Milan Games Week 2023 – Come comunicare i videogiochi?
Comunicare è trasmettere informazioni, non necessariamente a parole o scritte. L’interazione offerta dai videogiochi è anch’essa una forma di comunicazione; far provare videogiochi in una fiera, come la Milan Games Week 2023, è un modo di comunicare.
Spesso è necessaria la parola di un terzo elemento tra il videogioco e l’utente, soprattutto quando il videogioco non è possibile provarlo.
In tal caso, come viene comunicato il videogioco all’utente? Alla Milan Games Week è stato possibile individuare due modi, simili tra loro ma rivolti a due tipi di utenza distinti.
Il videogioco come mero prodotto
La maggior parte delle postazioni gaming proposte alla Milan Games Week 2023, offrendo quasi del tutto videogiochi già in commercio (anche da anni), sono state evidentemente pensate per pubblicizzare il prodotto da vendere.
Emblematiche, in tal caso, le postazioni PlayStation 5 presenti allo stand Euronics, interamente dedicate a Marvel’s Spider-Man 2, come se Sony volesse sponsorizzare unicamente il suo ultimo videogioco esclusivo, ignorando persino titoli pubblicati quest’anno come Final Fantasy XVI.
Stessa linea per l’ampia area dedicata a Nintendo, dove l’unica anteprima disponibile è stata Prince of Persia: The Lost Crown (giocabile già a Lucca Comics & Games 2023). Per il resto, a differenza di quelle PS5, le postazioni Nintendo Switch della Milan Games Week hanno offerto una grande varietà di titoli, dai più recenti quali Super Mario Bros. Wonder e il remake Super Mario RPG, passando per The Legend of Zelda: Tears of the Kingdom, fino ai titoli più importanti degli anni passati.

L’area Nintendo è stata arricchita soprattutto da un palco con diversi eventi in programma a cura di noti content creator. Sabaku No Maiku, Cydonia, Francesco Pardini, PlayerInside, ecc. Ognuno con il suo stile, messo in mostra tramite diversi videogiochi Nintendo, spesso anche invitando il pubblico sul palco a giocare con loro.
Il tutto ha avuto abbastanza chiaramente l’obiettivo di intrattenere il pubblico, cosa che potrebbe anche promuovere i prodotti già presenti sul mercato.
I prodotti dell’Indie Dungeon
Viene da chiedersi fino a quanto i prodotti di Sony, Microsoft e Nintendo abbiano bisogno di essere pubblicizzati. Chi invece ne ha assolutamente bisogno, anche in maniera diversa, sono i videogiochi presenti all’Indie Dungeon.
L’area dedicata agli sviluppatori indipendenti italiani, al fine di mostrare i loro prodotti in lavorazione, avrebbe meritato anche uno spazio migliore rispetto allo stare undici ore al giorno di fianco a un palco eSport con la voce del caster a tutto volume.
Un problema dovuto anche alle difficoltà causate nel parlare con gli sviluppatori presenti, quindi nell’usufruire di un diverso metodo di comunicazione offerta dalla Milan Games Week.
Parlare con gli sviluppatori può offrire molte informazioni riguardo lo sviluppo di un videogioco, il panorama dell’industria videoludica italiana, ecc. Inoltre, molti dei videogiochi presenti all’Indie Dungeon sono ancora in fase di sviluppo, il che ha permesso di confrontarsi con gli sviluppatori, dare consigli, finanche ricevere i loro contatti per continuare a farlo nei mesi a venire.

A causa dell’assenza di anteprime Tripla A e di consapevolezza nei confronti del medium, l’Indie Dungeon della Milan Games Week 2023 ha ricevuto fin troppe critiche.
L’utenza videoludica, sempre più ampia e generica, andrebbe educata sulle difficoltà odierne dello sviluppo videoludico, sulle differenti possibilità delle software house, e sul potenziale dei videogiochi indipendentemente dalla grandezza del progetto in questione.
L’informazione della quale si ha bisogno
«I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l’invasione degli imbecilli».
Dure le ormai note parole di Umberto Eco pronunciate nel 2015 alla Cavallerizza Reale, tuttavia comprensibili da chi si immerge quotidianamente nei nuovi mezzi di comunicazione.
Ci vuole fegato per affrontare le discussioni quotidiane sui social, per le quali il mondo videoludico non fa eccezione.
Le nicchie possono essere un rifugio sicuro, ma andrebbero rafforzate ed estese, anche in maniera fragorosa, onde evitare di restare arroccati mentre il mondo videoludico viene travolto da qualunquismo, disinformazione, e discussioni tossiche.
Per questo è necessario il secondo modo di comunicare i videogiochi visto alla Milan Games Week 2023: quello di informare l’utenza.
Partendo dagli eventi guidati dai RoundTwo, Francesco Fossetti e Marco Mottura che hanno messo in mostra il loro passato tramite vere e proprie interviste in diretta, più di stampo giornalistico rispetto a quelle condotte da altri content creator.
Le interviste a Ubisoft Milano, in occasione del loro venticinquesimo anniversario, e a Patrice Desilets, autore di Prince of Persia: Le Sabbie del Tempo e dei primi Assassin’s Creed, hanno messo in luce risposte ad argomenti che non dovrebbero essere presi alla leggera, come invece accade spesso: videogiochi digitali, Game Pass, leak…

Avere la possibilità di ascoltare il parere degli addetti ai lavori è una gran cosa, ancor più è avere la possibilità di porre direttamente le domande.
In tal caso è stato encomiabile il lavoro dell’area Media House, con diverse interviste a stretto contatto con il pubblico e con la possibilità di fare domande. Lo stesso Patrice Desilets si è prestato a un’intervista del genere, così come Sebastian Kalemba di CD Projekt RED, oppure content creator videoludici quali Kurolily.
Inoltre, è stato possibile anche incontrare liberamente content creator e altre personalità note per la fiera, quali Phenrir Mailoki, DadoBax, Arcadia Cafè, Francesco Toniolo, Luca Wright, ecc.
Alcuni di essi hanno annunciato ai fan la loro presenza con tanto di luogo, data e ora. Con un po’ di gentilezza e al momento opportuno, chiunque avrebbe potuto ottenere qualche minuto per una chiacchierata.
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Questo secondo modo di comunicare non sarà il più popolare, ma il panorama videoludico che si vede sui social ne ha assoluto bisogno.




