Pour un oui ou pour un non: ciò che si nasconde dietro al niente
Dall’11 al 30 gennaio 2022 al Teatro Grassi di Milano, va in scena Pour un oui ou pour un non, di Nathalie Sarraute, con la regia precisa di Pier Luigi Pizzi che come un direttore d’orchestra, regola il gioco degli attori.
Sul palco due giganti del teatro italiano: Umberto Orsini e Franco Branciaroli si lanciano in una sorta di regolamento di conti verbale fatto non solo di domande e risposte, ma di accenti, intervalli, sospensioni, silenzi.
Sono amici di vecchia data ma nella loro amicizia si è creata una crepa. Sarraute non da loro nomi, per cui, per facilitare la lettura, diciamo che Orsini è A e Branciaroli è B. Entrambi sono intellettuali e sanno usare le parole.
Dunque B va a casa di A perchè vuole capire cosa sia successo e lo interroga. A risponde che non c’è stato “niente”, niente che si possa dire o raccontare. Su insistenza di B, A alla fine cede e dice quello che si cela dietro al “niente”.
É un vaso di Pandora che si apre su un conflitto che non è propriamente di classe, ma di visioni di vita, tra materialismo e idealismo.
B sa giocare al gioco della vita, ha famiglia, una bella casa, le amicizie giuste. Non esibisce, espone con una sicurezza che scivola in tracotanza, le sue gioie, i suoi successi. Ama classificare e dare spiegazioni. Crede di creare la vita, quella vera e considera la vita di A comme fluida e inconsistente.
A ha sempre vissuto al margine della vita, si sente non classificato. Talvolta cerca l’approvazione degli altri, in una sorta di giuria popolare. Mal sopporta la compiacenza di B, quel suo mostrarsi benevolo sentendosi però superiore. Cosi come la sua sicurezza, che A avverte come una prigione. Coltiva una certa forma di fallimento insieme al “dolore di esistere in mezzo agli altri”.
Guardando stanco dalla finestra della sua stanza esclama: “la vita è là”.
B si aggrappa a queste parole. Nel tropismo linguistico che regola l’intera pièce, le ricontestualizza in una poesia di Verlaine, “Le ciel est par dessus le toit”. La poesia, scritta dal poeta francese in carcere, è caratterizzata da un immobilismo anormale. Subito infatti, la claustrofobia sembra avvolgere la sala e condannare A.
Pour un oui ou pour un non: può il risentimento fatto da sottintesi e silenzi giustificare la rottura di una amicizia?
Eppure entrambi i personaggi appaiono esiliati e sembrano aspirare ciascuno al mondo dell’altro.
Ma l’accanimento sembra inutile perchè sono due poli opposti, due faccie della stessa medaglia destinate a non incontrarsi.
Pour un oui ou pour un non descrive la difficoltà di esprimere a parole il risentimento che nasce talvolta da ferite antiche o da un’impressione momentanea, quasi inconsapevole, un lampo che racchiude però tempeste emotive fatte di non detti, sottintesi, malintesi, silenzi capaci invece di minare le relazioni.
La scena resta invariata: tre altissime librerie bianche che sembrano custodire parole inutili la dominano, come altissime torri d’avorio irraggiungibili; al centro tavoli bianchi da lavoro coperti di libri e, in primo piano, un lungo divano rosso, quasi una macchiacromatica violenta nel candore del palco.
Piccolo Teatro Grassi (Via Rovello, 2 – M1 Cordusio), dall’11 al 30 gennaio 2022
Pour un oui ou pour un non
di Nathalie Sarraute
regia, scene e costumi Pier Luigi Pizzi
con Umberto Orsini e Franco Branciaroli
una produzione Compagnia Orsini e Teatro de Gli Incamminati
in collaborazione con il Centro Teatrale Bresciano
Orari: martedì, giovedì e sabato, ore 19.30; mercoledì e venerdì, ore 20.30; domenica, ore 16. Lunedì, riposo.
Durata: 70 minuti senza intervallo




