Discovery – Shoot’em Up

Discovery – Shoot’em Up

Benvenuti nel terzo numero di Discovery, in cui vengono portati alla luce i generi videoludici poco conosciuti, o come in questo caso, spesso dimenticati. Questa volta tocca ad un genere che ha spopolato nelle sale giochi degli Anni 80 e 90, ancora oggi molto popolare in Giappone: lo Shoot’em Up, in cui il giocatore si trova a sparare a tutto ciò che vede sullo schermo.

Per affrontare al meglio questo terzo numero della rubrica, bisogna fare un appunto: questa volta ci concentreremo più sulla storia e sullo sviluppo di un genere videoludico nato e sviluppatosi nel passato, rimasto per molto tempo sotto i radar, ma non ha mai smesso di intrattenere gli appassionati.

Iniziando dal principio

Il primo videogioco ad essere (in futuro) definito Shoot’em Up fu Spacewar!, sviluppato nel 1961 al MIT (Massachusetts Institute of Technology) da Steve Russell, utilizzando un computer modello PDP-1.

Shoot’em Up

In seguito, durante l’esplosione videoludica dei cabinati arcade negli Anni 80, i titoli Shoot’em Up hanno occupato innumerevoli ore dei videogiocatori intenti ad abbattere orde di nemici spendendo valanghe di Quarters, iniziando con Space Invaders.

Pubblicato nelle sale giochi il 1978 dalla Taito, Space Invaders fece conoscere ai videogiocatori dell’epoca un gameplay frenetico e senza sosta, che nella sua semplicità richiedeva strategia, abilità e precisione nei comandi. 

Nonostante la base del gameplay degli Shoot’em Up sia molto semplice, il genere si è sviluppato ramificandosi in molti sottogeneri caratterizzati dal tipo di scorrimento della schermata di gioco e movimenti consentiti al giocatore.

Piccole differenze, grande varietà

Space Invaders, come suo padre Spacewar! sono definiti fixed shooter, ovvero giochi in cui il giocatore può spostarsi e mirare in una schermata statica.

Con la successiva implementazione del movimento nacquero gli scrolling shooters, in cui la schermata dove si muove il giocatore scorre in orizzontale (horizontal shooters) o in verticale (vertical shooters). Giochi appartenenti a questo genere sono Galaga, R-Type oppure il fantastico gioco mobile Space Impact.

I rail shooter stravolsero la formula base degli Shoot’em Up dando al giocatore la possibilità di mirare in tutta la schermata di gioco senza doversi preoccupare di gestire il movimento del personaggio giocato, che si muove in totale autonomia nel mondo di gioco o da una scena all’altra. Il movimento automatico di questi titoli diede la possibilità agli sviluppatori di implementare controller di gioco alternativi come le famose Optical Gun (le classiche pistole-controller che si trovano nelle sale giochi davanti a cabinati come Point Blank). Questo tipo di gameplay lascia anche spazio a piccole cutscene (filmati) nel mezzo dell’azione, che aggiungono sfondo e trama all’esperienza di gioco. Sotto questo genere si possono trovare titoli storici come Rez, StarFox o Time Crisis.

Tra tutti i sottogeneri di questo tipo di giochi, uno emerge fra tutti come il più famoso: i Run and Gun, che presentano titoli intramontabili come Metal Slug e per i più grandi, Contra.

In questi titoli il giocatore si trova a controllare un personaggio con lo scopo di  completare quadri e livelli facendosi strada a furia di proiettili. La grande differenza tra i Run and Gun ed il resto degli Shoot’em Up è il fatto che il movimento del personaggio non ha solo lo scopo di mirare e schivare ma serve anche ad avanzare nel livello.

Oltre ai sottogeneri principali appena descritti, i titoli Shoot’em Up nel tempo hanno preso qualche strana piega generando piccole varianti come i Bullet Hell, in cui il giocatore è sommerso di proiettili che viaggiano attraverso lo schermo, rendendoli titoli molto difficili (questi giochi vengono anche chiamati Manic Shooters), e gli stravaganti Cute’em Up che aggiungono quel pizzico di carineria a titoli impegnativi.

Non solo in sala giochi

Il genere Shoot’em Up è nato con le prime console e le ha seguite fino alle generazione videoludiche odierne. Purtroppo negli ultimi anni il genere è stato perso di vista dal mercato, anche se talvolta titoli come Cuphead o Enter the Gungeon lo fanno riemergere dalle tenebre per brevi periodi. 

Se si vuole trovare giochi di questo tipo bisogna scavare negli shop online, in cui alcuni sviluppatori hanno creato dei veri e propri capolavori che riscoprono questo semplice, ma avvincente genere.

Tre andati, ne manca solo uno, ci vediamo fra un mese su Discovery per parlare dei Collectathon.

 

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