“Antifascisti immaginari” di Antonio Padellaro
“Se mi chiedete cosa sia per me l’antifascismo rispondo: la cella del colonnello Giuseppe Cordero Lanza di Montezemolo in via Tasso” così esordisce Antonio Padellaro, giornalista e scrittore nel suo nuovo libro “Antifascisti immaginari”, edito PaperFIRST. Più che un libro, una risposta, un analisi nata di getto per discutere di un tema delicato e attualissimo. Una risposta ad un antifascismo sbandierato da una sinistra priva di un vero nemico e che spesso si appella ad una resistenza mai realmente vissuta.
Così Marco Travaglio, colpevole forse di essere l’istigatore di questo libro, parla del tema: “Il fascismo viene ricreato sul palcoscenico per alimentare un antifascismo altrettanto fasullo, visto che non costa più nulla. Oggi fascismo e antifascismo si ripetono marxianamente in forma di farsa manieristica, cabarettistica e carrieristica”
Un libro utile ad aprire un dibattito su come sia trattato il tema del fascismo in Italia. Contro qualsiasi forma di qualunquismo per cui, tutto è fascista. Ma è davvero così? Davvero Meloni e compagnia sono fascisti? Davvero la nostra resistenza è andare contro al busto di Mussolini che ha in casa Ignazio la Russa? Davvero basta dire: sono tempi duri, non so se ne usciremo..?
Antifascismo e fascismo a priori
Nelle neanche 100 pagine del libro c’è un tema che emerge e che risulta centrale. Padellaro non critica l’antifascismo, non critica la sinistra (o meglio critica quella recente), non esalta ideali di destra, non esalta Giorgia Meloni. Critica chi si serve di un antifascismo immaginario per andare contro la destra. Chi usa la parola Resistenza in maniera inappropriata, trasformandola in uno strumento mediatico. Padellaro quindi cerca un modo per raccontare questo uso inappropriato di alcuni termini, sottolineando un qualunquismo spicciolo in cui tutto è fascismo, tutto è resistenza e tutto è niente.
Un attenta analisi anche di come è stato trattato il tema del fascismo nell’immediato dopoguerra e nel contesto sociale e politico italiano degli anni successivi sino al giorno d’oggi. Come il giornalista, prendo anche io in prestito le parole di Pier Paolo Pasolini sul tema e che trovate anche all’interno del libro: “Non abbiamo fatto nulla perché i fascisti non ci fossero. Li abbiamo solo condannati gratificando la nostra coscienza con la nostra indignazione. In realtà ci siamo comportati come i fascisti razzisticamente: abbiamo cioè frettolosamente e spietatamente voluto credere che essi fossero predestinati razzisticamente a essere fascisti, e di fronte a questa decisione del loro destino non ci fosse niente da fare. Li abbiamo subito accettati come rappresentanti inevitabili del Male.”
Essere antifascisti oggi ha ancora senso? Sì, certo. Ma esserlo per convenienza un po’ meno. Padellaro ci ricorda che l’antifascismo non può essere un feticcio, né un’etichetta da sventolare per attaccare l’avversario politico. Serve memoria vera, responsabilità storica e soprattutto il coraggio di distinguere il passato dal presente, senza banalizzarlo. Perché quando tutto è fascismo, niente lo è davvero.
“Antifascisti immaginari” è una provocazione intelligente, che invita a fare i conti con la coscienza e la retorica. Un testo che non nega la necessità dell’antifascismo, ma ne denuncia l’abuso. Padellaro non ci dice da che parte stare, ma ci chiede perché ci stiamo.




