Un libro di Hemingway sempre in borsa

Un libro di Hemingway sempre in borsa

La letteratura da sempre è portavoce e antesignana delle più grandi rivoluzioni culturali e sociali. La scrittura entra nei cuori e nelle coscienze accendendo passioni e volitività, facendo emergere consapevolezze che spesso si traducono in azioni epocali collettive, motore del progresso dell’umanità, spesso irretita dalle manipolazioni delle varie fuorvianti propagande, oggi amplificate dai new media.

I libri devono far parte del nostro quotidiano, sono il cibo della nostra anima, devono essere sempre a portata di mano. La loro lettura dovrebbe riempire la maggior parte del nostro otium, dovrebbe scandire i momenti di riflessione più intensi, costituire l’occupazione principale del nostro tempo libero.

Nel seconda metà del novecento moltissimi in Italia hanno sul comodino della camera da letto o in borsa una copia del libro ADDIO ALLE ARMI di Ernest Hemingway. Un’appassionante storia ambientata durante la prima guerra mondiale, pubblicata per la prima volta nel 1929 e vietata in Italia fino al 1945 perché ritenuta lesiva dell’onore delle Forze Armate dalla dittatura fascista, raccontando la disfatta di Caporetto e la diserzione del giovane ufficiale americano che alla fine si ricongiunge con la sua donna amata. Insomma una decisa condanna della guerra e una fotografia amara e poco generosa del Bel Paese in uno dei momenti più bui della sua storia. La traduzione in italiano è redatta clandestinamente nel 1943 da Fernanda Pivano, arrestata a Torino per questo motivo. Certamente, a prescindere dal libro in questione, un grande amore tra il Duce e lo Scrittore non c’è mai stato, anche a causa dell’intervista di Hemingway a Mussolini del 1922, allorché nel suo articolo sul Toronto Star il futuro dittatore viene definito « il più grande bluff della storia d’Europa ». Tra l’altro il libro diventa due film, il primo del 1932 di Frank Borzage con Gary Cooper (ottiene 4 nomination al premio oscar), il secondo del 1957, remake del precedente, girato in cinemascope da Charles Vidor.

Il 27 aprile 1965 ADDIO ALLE ARMI è il primo Oscar Mondadori. E’ un successo strepitoso, con il sold out nella prima giornata (60 mila copie) e duecentomila copie vendute in una settimana. Un’operazione di mercato senza precedenti, aiutata anche dal taglio cinematografico della copertina, con su impressa l’immagine del protagonista del film, l’attore americano Rock Hudson, e così commentata da Arnoldo Mondadori « In Italia esiste una massa di potenziali lettori che vanno semplicemente raggiunti ».

ADDIO ALLE ARMI per più di una generazione americana contribuisce alla maturazione di uno spirito anti bellum, che inizialmente porta gli USA a prendere le distanze dal secondo conflitto mondiale e che successivamente invece li spinge al massiccio intervento, proprio per porre fine a uno dei massacri più efferati della storia dell’umanità.

Altro caso letterario avviene più recentemente a fine 2015, dopo gli attentati di Parigi, e vede protagonista sempre Ernest Hemingway con il libro FESTA MOBILE (pubblicato per la prima volta nel 1964, tre anni dopo la morte dello scrittore statunitense), che raggiunge l’ottavo posto della classifica dei libri più venduti da Amazon in Francia, e primo tra le biografie.

Suggestiva l’immagine dei fiori e candele lasciati in ricordo delle vittime degli attentati davanti al Bataclan, dove si scorgono qua e là anche copie di FESTA MOBILE, che all’insegna dello slogan « non c’è mai nessuna fine per Parigi » racconta la magnifica capitale francese degli anni venti, con le corse di cavalli,  la “Shakespeare & Company” di Sylvia Beach, con il quartiere di Montparnasse frequentato da scrittori, poeti e artisti del calibro di Ezra Pound, James Joyce, Francis Scott Fitzgerald e sua moglie Zelda. In quegli anni il giovane Hemingway, appena sposato e corrispondente del “Toronto Star Weekly”, vive a Parigi la sua bohème, frequenta la casa di Gertrude Stein, ritrovo degli scrittori e artisti del momento – in primis Picasso – con le sue famose “lezioni di stile”, che ritroviamo nel divertente film del 2011 di Woody Allen Midnight in Paris.

Secondo il quotidiano Libération, il picco di vendite del libro è dovuto anche all’appello di Danielle, una parigina di 77 anni, che in un’intervista al canale televisivo Bfm invita a rileggere l’opera di Hemingway, riproponendo valori universali di fratellanza e di convivenza civile.

Insomma ancora una volta un libro di Hemingway per ripartire dopo una grande tragedia, linfa vitale per ritrovare motivazioni, entusiasmo e il senso più profondo della vita, anche quando i fatti sociali sembrano contraddirla. E un libro del grande scrittore statunitense non può mai mancare nella nostra borsa da viaggio e nel nostro dispositivo eBook.

Se ti è piaciuto questo articolo seguici su Twitter e Facebook