Maiorca oltre la cartolina: il prezzo della turistificazione

Maiorca, l’isola più grande dell’arcipelago delle Baleari. Un luogo da cartolina, meta estiva per milioni di turisti in cerca di spiagge cristalline, montagne, borghi caratteristici e vita notturna. Un paradiso, almeno per chi arriva con la valigia. Per chi ci vive, questa immagine idilliaca lascia spazio a una realtà molto diversa.
Il 26 luglio 2026 migliaia di persone sono scese in piazza a Palma di Maiorca per protestare contro la crescente saturazione turistica. La manifestazione, organizzata dalla piattaforma Menys Turisme, Més Vida, ha riunito associazioni sociali, sindacali ed ecologiste, oltre a cittadini dell’isola stanchi delle difficili condizioni di vita imposte dalla turistificazione. Le stime sulla partecipazione sono state molto diverse: circa 25 mila persone secondo la Policía Nacional, fino a 70 mila secondo gli organizzatori. Al centro della protesta, una richiesta sempre più presente nel dibattito pubblico: mettere un limite alla crescita del turismo e restituire spazio alla popolazione residente.
I cittadini sono poi tornati nelle strade l’8 agosto, quando a Sóller, nel nord-ovest di Maiorca, una manifestazione organizzata da Moviment Jove Sóller ha riunito circa 2.500 persone.
Le mobilitazioni di Palma e Sollér si inseriscono in un movimento di protesta che negli ultimi anni ha riportato il tema della turistificazione al centro del dibattito nelle Baleari. Le due manifestazioni del 2026 affondano le radici nel 2017, quando una prima protesta contro il sovraffollamento turistico ha visto la partecipazione di 3 mila residenti. Dopo il 2020 queste proteste sono aumentate, diventando sempre più radicali.
Eppure, nonostante il movimento sembrava ottenere riconoscimento internazionale, le proteste non sono riuscite a scoraggiare il numero degli arrivi.
I numeri di un’isola sempre più turistica
Il malcontento dei residenti si confronta con numeri che raccontano la forza economica del turismo nelle Baleari. Nel 2025 l’arcipelago ha registrato circa 18,9 milioni di visitatori, a fronte di una popolazione residente di poco più di un milione di persone.
La crescita è proseguita anche nel 2026. Nei primi sei mesi dell’anno le Baleari hanno ricevuto 6,5 milioni di turisti internazionali, il 2,54% in più rispetto allo stesso periodo del 2025. Nel solo mese di giugno sono stati registrati circa 2,27 milioni di visitatori stranieri, ai quali si sono aggiunti più di 440 mila turisti provenienti dal resto della Spagna.
Maiorca rappresenta la principale destinazione dell’arcipelago. Nel giugno 2026 l’isola ha accolto circa 1,8 milioni di turisti. Il traffico aeroportuale restituisce la dimensione dei flussi che raggiungono l’isola: nel 2025 l’aeroporto di Palma ha registrato 33.806.427 passeggeri, stabilendo un nuovo record. Il dato non corrisponde al numero di turisti, in quanto comprende tutti i passeggeri che transitano dallo scalo e può includere più viaggi effettuati dalla stessa persona.
Il turismo rappresenta una componente essenziale dell’economia dell’arcipelago. Ma la crescita costante dei flussi pone una domanda sempre più difficile da ignorare: quanto può crescere il turismo prima che i suoi costi ricadano sulla vita quotidiana di chi vive sull’isola?
Una questione che va oltre il sovraffollamento
Il problema non si esaurisce nel numero di persone che ogni estate raggiungono l’isola. Dietro la parola overtourism si nasconde una serie di conseguenze che incidono direttamente sulla vita di chi a Maiorca risiede tutto l’anno. La pressione turistica si riflette sulle infrastrutture, sulla mobilità, sul consumo delle risorse naturali e sull’accesso alla casa.
È proprio la questione abitativa a essere diventata uno dei principali simboli del malcontento. Durante la manifestazione del 26 luglio, tra i cartelli comparivano slogan come Mallorca no está en venta e Mallorca no se alquila. Tra i manifestanti c’erano soprattutto giovani che denunciavano la difficoltà di acquistare o affittare un’abitazione sull’isola, in un mercato nel quale i residenti si trovano a competere con una domanda internazionale con una maggiore capacità di spesa.
La casa diventa così il punto in cui la crescita turistica si trasforma in una questione sociale. L’aumento della domanda legata al turismo e la diffusione degli affitti di breve durata hanno contribuito a modificare il mercato immobiliare, mentre una parte della popolazione locale fatica sempre più a trovare un’abitazione a un prezzo accessibile.
La pressione si vede anche sulle strade. Nei mesi di maggiore affluenza, l’aumento delle automobili, dei mezzi a noleggio e dei flussi diretti verso le località più turistiche contribuisce alla congestione della rete viaria. Per far fronte a questa problematica, il Consiglio di Maiorca ha discusso una legge valida a partire dall’estate 2027 per limitare l’ingresso sull’isola delle automobili provenienti dall’esterno e fissare un tetto anche per le auto a noleggio, accompagnato da una tassa dissuasiva.
A essere sottoposte a pressione sono anche le risorse naturali. Durante la manifestazione di Palma, le rivendicazioni dei cittadini hanno riguardato il consumo di acqua, la protezione degli spazi naturali e la distruzione del patrimonio. Il tema è particolarmente significativo in un territorio insulare, dove le risorse e gli spazi disponibili sono necessariamente limitati. Il rapporto tra turismo e ambiente emerge anche nelle politiche di tutela delle aree più fragili.
Il problema non è semplicemente che ci sono troppi turisti. È il modo in cui i flussi turistici si concentrano nello spazio e nel tempo e il rapporto tra questi flussi e la capacità dell’isola di sostenere una popolazione che, durante i mesi estivi, aumenta considerevolmente.
Il paradosso del turismo
Se da un lato l’overtourism causa quella che i manifestanti definiscono mallorquicidi (letteralmente “omicidio di Maiorca”, neologismo impiegato per denunciare la distruzione dell’identità e dell’equilibrio dell’isola), dall’altro non va sottovalutato l’importante ruolo economico che gioca.
Il turismo genera occupazione, reddito e ricchezza e rappresenta una componente fondamentale dell’economia delle Baleari. Ridurre i flussi significa intervenire su un settore dal quale dipendono migliaia di imprese e lavoratori. È proprio questo il paradosso al centro del dibattito: il turismo è una delle principali risorse economiche dell’isola, ma la sua crescita può produrre conseguenze che compromettono la qualità della vita dei residenti.
Da una parte ci sono gli interessi di un’economia che continua ad attirare visitatori e investimenti; dall’altra, una popolazione che chiede di poter vivere sul proprio territorio senza essere costretta a sostenere interamente i costi della crescita turistica.
Le proteste di Palma e Sóller mostrano che il tema non può più essere liquidato come una semplice opposizione al turismo. La domanda posta dai manifestanti è più ampia: quale modello turistico può essere sostenibile per un’isola che ha risorse, spazio e infrastrutture limitati?
È da questa domanda che nasce il vero dibattito sulla turistificazione a Maiorca: non se il turismo debba esistere, ma quale posto debba occupare nella vita dell’isola e quanto spazio debba essere lasciato a chi la abita tutto l’anno.




