Non lo dire a nessuno: permettere al passato di restare tale
Gabriella Carmagnola torna in libreria con Non lo dire a nessuno, un romanzo dal climax ascendente, con un’accumulazione inesorabile di avvenimenti che partono da una violenza subita dalla protagonista quando era bambina. Il libro è edito da Guida.Editori.
Sullo sfondo, c’è un’Italia che cambia, che vive l’innocenza, la forma e l’ipocrisia degli anni ’60, quando nasce la protagonista, attraversa gli anni di piombo, poi quelli della Milano da bere ed entra, con sgomento e poca preparazione, nella finanza “creativa” che si profila dopo il crollo del blocco dell’est. L’ombra maschilista accompagna tutte le fasi.
A scrivere in prima persona, quasi fosse un diario, è lei, la bambina abusata, Lucia, nata in una agiata famiglia di imprenditori lombardi.
Lo fa con uno stile asciutto, secco, scorrevole, a tratti ironico, sempre godibile.
I capitoli sono brevi, coincisi, ermetici. L’ermetismo, scriverà nella sua tesi di laurea, è l’urlo che cerca la luce.
E lei la luce comincia a cercarla a quattro anni, quando il fratello maggiore, che la accusa di avergli rubato l’affetto dei genitori, prova a soffocarla sotto un cuscino, mentre lei resiste immobile.
La mamma la salva all’ultimo momento. Ma tace il fatto al padre e non punisce il figlio, come se la cosa non fosse rilevante, come se tutto fosse normale, come se fosse un fatto da dimenticare.
Resistere, diventa da allora il suo primo comandamento, insieme al non dimenticare.
E continua a resistere anche dopo, quando il fratello ripete nel tempo violenza fisica e psichica che però resta sommersa e ignorata dalla mamma, troppo distratta da una vita mondana e frivola.
Non lo dire a nessuno, se no lo faccio di nuovo, le ripete lui con un ghigno. Ma poi lo fa spesso, anche se lei non l’ha mai detto.
I significativi cambiamenti comportamentali difensivi della piccola Lucia, esternati con aggressività e irrequietezza, producono anziché ascolto e attenzione, una doppia violenza: la punizione della mamma di fronte alla sua “trasgressione”. Per portarla ai giardini infatti, la obbliga a mettere la “pettorina”, un guinzaglio legato al petto, come i cani grandi.
Ciò non fa che aumentare la sua rabbia mista a vergogna e a tendenze aggressive. Decide di non obbedire, di non diventare la bambina brava e bella che gli altri si aspettano che diventi.
La bulimia adolescenziale non è che un tentativo di mordere, uccidere, placare quella rabbia sia verso la mamma che si ostina a non vedere, sia verso gli uomini che vogliono le donne sottomesse. Ma è anche una fame d’amore per lei che si sente sempre inadeguata, imperfetta.
Solo sul lavoro trova la sua rivincita. Diventa imprenditrice, squalo tra squali in un mondo dominato da uomini. “Lavora come un uomo, combatte come un uomo e scopa come un uomo”, decidendo lei con chi andare e quando. Ama sedurli e abbandonarli.
I suoi incontri però la lasciano vuota, sporca. Sono uomini dal portafoglio gravido, ma dall’animo sterile, che portano come lei, il marchio della ferita dei non amati. Mastini in affari, ma cani bastonati negli affetti.
Ed ecco che si disegna gradualmente, la vera cifra di questo prezioso romanzo. La storia di Lucia è infatti la storia di un percorso, anche spirituale, di una crescita della libertà e del suo significato. Non è quindi necessità che si fa coscienza, ma è il superamento della necessità stessa.
Lucia arriva a liberarsi cioè dalla necessità di apparire invincibile, di dimostrare di avercela fatta, di nutrire il rancore che lega più dell’amore, di adottare comportamenti maschili soffocando e tradendo la propria femminilità.
Supera la sua necessità, il suo bisogno di comandare per non stare più sotto né a un cuscino né alle emozioni. Abbandona insomma, una esistenza impegnata a “prendere a calci il passato, a vendicarsi, a vivere in guerra” anestetizzando le emozioni; lascia andare la rabbia di non aver potuto riscrivere la propria vita come avrebbe desiderato.
E solo allora permette che il passato cessi di essere presente e sia, finalmente, passato!
Così, ritornando umana ed in contatto con le sue emozioni, si legittima ad aprirsi al mondo, alla sua bellezza, al suo amore.




