Amalfi, la Repubblica marinara di Sant’Andrea

Amalfi, la Repubblica marinara di Sant’Andrea
Vista di Amalfi dal molo - PH Marta Visentin

Fondata dai Romani – lo stemma di Amalfi reca la scritta “descendit ex patribus romanorum” –  tra il IX e l’XI secolo l’antica Repubblica marinara da cui la costiera prende il nome, rivaleggiò con Pisa, Genova e Venezia per il controllo del Mar Mediterraneo. E’ situata in un suggestivo ambiente naturale sotto ripide scogliere che degradano verso il mare blu della costiera.

In pieno centro a ridosso della piazza, con la bella fontana, dove sbucano tanti vicoli pieni di negozi, locali, prodotti tipici e affollati forse da troppi turisti, una scalinata conduce alla cattedrale e al complesso monumentale, di epoca arabo normanna con la facciata bizantina a righe, dove riposa Sant’Andrea.

Dal 1997 la costiera è stata dichiarata Patrimonio dell’umanità dall’Unesco.

Una visita, assai affascinante, può partire dal Chiostro del Paradiso, l’antico cimitero dei nobili di Amalfi realizzato tra il 1266 e il 1268, da cui si ha una bella vista sul campanile della cattedrale con la torre campanaria ornata di maioliche policrome in stile moresco; poi la basilica del Crocifisso che risale al VI secolo, e fu ampliata nel X. Oggi è sede del museo diocesano che raccoglie gli oggetti sacri del tesoro del duomo. Il colonnato, che collega l’antica basilica alla cattedrale, conferisce un fascino misterioso e unico di moschea cristiana insieme ai cicli di affreschi in parte ancora conservati lungo le pareti.

La cripta è il cuore di Amalfi, perchè è qui che si conservano le reliquie del corpo di Sant’Andrea, il primo discepolo di Gesù. L’apostolo che aveva evangelizzato la Grecia fino a spingersi nell’odierna Russia, fu crocifisso a Patrasso. Da lì il corpo venne portato prima a Costantinopoli e poi a Amalfi ad opera del cardinale Pietro Capuano che era legato pontificio durante la IV crociata. Le reliquie giunsero l’8 maggio del 1208, accolte dal popolo in festa e furono nascoste nella cripta.

Oggi però l’aspetto della cripta è in forma tardo manierista a motivo dei lavori attuati nei primi decenni del ‘600 per volontà di Filippo III re di Spagna. La cattedrale vera e propria nella attuale veste barocca, voluta dall’arcivescovo Michele Bologna agli inizi del settecento, ha cancellato quasi del tutto il primitivo impianto romanico.

L’altare è stato realizzato usando il sarcofago marmoreo del cardinale Capuano e, all’ingresso, la porta in bronzo realizzata a Costantinopoli nel 1057 ricorda che fu un dono del potente e ricco mercante nobile amalfitano Pantaleone di Mauro.

Una piacevole scoperta per chi pensava solo ai panorami e al sole della Costiera! FdA

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