Paola Michelini in teatro con “Introversa”
Introversa di Paola Michelini è uno spettacolo dissacrante, ironico, amaro e profondamente autentico. Un’ora di stand up in cui Michelini non si risparmia e non risparmia nemmeno il pubblico.
Lo spettacolo nasce dall’adattamento teatrale del suo libro Introversa. L’amore, gli orgasmi e altre bugie (RedStar Press, 2025) ed è in tour nei teatri italiani dallo scorso ottobre, con date ancora aperte a Bologna, Firenze e Viterbo, in programma tra fine aprile e inizio maggio. Dopo il 14 aprile al Teatro Sala Umberto di Roma, è stata annunciata anche una nuova data romana a luglio nell’ambito del programma Roma Estate – Parchi della Colombo.
Attrice, autrice e performer, Paola Michelini si forma all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio D’Amico” e al Lee Strasberg Theatre Institute di New York. Nel 2017 fonda il collettivo romano U.G.O. e nel 2024 è speaker al TEDx con un intervento sul rapporto tra informazione mainstream e questione palestinese.
Ma perché Introversa? Il titolo affonda le radici in una lunga tradizione culturale che ha definito il corpo femminile a partire da Aristotele come un corpo maschile sterile o difettoso, in quanto incapace di produrre sperma, ossia il principio attivo della riproduzione. Più tardi, Galeno definirà il corpo femminile come “interno”, in contrapposizione a quello maschile, esterno e dominante. Ci sarebbero, tuttavia, tra i due generi delle esatte corrispondenze, per cui l’utero prenderebbe il posto dello scroto, il collo dell’utero diventerebbe il pene, la vagina il prepuzio.
Michelini parte da questa eredità per costruire una riflessione contemporanea: le donne sono state rese “introverse” non biologicamente, ma socialmente, educate ad assumere una postura precisa, a occupare meno spazio, a non disturbare. A stare “un passo indietro”, come disse una volta Amadeus e come suggeriscono certi immaginari ancora radicati: “Dietro un grande uomo, c’è sempre una grande donna”. Sì, ma pur sempre dietro.
Alle donne è stato insegnato che per essere accettate, benvolute, persino amate è meglio stare in silenzio, parlare se interpellate, essere sempre gentili. Lo spettacolo, dunque, si chiama Introversa anche per via di quel carattere dimesso, da angelo del focolare, che alle donne per secoli è stato cucito addosso come una seconda pelle.
È proprio contro questa costruzione che lo spettacolo prende posizione. Michelini sul palco è tutto fuorché introversa: la sua voce è potente, volutamente eccessiva — come il fragoroso nitrito che accompagna ogni riferimento al patriarcato. Non manca una dimensione apertamente politica, coerente con la sua presenza sui social, di netta opposizione alla politica di Israele. Michelini si presenta sul palco con una bandiera palestinese cucita sulla camicia bianca.
Il racconto si sviluppa ripercorrendo situazioni molto comuni per chi si riconosce come donna: il rientro a casa da sola la sera, le relazioni tossiche, gli anni di terapia che spesso ne seguono. Accanto all’ironia, però, c’è un impianto fortemente tematico. Michelini affronta questioni centrali della contemporaneità, come il gender data gap, il divario di genere nella raccolta dati. Un problema tutt’altro che astratto: basti pensare alla ricerca medica, ancora basata prevalentemente su studi clinici condotti su corpi maschili, con conseguenze concrete nello stabilire la reale efficacia delle cure per le donne.
Lo spettacolo attraversa poi altri nodi fondamentali: parità salariale, sessualità, orgasmi, mestruazioni, ormoni. Michelini parla apertamente di endometriosi, patologia di cui soffre, e del ritardo nell’ottenere una diagnosi, rompendo un silenzio ancora diffuso. Nonostante siano temi ricorrenti e pervasivi nella vita di molte donne, ciò che emerge è soprattutto un’urgenza: rendere visibile ciò che per troppo tempo è stato taciuto o minimizzato. Dare voce a esperienze reali, spesso liquidate come esagerazioni, segnali di pazzia o instabilità psichica, oggetto di biechi stereotipi (di matrice mascolina) ben diffusi nel linguaggio quotidiano.
Non mancano gli uomini, osservati con uno sguardo ironico ma tagliente: questi uomini contemporanei si rivelano incapaci di reggere la critica, fragili davanti all’ironia, spesso inconsapevoli del lavoro emotivo che scaricano sulle partner. Da qui nasce quell’atteggiamento diffuso di autocensura e adattamento, financo accondiscendenza, che riporta molte donne — ancora una volta — a contenersi, a essere “introverse”.
Eppure, ciò che davvero emerge è la difficoltà, ancora oggi, di accettare donne di segno opposto: estroverse, ingombranti, eccentriche, assertive. Donne che desiderano, che parlano chiaro, che non scendono a compromessi. Donne non convenzionali, che non si conformano, che osano.
Michelini porta tutto questo anche dentro un altro pregiudizio: quello che riguarda la comicità. Le donne fanno ridere? Possono farlo? Se un tempo la risposta sembrava scontata, quando la comicità era appannaggio degli uomini, oggi qualcosa sta cambiando e Michelini ne è una prova evidente. La sua stand up è irriverente, esplosiva, coinvolgente.
Il suo invito è chiaro: serve una rivoluzione. Una rivoluzione di quella che viene definita minoranza, perché ancora sottorappresentata, ma che in realtà costituisce metà della popolazione mondiale.
Una rivoluzione, come dice lei, di scroti introversi.




