Bros: il tonfo della fiducia nell’umanità
Triennale Milano Teatro dall’11al 14 novembre 2021, ha presentato in prima nazionale Bros, il nuovo spettacolo di Romeo Castellucci, Grand Invité per il quadriennio 2021-2024.
Il regista romagnolo da anni è impegnato in una ricerca finalizzata a rendere la performence teatrale un atto puramente semiotico, dove tutto è sempre significante, spesso carico di energia esplicativa e potenza disturbante.
Il palco è scuro come del resto la sala pienissima, invasa da fumo di arma da fuoco e da una cacofonia assordante di spari automatici. In scena infatti, minacciose mitragliatrici a canne multiple si muovono autonomamente sparando all’impazzata.
Il pubblico, che per tutto lo spettacolo dovrà sforzare lo sguardo a causa di una drammaturgia della luce usata volutamente più per nascondere che per illuminare, riconosce da subito questa lingua comprensibile anche se priva di parole.
É quella della violenza, del potere, quello cieco fatto di azione immediata, dove non c’è spazio per pensiero, giudizio, ricordo, morale; quella che inchioda ad un eterno presente.
Incomprensibile invece perchè in rumeno, risulta l’altra lingua fatta di parole, declamata poco dopo da un uomo buffo, dalla lunga barba bianca, vestito con una tunica immacolata. É il profeta Geremia che in periodo di pace, lanciò la profezia al suo popolo per avvertirlo della futura schiavitù dovuta all’invasione dei babilonesi. I suoi concittadini allora non lo capirono, come sempre accade con i profeti, proprio come noi ora che restiamo comunque disorientati.

Poi risuonano in scena passi pesanti. Arrivano anche due minacciosi canilupo i cui “latrati” rievocano quelli tedeschi nei campi di concentramento. Ed improvvisamente il palco è invaso da poliziotti, in divise nere e berretti piatti con visiera.
Non sono veri e propri attori, ma uomini anonimi, reclutati per andare in scena senza prima avere imparato la parte. Hanno ricevuto e sottoscritto un indice comportamentale in cui si impegnano a eseguire comandi, azioni, ordini sempre inudibili agli spettatori che arrivano tramite auricolare in un momento preciso.
Loro li devono eseguire anche nel buio più oscuro, con freddezza sacerdotale, senza capire, né riflettere, né reagire. Non devono guardare negli occhi i colleghi e al termine di ogni ordine devono restare immobili, come statue, nell’attesa di un ordine successivo.
Tema di Bros, contrazione della parola inglese Brothers, è infatti il corpo collettivo della polizia visto in una dimensione antropolgica declinata nei suoi tanti aspetti.
Seguiamo quindi la dimensione goliardica, mistica, idolatrica di questi “fratelli” rappresentanti della legge, che, chiamati a farla rispettare, agiscono con violenza.
Li vediamo, sempre sforzando lo sguardo nel chiaro scuro del palco, accorparsi anche coreograficamente in un gruppo, capace di nascondere le debolezze individuali e dare ai singoli la legittimazione ad usare e mostrare la forza bruta.
Bros: il tonfo della fiducia nell’umanità
Come quando, a turno, percuotono con sbarre di ferro, un uomo nudo ed inerme, prostato a terra in posizione fetale. Ad ogni colpo inferto, segue un fragore di suoni terrificanti simili ad un crollo. È l’ordine del mondo a crollare, quello della giustizia, del rispetto.
É il suono sordo del tonfo della fiducia nell’umanità, incrinata al primo schiaffo sul viso, demolita poi dalla tortura. Proprio come lo schiaffo raccontato da Améry, o quello che non hanno potuto raccontare Cucchi o Floyd. E sentiamo le mute urla interiori di chi è prostrato a terra e proviamo disagio.
Per un attimo pensiamo al lieto fine. È alla fine, quando appare sul palco un piccolo bambino biondo. Ha una lunga tunica bianca e tutto in lui sa di innocenza. Riceve da un poliziotto una sorta di staffetta. Poco dopo viene inghiottito nel buio delle nere uniformi. La redenzione è assente.
Lo spettacolo è molto forte ed unico nel suo genere. Va visto anche se risulta disturbante perchè entra nel cuore della violenza, mostrandone il magma, fatto anche di seduzione e estetica. Elementi questi che inducono alcuni a consegnarsi consapevolmente al “grandisoso” disegno di qualcun altro, farne una causa a cui essere devoti perchè capace di dare alle loro vite mediocri, un fine potente. Stupisce inoltre come l’ubbidienza cieca ai comandi possa diventare perversamente “ordine” (anche scenico).
Triennale Milano Teatro
Viale Alemagna 6
Milano
Romeo Castellucci Italia
Bros
ideazione e regia: Romeo Castellucci / musica: Scott Gibbons / dramaturg: Piersandra Di Matteo / motti: Claudia Castellucci / con: gli agenti Valer Dellakeza, Luca Nava, Sergio Scarlatella e con un gruppo di uomini dalla strada / assistente alla regia: Filippo Ferraresi / direzione tecnica: Eugenio Resta / tecnico di palco: Andrei Benchea / tecnico luci: Andrea Sanson / tecnico del suono: Claudio Tortorici / respon-sabile costumi: Chiara Venturini / sculture di scena e automazioni: Plastikart studio / realiz za zione costumi: Grazia Bagnaresi / direttrice di produzione: Benedetta Briglia / addetta alla produzione: Giulia Colla / promozione e distribuzione: Gilda Biasini / equipe tecnica in sede: Carmen Castellucci, Francesca Di Serio, Gionni Gardini, Eugenio Resta, Caterina Soranzo /
amministrazione: Michela Medri, Elisa Bruno, Simona Barducci / consulenza economica: Massimiliano Coli / produzione: Societas / coproduzione: Kunsten Festival des Arts Brussels; Printemps des Comédiens Montpellier 2021; LAC – LuganoArte Cultura; Maillon Théâtre de Strasbourg – Scène Européenne; Temporada Alta 2021; Manège-Maubeuge Scène nationale; Le Phénix Scène nationale Pôle européen de création Valenciennes; MC93 Maison de la Culture de Seine-Saint-Denis; Emilia Romagna Teatro Fondazione, Modena; Ruhrfestspiele Recklinghausen; Holland Festival Amsterdam; V-A-C Fondazione; Triennale Milano Teatro; National Taichung Theater, Taiwan
spettacolo inserito in Invito a Teatro
durata 90 minuti
prima italiana




