Com’è fatto un videogioco da 10 su 10?
Penso che i voti siano la morte delle recensioni videoludiche. Ridurre 500, 800 o più di 1000 parole ad un banalissimo “7 su 10” toglie significato a tutto ciò che è stato letto prima, a patto che sia stato letto. Mentre filosofeggiavo su questo argomento mi è spuntata una domanda in testa: com’è fatto un titolo da 10 su 10? Quindi, come ho fatto tempo fa per indagare sul concetto di infanzia videoludica, ho rotto le scatole a fin troppe persone per raccogliere risposte rispetto alla fatidica domanda: secondo te, come deve essere fatto un gioco per essere un 10 su 10?
Quando è fatto bene è fatto bene…
Per alcuni un 10 su 10 è quello che comunemente ci sia aspetta: il classico tripla A con un budget di produzione e marketing assurdo che si rispecchia nel prodotto finito. Giochi come God of War (2016), GTA 5 o Red Dead Redemption 2 sono dei 10 su 10 per la loro trama scritta e sviluppata bene, una grafica che spinge al limite l’hardware e un comparto artistico che dimostra il budget investito, tutto unito da un gameplay divertente e solido (non necessariamente innovativo).

Altri titoli riconosciuti come dei 10 su 10 sono giochi che sviluppano perfettamente un tema o un genere. Nella sezione “i giochi migliori di tutti tempi” di Metacritic si trovano svariati titoli di Super Mario, o giochi appartenenti a generi specifici come Tony Hawk’s Pro Skater 3 e Tekken 3, semplicemente perchè sono titoli che offrono un gameplay specifico di grandissimo livello e hanno creato uno standard per i videogiochi successivi.
Rompere le barriere
Per altri un 10 su 10 è un titolo che sfonda le barriere sociali e dei gusti videoludici. I CRPG (Computer-RPG, giochi di ruolo alla occidentale, un genere nato nell’83 con Ultima III) sono titoli che si rivolgono ad una nicchia ben precisa (anche se molto grande), ma durante l’agosto del 2023 chiunque avesse un minimo di interessi videoludici parlava, aveva sentito parlare o stava giocando a Baldur’s Gate 3. L’ultima creazione di Larian Studios ha polarizzato l’attenzione del mercato videoludico in un modo talmente forte che è riuscita a compiere un’impresa quasi impossibile: unificare i gusti e il punto di vista dei videogiocatori, oltre ad aver spinto dei non appassionati ad approcciarsi al medium videoludico per la prima volta. Un esempio analogo lo si può trovare anche nel recente Expedition 33 di Sandfall Interactive.

Molto più di un gioco
Per molta gente invece un’esperienza videoludica da 10 su 10 lascia qualcosa dentro i giocatori, soprattutto a livello emotivo. Un mio amico dall’anima Nintendara mi ha detto che i suoi giochi preferiti lo hanno stupito, in particolar modo quelli che sfruttano al 100% le capacità della console, come per esempio il sistema di tiro con l’arco in The Legend of Zelda: Twilight Princess che richiede al giocatore di utilizzare i controller della Wii come un vero e proprio arco.

Anche le emozioni sono molto importanti (se non fondamentali) nel giudizio di un videogioco. Molti videogiocatori ritengono un 10 su 10 un titolo che offre molto di più di una semplice esperienza videoludica. Con ciò si intendono giochi che, influenzati anche dal contesto in cui sono stati giocati, ci fanno provare forti emozioni, in positivo o in negativo. Storie che ci hanno commosso o fatto ridere a crepapelle, personaggi digitali che hanno guadagnato la nostra fiducia e il nostro affetto, colonne sonore che ci hanno accompagnato ben oltre le ore di gioco e art che sono diventate sfondi del telefono o degli arredi di casa. Per molti un gioco da 10 su 10 è un gioco che non finisce quando si spegne la console o durante i titoli di coda.
Meno di quanto ci si aspetta
Quando ho iniziato a chiedere in giro opinioni sul “gioco perfetto” mi aspettavo feedback molto più variegati, risposte come “una grafica pazzesca”, “questa meccanica piuttosto che quell’altra” oppure una grande varietà in ciò che è offerto durante le ore di gioco, d’altronde sono questi gli aspetti su cui si basano le campagne di marketing al giorno d’oggi *coff* *coff*. Polemiche a parte, mi aspettavo una maggiore varietà di risposte, il che mi ha stupito, perchè quando si giudica o si legge il giudizio di un gioco ci si sofferma spesso su elementi tecnici come il numero di ore, la difficoltà o la grafica, tutti elementi che alla fine della fola non sono poi così tanto importanti se l’esperienza ha divertito chi è dall’altra parte dello schermo.

Finisco questa filosofeggiata videoludica con il mio punto di vista. Personalmente penso che un gioco da 10 su 10 è un gioco che ti cambia la vita. Un’esperienza talmente impattante che non solo mi fa provare forti emozioni, ma che sconvolge il mio modo di pensare a proposito di certi aspetti della vita o che mi fa scoprire cose nuove. Per esempio, grazie a Celeste ho iniziato a sviluppare giochi e a scrivere articoli e Outer Wilds mi ha dimostrato fino a che punto l’arte videoludica può arrivare, offrendomi un’esperienza di gioco unica e irripetibile che mi ha fatto capire l’importanza della curiosità, del tempo e del fallimento.
Ogni giudizio è strettamente legato alla persona: contesto, periodo storico e, banalmente, gusti incidono fortemente sulla percezione di un videogioco. I numeri possono dare un’indicazione generale, ma rinunciare ad un gioco che vi ha incuriosito perchè ha ricevuto un 5 da una testata giornalistica potrebbe privarvi di una bellissima esperienza.
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