Il nipote di Wittgenstein: la paura della morte

Il nipote di Wittgenstein: la paura della morte

Umberto Orsini è il narratore in Il nipote di Wittgenstein, di Thomas Bernhard, al Piccolo Teatro Grassi di Milano, sino al 22 dicembre 2019.

Perfettamente a suo agio in una narrazione che è solo apparentemente autobiografica, costellata com’è da digressioni, annotazioni, parentesi e soliloqui, Orsini con la sua voce suadente, vellutata, penetrante e compiaciuta nell’ascoltarsi, sembra respirare e modellare il testo di Bernhard.

Lo fa, in vestaglia da camera, seduto su un divano o indossando un abito da sera. Racconta in solitario, se si esclude una silenziosa e fugace presenza femminile, avvenimenti banali o profondi, divertenti o tristi, suoi, di Paul, della Vienna conosciuta.

E arriva cosi alla sua confessione finale: la paura della morte. “Mi ritraevo dal mio amico, scrive Bernhard, come altri suoi amici, perché anch’io, come loro, volevo ritrarmi dalla morte. Temevo il confronto con la morte”.

Il romanzo dello scrittore austriaco, l’unico sull’amicizia vista la sua proverbiale misantropia, ha un fondamento autobiografico. Per un problema di salute importante infatti, si trova nel 1967 nel padiglione di pneumologia di un ospedale viennese. In un altro poco distante, quello di psichiatria, incontra Paul, nipote del famoso filosofo Wittgenstein, internato dalla sua stessa famiglia.

Ne nasce una grande amicizia.

La malattia come cortocircuito sociale

È un incontro di anime, aristocratiche, incomprese, che si sono ribellate alla superficialità, ottusità e finzione della borghesia viennese. Entrambi vivono la malattia, uno la tisi, l’altro la pazzia, come un cortocircuito sociale, come una camicia di forza imposta al posto del cappello da giullare che si sono rifiutati di indossare.

L’amicizia con Paul, la sua inesauribile ricchezza intellettuale, la passione condivisa per la musica, consente allo scrivente di continuare a vivere, di trovare pace.

La narrazione oscilla quindi tra la biografia di Paul che è però già elegia funebre (“sono stato 12 anni testimone del suo morire”) e l’autobiografia del narratore, che coincide poi con lo scrivente. L’adattamento e la regia di Patrick Guinand lasciano campo libero alla recitazione ipnotica di Orsini.

Il nipote di Wittgenstein è uno spettacolo denso, per amatori del teatro.

Ricordiamo che giovedì 5 dicembre, alle ore 17, al Chiostro Nina Vinchi (via Rovello 2 – M1 Cordusio), Umberto Orsini incontra il pubblico, per approfondire i temi dello spettacolo. Modera Anna Piletti. L’incontro è a ingresso gratuito previa prenotazione su www.piccoloteatro.org

Piccolo Teatro Grassi (Via Rovello, 2 – M1 Cordusio) sino al 22 dicembre 2019

Il nipote di Wittgenstein

Storia di un’amicizia

di Thomas Bernhard

traduzione Renata Colorni

adattamento e regia Patrick Guinand

scene Jean Bauer

costumi Pierre Albert

luci Hervé Gary

con Umberto Orsini

e con Elisabetta Piccolomini

produzione Compagnia Umberto Orsini

Orari: martedì, giovedì e sabato, ore 19.30; mercoledì e venerdì, ore 20.30

(salvo mercoledì 11 dicembre, ore 15 per le scuole); domenica, ore 16.

Durata: un’ora e 20 minuti senza intervallo.

Prezzi: platea 33 euro, balconata 26 euro.

Informazioni e prenotazioni 0242411889 – www.piccoloteatro.org

News, trailer, interviste ai protagonisti su www.piccoloteatro.tv

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