Da Istanbul con amore. Recensione di “Il demone in noi” di Sabahattin Ali.
Ömer pensò che non solo quel vicinato, non solo quella casa, ma l’intera città era una sorta di accozzaglia di natura tecnica, di tempi d’oggi, e di un secolo fa, dove convivevano, stridendo l’uno contro l’altro, il bello e il posticcio, il necessario e il pretenzioso. (Sabahattin Ali, Il demone in noi,2024: 72)
La penna rapida e sottile di Sabahattin Ali guida delicatamente le vite di due innamorati immersi nelle rigide strade della Istanbul di Atatürk. Sono Macide e Ömer i due inarrestabili e appassionati protagonisti di una storia drammaticamente complessa narrata in “Il demone in noi”, opera magistrale – accuratamente tradotta in lingua italiana per Carbonio da Nicola Verderame – di uno dei più importanti rappresentati della letteratura turca del Novecento.
Nonostante venne più volte arrestato e perseguitato per propaganda comunista e per opposizione al regime, nei primi anni della Repubblica di Turchia, l’autore Sabahattin Ali riuscì ad esprimere coraggiosamente ed energicamente gli ideali, ancora attuali, di emancipazione femminile e libertà. Impegnati nella lotta contro gli stereotipi, i pregiudizi e le ipocrisie, i sorprendenti personaggi descritti con maestria, rivelano gradualmente al lettore i tratti inquietanti di quei numerosi ospiti indesiderati chiamati “demoni”.
Non c’è niente di eccezionale…tutti abbiamo un demone in noi. Il nostro lato artistico è figlio suo. È lui a tirarci fuori dalla vita quotidiana, a farci comprendere che siamo esseri umani e non macchine. Emin Kâmil dice delle fesserie: è impossibile scindere il mondo esteriore da quello interiore, non sono altro che due aspetti di un’unica idea. (Ivi p. 61)
Nel suo incontro con la volitiva e indipendente Macide, Ömer appare turbato da una profonda tensione interiore incrementata dalla diffusione di una tradizione patriarcale e limitante. Sta a Macide disporre di un’importante forza comunicativa capace di rifiutare i dogmi di un insulso maschilismo e di trasmettere, in particolar modo alle future lettrici, alte aspirazioni e dignitosi modelli: “Facciano quello che vogliono, non m’interessa!” disse alzandosi in piedi. Si lavò la faccia al rubinetto della cucina, tornò in camera e si sedette sul cuscino, riprese il libro che aveva lanciato via e, con aria abbastanza tranquilla, ripassò la lezione dell’indomani.” (Ivi p. 45)
Dopo averla accolta del suo circolo Bohémien, Ömer, convinto del suo male di vivere, vedrà progressivamente incrinarsi il rapporto con Macide, minacciato dalle scomode ristrettezze economiche. Pagina dopo pagina, accompagnati dalla scrittura limpida di Ali, prendono forma le utopiche fantasie e i fastidiosi demoni degli uomini tormentati simili agli abitanti inquieti delle metropolitane contemporanee.
“Per un po’ i due restarono seduti ad osservare i passanti, i tram, i mendicanti. Infine, come risvegliandosi da un sogno, Nihat alzò la testa e disse: “Servono soldi, caro mio!”.




