Florence – Una grande storia in un piccolo schermo

Florence – Una grande storia in un piccolo schermo

Non è raro trovare videogiochi che cercano di trasmettere al giocatore qualcosa in più oltre al mero divertimento, giochi come Celeste o Hellblade: Senua’s Sacrifice vogliono lasciare al giocatore qualcosa su cui riflettere una volta posato il controller. Altri giochi si spingono ancora oltre questo concetto, e vanno ad utilizzare il gameplay non come fonte di intrattenimento, ma come mezzo per raccontare una storia, a volte molto profonda, uno di questi è la prima creazione dello studio australiano Mountains, Florence.

Florence, pubblicato il 14 Febbraio 2018 da Annapurna (casa di produzione definita come l’avanguardia dei titoli videoludici “alternativi”), premiato più volte come Best Mobile Game 2018 (premio ottenuto ai The Game Awards 2018, Italian Game Awards 2018, Game Developers Choice Awards 2019, e altre importanti conferenze), è un titolo che racconta una semplice e bellissima storia, aiutato da un gameplay facile e minimale.

Giocare come spettatore

Prima di iniziare a parlare del gioco, bisogna fare un appunto abbastanza importante: il suo obiettivo non è quello di divertire, anzi, se si paragona Florence alla stragrande maggioranza dei titoli sul mercato, risulta molto noioso.

Il designer del gioco Ken Wong (lead designer di Monument Valley), ha limitato il gameplay ai minimi termini, nel corso del titolo il “giocatore” si limiterà a toccare lo schermo dove gli viene indicato, e dovrà risolvere puzzle molto semplici.

L’obiettivo del gameplay è quello di arricchire la descrizione delle situazioni, evidenziando alcuni dettagli, che possono essere spunto di riflessione per il giocatore. Per esempio, durante il primo appuntamento di Florence e Krish, vengono proposti al giocatore dei piccoli puzzle che rappresentano i ragionamenti della ragazza durante la conversazione.

Dal punto di vista estetico, Florence è un piccolo capolavoro, le animazioni sono semplici e fluide, ogni scena è stata disegnata utilizzando palette contenenti pochi colori, che danno un senso di semplicità e armonia, risaltando gli elementi importanti.

Le fantastiche immagini e animazioni di Florence sono accompagnate dalle musiche composte da Kevin Penkin, che caratterizzano perfettamente ogni scena del gioco.

Il fantastico racconto di una vita normale

Il gioco racconta di una piccola parte della vita di Florence Yeoh, un’ordinaria ragazza di 25 anni che lavora come impiegata in un’anonima azienda. La protagonista è bloccata in una semplice e noiosa routine: ogni giorno la ragazza ritarda la sveglia fino a dover essere obbligata ad alzarsi, prende il tram per andare a lavoro, durante il viaggio spulcia i social network, a lavoro fa il minimo indispensabile e infine cena da sola guardando la tv. In questa prima parte al giocatore viene chiesto di compiere piccole e semplici azioni come muovere lo spazzolino per aiutare Florence a lavarsi i denti, o scegliere se mettere un cuore sotto la foto di un’anonima coppia sui social network. Il gioco in questa prima fase vuole portare il giocatore nello stesso stato di noia e apatia della ragazza.

Questa grigia routine viene rotta dall’incontro di Krish, un violoncellista di strada, i due si conoscono e dopo un appuntamento iniziano una relazione. Da quel momento la vita della ragazza cambia: le giornate sono piene di colore e spensieratezza, in cui le parti noiose sono totalmente assenti (per esempio il puzzle che rappresenta il tedioso lavoro di Florence si risolve da solo), per lasciare spazio alla relazione dei due ragazzi e al racconto di come, tramite piccoli gesti, riescono a cambiarsi la giornata, e la vita.

Una delle cose più particolari del gioco è come viene trattato il tema dell’amore. Non è la solita storia romantica e sdolcinata, la relazione dei due ragazzi è qualcosa di reale e ordinario, in cui il giocatore si potrebbe identificare: il primo appuntamento dei due ragazzi inizia con molto imbarazzo e difficoltà nel parlare, ma quando imparano a conoscersi le conversazioni diventano più fluide e spontanee (ciò viene trasmesso al giocatore tramite i puzzle, che diminuiscono di difficoltà man mano che vengono risolti); oppure quando i due ragazzi vanno a vivere insieme si trovano davanti al problema di occupare lo spazio disponibile con le cose di entrambi.

In Florence l’amore viene visto come qualcosa di profondo e semplice, che risiede nei piccoli gesti quotidiani e può cambiare radicalmente la vita di due persone.

Un’esperienza indimenticabile

Florence non è un gioco per tutti, anzi per alcuni potrebbe anche non essere nemmeno considerato un gioco, infatti penso che il modo migliore per definirlo sia

“una graphic novel che presenta semplici minigiochi per rinforzare la descrizione delle emozioni”.

Chi gioca Florence per cercare divertimento, ne rimarrà fortemente deluso, al contrario chi approccerà il gioco con la voglia di essere un semplice spettatore di una piccola storia con molto da raccontare, vivrà un’esperienza fantastica.

 

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