L’altra Roma di Irene Ranaldi
Che razza di città, Roma. Enorme, dispersiva, diversa, vivace, cupa, malinconica, triste. Roma è il centro storico, il Colosseo, I Fori Imperiali, le vie di Trastevere, la passione di Testaccio. Roma è storia, monumenti, cultura, imponenza. Ma non solo. Roma è periferia, borgata, sobborghi, interi quartieri diversi tra loro e con storie centenarie alle spalle. Irene Ranaldi, dottore di ricerca in Teoria e analisi qualitativa presso la facoltà di sociologia “La Sapienza” Università di Roma, nel suo libro, “Passeggiare nella periferia storica di Roma”, edito per Iacobelli, racconta le realtà nate da queste periferie così dispersive. Nell’introduzione Paolo Masini dice: “Ecco che la nostra città si arricchisce di un nuovo colorato tassello. Irene Ranaldi, come è nel suo stile, ci accompagna prendendoci per mano, nella variegata periferia romana col suo sguardo di sociologia urbana. Una guida semplice e immediata che ci consente di entrare nel cuore pulsante della nostra città, fino ai suoi luoghi più estremi. “Un viaggio che inizia da Primavalle, da Ettore Scola e da “Buoni, sporchi e cattivi” ambientato sula famosa montagna del sapone, da quartieri estremamente popolari come il Tufello o San Basilio, dal volto oscuro di Anna Magnani in “Mamma Roma” di Pasolini che cammina per Via Tiburtina, ora San Lorenzo, dal quartiere simbolo di Agostino di Bartolomei, storico capitano della Roma, cresciuto nel quartiere di Tor Marancia fino ad arrivare nella lontana Roma Est. Un pellegrinaggio lungo e tortuoso per una Roma che tra vecchi ricordi e vecchie fotografie non esiste più. L’autrice riesce a presentare non solo il volto del quartiere ma anche l’anima e l’orgoglio di persone nate e cresciute in determinati contesti e che ne compongono l’essenza, suscitando, ad un non romano, una curiosità che va oltre le classiche opere o i giri standard da fare nella capitale. La curiosità di vedere con i propri occhi il vero cuore di questa città. La stessa Irene Ranaldi, per poter comprendere cosa sia Roma e come venga rappresentata da chi la vive, ha dovuto compiere un’immersione totale nella visceralità cittadina. Lo ha fatto attraverso lunghe passeggiate, una vera e propria incursione urbana con un occhio attento al marginale, al periferico capace però di diventare centro assoluto evitando la bolla lussureggiante del centro storico. Nell’introduzione credo ci sia un passaggio che racchiude perfettamente ciò che rappresenta il quartiere per il romano: “La città magica del cinema e dei luoghi che hanno fatto da set per i film, la città di carta dei romanzi che abbiamo letto o molto più semplicemente la nostra città dei ricordi: il quartiere dove abbiamo baciato per la prima volta la persona di cui eravamo innamorati, il quartiere della scuola elementare, quello del primo impiego di lavoro. Insomma, ognuno ha la sua mappa emozionale della città”. Ecco, Roma è esattamente questo e il libro riesce a far emergere questo lato a volte romantico a volte malinconico di una città meravigliosa anche e grazie alle sue periferie.




