La Commedia della vanità : eccesso della legge e del teatro

La Commedia della vanità : eccesso della legge e del teatro
La commedia della vanità - foto di Serena Pea

La Commedia della vanità,  al Piccolo Teatro Strehler di Milano sino al 26 gennaio 2020, sarà probabilmente annoverato tra gli spettacoli più interessanti di questa ricca stagione teatrale milanese. Il regista Claudio Longhi porta in scena l’eccesso della legge e del teatro contenuto in questo dramma, dove la vanità diventa al contempo causa e conseguenza di catastrofi storiche.

Vi troverete in una scatola magica, in un universo fantasmagorico, grottesco, pieno di attori “eccessivi”(23) che spuntano dalla platea, vi passano accanto inquietanti, con trucco, parrucco e abiti di altre epoche.

Non spaventatevi a causa della durata. Lasciatevi invece andare al piacere, allo stupore infantile che questi personaggi e l’impianto scenografico di forte impatto (Guia Buzzi), creano. Non cercate di capire subito. Il teatro è un po’ come la vita: talvolta si capisce solo alla fine.

Ecco che quel gruppo di giovani ragazze che civetta all’inizio dello spettacolo e parla solo di foto o la giovane coppia quasi invasata che le conta, sembrano prive di senso. Ma poi compare il fuoco, un rogo altissimo racchiuso in una gabbia da circo.

Che richiama sinistri fuochi, dietro i quali, si nasconde sempre la grande seduzione di un dittatore. Sono i roghi delle streghe, dell’inquisizione, o quello nazista dei libri.  Nell’opera di Canetti, il dittatore ha deciso, per “il bene” del suo popolo, di combattere “la rozza scostumatezza della vanità”. Per questo accende un fuoco gigantesco sulla piazza pubblica, dove ordina alla massa di buttare specchi, foto, ritratti. E fa rinchiudere i costruttori di specchi, i fotografi e i ritrattisti, in prigione.

Elias Canetti, ebreo bulgaro, scrive La Commedia della vanità nel 1934, l’anno dopo che Hitler è arrivato al potere ed ha bruciato i libri considerati contro lo spirito nazista. Lo scrittore, Nobel per la letteratura nel 1981, dirà che davanti a quella grande accelerazione della storia, ha sentito il bisogno di rappresentare quello che non poteva comprendere.

E come si fa a comprendere razionalmente che la legge, creata per limitare l’eccesso degli uomini, dopo aver suggestionato la massa, diventa essa stessa eccesso quindi portatrice di morte in massa e catastrofe?

La Commedia della vanità è divisa in tre parti: nella prima il dittatore seduttore, Fausto Russo Alesi davvero convincente, porta il suo popolo a privarsi, tramite la legge, della sua stessa immagine bruciandola nel fuoco pubblico.

Nella seconda, che ha luogo dieci anni dopo, si assiste alle conseguenze di questa legge scellerata: mercato nero di specchi e adulazione a pagamento oltre ad una aggressività sempre più forte. I politici arrivano persino a suggerire di strappare gli occhi alle ragazze che amano rispecchiarsi in quelli delle amiche. Cominciano anche i primi suicidi, dovuti a crisi di identità, visto che tutti si assomigliano.

Nella terza parte, ci troviamo in un sanatorio pieno di specchi. Il popolo si è ammalato, striscia la notte per strada, uccide e si uccide. Ha perso la sua identità e a nulla serve “la cura dello specchio” offerta in sanatorio. Un uomo non è altro che la sua immagine; senza non è nulla!

Claudio Longhi rappresenta la catastrofe “irrapresentabile” di orrore e violenza che anticipa la Shoah, seguendo le strategie di Canetti: massa (e potere) ed eccesso. Non c’è spazio per l’individuo, per il suo pensiero o per il suo gesto eroico. La massa lo ha inglobato.

Massa ed eccesso

Ecco che quella massa di attori che si muove nel chiaro scuro della platea, tra di noi, diventa essa stessa un personaggio. Come in una tela di Goya,  Bruegel il vecchio o Ensor. Un personaggio carico di eccesso, come la madre che ripete dov’è mio figlio, dov’è mio figlio, o la sorella che chiede continuamente del fratello.

L’eccesso è ovunque, acustico, formale e sostanziale: nella vocalità, nel trucco, nell’abito e anche nella legge.

La Commedia della vanità è uno spettacolo denso, da non perdere, carico di codici da interpretare. Andateci perchè racchiude la magia del teatro!

Piccolo Teatro Strehler (Largo Greppi,1 – M2 Lanza), dal 15 al 26 gennaio 2020

La commedia della vanità

di Elias Canetti, traduzione Bianca Zagari

regia Claudio Longhi

scene Guia Buzzi, costumi Gianluca Sbicca

luci Vincenzo Bonaffini, video Riccardo Frati

con Fausto Russo Alesi, Donatella Allegro, Michele Dell’Utri, Simone Francia, Diana Manea, Eugenio Papalia, Aglaia Pappas, Franca Penone, Simone Tangolo, Jacopo Trebbi

e con Rocco Ancarola, Simone Baroni, Giorgia Iolanda Barsotti, Oreste Leone Campagner,

Giulio Germano Cervi, Brigida Cesareo, Elena Natucci, Marica Nicolai, Nicoletta Nobile,

Martina Tinnirello, Cristiana Tramparulo, Giulia Trivero, Massimo Vazzana

violino Renata Lackó, cimbalom Sándor Radics

drammaturgo assistente Matteo Salimbeni

assistente alla regia Elia Dal Maso

preparazione al canto Cristina Renzetti

trucco e acconciature Nicole Tomaini

produzione Emilia Romagna Teatro Fondazione, Teatro di Roma – Teatro Nazionale,

Fondazione Teatro della Toscana, LAC Lugano Arte e Cultura

nell’ambito del progetto “Elias Canetti. Il secolo preso alla gola”

Orari: da martedì a sabato lo spettacolo inizierà sempre alle 19.30; domenica ore 16. Lunedì riposo.

Durata: 3 ore e 45 minuti compresi due intervalli

Prezzi: platea 33 euro, balconata 26 euro

Informazioni e prenotazioni 0242411889 – www.piccoloteatro.org

News, trailer, interviste ai protagonisti su www.piccoloteatro.tv

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