Hellblade: Senua’s Sacrifice, sentirsi all’interno di un videogioco

Hellblade: Senua’s Sacrifice, sentirsi all’interno di un videogioco

Hellblade: Senua’s Sacrifice non è un semplice videogioco ma è un viaggio immersivo, capace di suscitare emozioni e far sentire il peso della paura sulle spalle del giocatore, a patto che quest’ultimo decida di farsi avvolgere da questa sua oscura follia.

Avevamo già accennato, in un nostro precedente articolo, alla capacità di Hellblade di lasciare qualcosa di più di un semplice intrattenimento al giocatore, ma una semplice citazione non basta per spiegare come i ragazzi di Ninja Theory siano riusciti in un’impresa tanto impegnativa e siano arrivati a sfiorare il giocatore, sfondando quella che viene nominata la “quarta parete”

hellblade senua's sacrifice

Lasciati coinvolgere

Hellblade: Senua’s Sacrifice ci fa capire di essere un gioco diverso dagli altri già dai primi minuti di gioco, quando suggerisce al giocatore di giocare il titolo utilizzando le cuffie. Una scelta sicuramente insolita e strana, ma che se assecondata, cambierà radicalmente la vostra esperienza di gioco, letteralmente.

Prima di proseguire però, è necessario fare una piccola precisazione, cercando di limitare gli spoiler alle prime battute del gioco: Hellblade racconta il viaggio di Senua, una giovane ragazza che decide di sfidare gli Dei e di andare contro alle credenze popolari della gente per il suo innamorato, percorrendo quelle che sono le lande mistiche di un mondo nordico basato sugli Dei antichi e sulla mitologia Norrena.

Un’ambientazione decisamente accattivante e ben congeniata, che abbiamo visto anche nel recente God of War, e capace di suscitare racconti di diverso tipo, oltre che di dare spunti per storie al limite tra la magia e la follia. Tuttavia noi non sapremo assolutamente nulla di tutto ciò all’inizio della nostra avventura e ci ritroveremo a guidare una giovane ragazza su una barca in un fiume stretto, senza sapere da dove arriva e verso dove o cosa è diretta.

A questo punto però, se sarete stati al gioco ed avrete deciso di immergervi all’interno del mondo di Hellblade con le cuffie come suggerito, ogni nostra domanda sembrerà prendere vita e riceveremo le risposte necessarie per poter proseguire.

Chi è questa ragazza? Da dove viene? Dove sta andando?
Tutte risposte che ci verranno date quasi in contemporanea, e le successive domande che ci porremo ci verranno poste all’interno del gioco, ma tutte nella nostra testa (o meglio in quella di Senua) assottigliando quella che è la distanza tra noi e la protagonista della storia.

Senua infatti sente costantemente delle voce nella sua testa, le stesse che sentiremo noi nella nostra giocando con le cuffie. Voci che verranno rilasciate da differenti punti, come se fossimo al centro di molte persone che stanno parlando nello stesso momento. Un espediente narrativo molto particolare che cambierà radicalmente il nostro modo di giocare già dai primi minuti di gioco, modificando persino il gameplay stesso della nostra avventura.

Fatti guidare, Senua!

A pochi minuti dall’inizio del gioco tuttavia, scopriremo che la nostra eroina non ha nulla di eroico, anzi; è una ragazza normale, con tutti i pro ed i contro della situazione e come ognuno di noi ha una parte di lei che la sprona ad andare avanti ed un parte che, invece, farà di tutto per fermarla per salvaguardare la sua incolumità, suggerendo la via da seguire o maledicendo un’azione avventata.

Anche la narrazione di Hellblade: Senua’s Sacrifice è affidata interamente a delle voci, voci nella testa di Senua, voci narranti che ci spiegheranno l’ambientazione e il mondo mitologico che ci circonda, (quando prenderemo i vari collezionabili sparsi per il gioco) e voci misteriose di alcuni personaggi che prenderanno vita durante il nostro viaggio.

Ma come possono delle voci influenzare il gameplay? Proverò a spiegarvelo con un esempio.
Immaginate di trovarvi di fronte ad un bivio, dove da una parte c’è una strada luminosa ma decisamente lunga e dall’altra una tenebrosa ma più corta. Quale strada prendere? Meglio destra o sinistra?

Queste domande sicuramente non le avrete fatte ad alta voce, ma nella vostra testa, e su Hellblade vi verranno poste dalle voci nella testa di Senua, voci che si faranno più dolci e serene se deciderete di andare a destra per la strada luminosa ma lunga, oppure che si faranno insistenti e agitate se sceglierete la strada più oscura, ed inizieranno a chiedervi se siete sicuri della vostra scelta o se non era meglio l’altra strada.

Una confusione che è facile da capire se si riesce ad immedesimarsi all’interno della figura di una ragazza che sta affrontando le sue più grandi paure per amore, ma che tuttavia non è cosi facile da spiegare a parole.

E Ninja Theory poteva fermarsi qui? Ovviamente no.

Il viaggio di Senua non sarà ovviamente una semplice passeggiata nei boschi, ma dovrà affrontare a suon di spada quelle che sono le sue paure e le reincarnazioni delle ombre, e qui il lavoro di Ninja Theory arriva all’apice del suo splendore.

La visuale in terza persona ci farà focalizzare sui nemici che ci arrivano incontro, nemici che dovremo prontamente schivare ed abbattere in modo violento come in ogni combattimento vichingo, incalzati dalle voci che ci suggeriranno di colpire o di finire un avversario. 

Tuttavia se si dovesse materializzare un nemico alle nostre spalle non avremmo modo di schivarlo e verremmo colpiti, sempre che qualcuno non ci gridi di “guardarci alle spalle” poco prima di un fendente nemico, in quel lasso di tempo utile per schivare prontamente anche i colpi che non potremmo mai vedere.

Insomma, Hellblade: Senua’s Sacrifice è un piccolo capolavoro videoludico e penso di poterlo affermare senza troppi dubbi. Un gioco capace di far sentire il videogiocatore una parte di esso, che crea un gameplay tutto suo, mescolando la capacità reattiva visiva con quella uditiva.

Vivremo l’intero viaggio di Senua sentendo le sue paure sulla nostra pelle, vivendo i suoi sbalzi d’umore e le sue incertezze, spronati in continuazione da voci che si supporteranno o ci intimeranno di fermarci e di tornare a casa. Voci che sono state fatte talmente minuziosamente da diventare quasi fastidiose nei momenti più tesi del gioco, facendoci sentire il disagio di Senua sulla nostra pelle o facendoci sentire appagati quando riusciremo a sopravvivere ad un incontro decisamente impegnativo.

Vivremo ogni paura e ogni gioia di Senua, vivremo i suoi sconforti e ci sentiremo dire “non c’è la farà” quando verremo buttati a terra da un nemico, oppure sbeffeggiati con frasi tipo “possibile che non se ne sia accorta?” quando, cercando di risolvere un enigma ambientale non riusciremo a trovare al primo colpo la soluzione.

Un metodo unico di rendere il videogiocatore e il personaggio controllato una cosa sola, assottigliando quella che è la distanza creata dallo schermo e rendendoci parte viva della mente di Senua, il tutto in un viaggio mistico tra follia e magia in un mondo pieno di folklore nordico sempre in bilico tra realtà e superstizione.

Se ti è piaciuto questo articolo seguici su Twitter e Facebook