironobu Sakaguchi nel caso non avesse avuto successo.
Al contrario, l’enorme successo portò Squaresoft a chiedere di mantenere lo stesso titolo, nonostante ogni Final Fantasy sia una storia a sé stante. Questo comporta un universo narrativo che condivide creature, nemici, armi, magie e nomi ricorrenti.
Forse nessuno ha mai creduto che questo citazionismo potesse mai risultare anche eccessivo, ma Stranger of Paradise è un esempio del contrario.
Final Fantasy I in 3D? Non proprio…
Un esempio di autocitazionismo eccessivo, se così lo si vuol definire, è il milking di Square Enix nei confronti di Final Fantasy VII, che in venticinque anni ha ricevuto una miriade di prodotti dedicati più o meno riusciti, ma spesso apprezzati dai fan.
Come detto nel precedente speciale di Final Fantasy, molti fan della saga, in realtà, non sono mai andati a ritroso oltre i capitoli per PlayStation, ma c’è chi avrebbe tanto voluto vedere anche solo altri remake dei primi capitoli come quelli di Final Fantasy III e IV.
Stranger of Paradise: Final Fantasy Origin sarebbe potuta essere un’occasione per vedere qualcosa del genere: una sorta di prequel del primo Final Fantasy, seppur in forma di action-RPG, grazie ad un’inedita collaborazione tra Square Enix e Team Ninja.
Da Garland al Tempio del Caos, passando per Tiamath e gli altri Demoni del Caos. Per la prima volta in trentacinque anni si è avuta la possibilità di rivivere gli ambienti e i personaggi iconici del primo Final Fantasy in 3D, ma così non è stato…

Tramite la distorsione temporale narrata nel primo Final Fantasy, gli sviluppatori di Stranger of Paradise hanno trovato il modo di inserire livelli di gioco ispirati ad altri capitoli della saga.
Un’idea interessante per collegare l’universo narrativo di Final Fantasy come mai prima d’ora, se non fosse che gli autori sembrerebbero essersi fatti prendere un po’ troppo la mano da tutto ciò.
Difatti, se i livelli aggiuntivi ben si adoperano a sostenere questo stile, lo stesso non vale per i livelli principali.
Ad esempio, fa piacere rivedere la Riserva Distorta ispirata a uno dei luoghi iconici di Final Fantasy XIII, antecedente un duplicato della Torre di Cristallo di Final Fantasy III, raccontata come una delle strutture alternative alla Torre Miraggio, anch’esse collegate alla Fortezza Volante. Tuttavia, la dimora di Tiamath e del Cristallo dell’Aria sarebbe dovuta essere più o meno la versione 3D dell’originale vista in Final Fantasy, e non una struttura basata sulla Torre di Babil di Final Fantasy IV.
La rivisitazione di questi luoghi iconici potrebbe piacere anche più dell’originale, ma non ha molto senso trasformarli narrativamente in ambienti presi da altri capitoli di Final Fantasy.
Come avrebbero reagito i fan se, per esempio, il reattore Mako in Final Fantasy VII Remake fosse stato trasformato nel Santuario Sommerso del primo Final Fantasy? Sicuramente male. Allora perché non si dovrebbe reagire allo stesso modo nel vedere l’esatto contrario in Stranger of Paradise?
L’importanza del world building
Che Stranger of Paradise sarebbe stato un titolo basato più sul gameplay che sulla narrazione, era ipotizzabile fin dalla prima demo, visti anche i trascorsi del Team Ninja. Questo non significa che si debba abbandonare in tutto e per tutto la narrazione, come d’altronde gli stessi sviluppatori non hanno fatto nemmeno nei recenti due capitoli di Nioh, ma con questo spin-off di Final Fantasy ci si è andati molto vicini…
Come detto nel capitolo precedente, i “duplicati” di aree prese da altri capitoli di Final Fantasy risultano meno invadenti in livelli secondari piuttosto che in quelli principali del primo capitolo della serie, ma il modo in cui vengono presentati è discutibile.
Tornando all’esempio della Riserva Distorta, viene indicata ai protagonisti come il luogo da attraversare per raggiungere la Torre di Cristallo, a sua volta collegata alla Fortezza Volante, e tutto questo viene raccontato dalle cutscene iniziali e finali di ognuno di questi livelli.
Il problema è che non sempre questo accade, portando così a domande sul perché si debba affrontare un’ambientazione che poco di sposa con l’area di riferimento sulla mappa di gioco, essendo questa la stessa mappa del primo Final Fantasy, seppur divisa in livelli anziché esplorabile liberamente.
Perché dover affrontare la Foresta del Male di Final Fantasy IX e non, per esempio, il fiume Lethe che meglio si sposerebbe con l’area circostante il Monte Gulg? Perché dover salire sul Monte Gagazet di Final Fantasy X se l’ingresso della Grotta della Terra si trova ai piedi di una montagna? Perché dover attraversare una nave abbandonata se il Santuario Sommerso non è affatto un santuario sommerso?

Per capire meglio questo problema, è possibile utilizzare come esempio l’ottimo gameplay di Stranger of Paradise. Sarebbe bastato un ottimo gameplay action-RPG per uno spin-off di Final Fantasy? No, perché si tratta pur sempre dell’universo di Final Fantasy.
Il bello del gameplay non sta solo nelle meccaniche del gioco, ma anche nel vedere gli elementi di quell’universo gestiti da quelle meccaniche: le classi tipiche della serie, le armi, le magie, ecc.
Il primo Final Fantasy non ha una gran trama, ma la storia è ben definita e la lore riesce ancora ad emozionare a distanza di trentacinque anni. Stranger of Paradise, pur essendo ambientato nello stesso mondo di gioco, presenta ambientazioni che sembrano quasi messe a caso.
Stranger of Paradise brucia eventuali sequel?
Questa intestazione non si riferisce alla qualità o alle eventuali vendite di Stranger of Paradise, quanto ai problemi riguardanti il level design espressi in questo articolo.
Sarebbe interessante una serie di Final Fantasy Origin, indipendentemente da quanto sia riuscito questo primo capitolo (si può sempre migliorare). Una saga spin-off che rivisita sotto forma di action-RPG le origini dei capitoli di Final Fantasy incredibilmente meno noti ai fan, ovvero i primi sei.
Tra l’altro, ad eccezione di Final Fantasy IV e VI, Square Enix e Team Ninja non rischierebbero neanche di avere a che fare con trame così intoccabili, sebbene una narrazione in questa maniera sia davvero disastrosa.
Ma il problema principale sta nel fatto che con l’autocitazionismo eccessivo di Stranger of Paradise, gran parte delle ambientazioni di questi capitoli di Final Fantasy sono già state riproposte. Ad esempio, un eventuale Castello di Palamecia in Final Fantasy II potrebbe risultare ripetitivo, essendo già stato utilizzato per riprodurre la Rocca di Ponente in questo gioco, e lo stesso vale per la Torre di Cristallo di Final Fantasy III o per la Torre di Babil di Final Fantasy IV.

Probabilmente l’idea di una serie di Final Fantasy Origin è semplicemente un’idea sovrastimata. Forse l’intento del Team Ninja era sì di creare una storia di origine, ma solo per Garland, optando quindi per giocare più carte possibili di autocitazioni solo per questo titolo.
Un vero peccato. Sarebbe stato molto meglio dedicarsi esclusivamente al mondo di gioco del primo Final Fantasy, al fine di creare un mondo coerente, possibilmente ben narrato, anziché un’accozzaglia di autocitazioni.




