NFT e videogiochi: da Axie Infinity a Ubisoft e Konami
Di recente Square Enix si è dichiarata favorevole ad un futuro sostegno di NFT. Secondo i produttori di Final Fantasy, nonostante la maggior parte dei gamers sia contraria ai Non-Fungible Tokens, la situazione è simile a quella delle microtransazioni, il che li porterà a essere comunque accettati.
Al momento i Non-Fungible Tokens non sono ancora diffusi nel mondo videoludico occidentale, ma anche un’altra nota azienda nipponica, Konami, li ha recentemente sostenuti rilasciando nientemeno che una serie di NFT a tema Castlevania.
Il paragone con la situazione dei pagamenti in-game è azzeccato ma non del tutto: la differenza tra microtransazioni e NFT potrebbe, in futuro, rendere questi ultimi da un lato più interessanti, dall’altro più spaventosi.
Cosa sono i Non-Fungible Tokens?
I Non-Fungible Tokens, siglati NFT, sono dei tokens crittografici, registrati su una blockchain, che svolgono la funzione di autenticare e unicizzare un bene.
Vengono utilizzati principalmente per i beni digitali, essendo questi difficili da autenticare e, di conseguenza, da valutare in denaro.
La differenza con le microtransazioni sta proprio nell’unicità dei beni attestata dai Non-Fungible Tokens. Ad esempio, se si volesse acquistare una delle ormai diffuse skin a pagamento nei videogiochi, chiunque potrebbe farlo, a patto di essere disposto a versare soldi reali in cambio della moneta del gioco (spesso bypassata dal semplice pagamento e conseguente sblocco del DLC in questione).
Si immagini invece una skin autenticata da un NFT: si tratterebbe inevitabilmente di un oggetto unico o prodotto in quantità limitata, simile a quanto avviene con i prodotti fisici, distinguendosi dai classici prodotti digitali che, in genere, sono accessibili in quantità illimitata una volta accettate le condizioni per sbloccare il download.

Per acquistare un NFT è necessario anche versare il pagamento a chi ne è in possesso, che potrebbe essere chi lo produce così come chi lo ha acquistato. In tal caso l’acquisto e il prezzo da pagare verrebbero determinati dalla legge di mercato (il possessore di un NFT potrebbe anche non volerlo vendere).
In parole povere, il mercato di un’eventuale skin autenticata da un NFT sarebbe simile al mercato del collezionismo. Non a caso uno dei primi utilizzi dei Non-Fungible Tokens riguarda il mercato delle arti digitali.
NFT e videogiochi: la situazione
L’uso dei Non-Fungible Tokens nel mondo videoludico non si limita ad oggetti digitali collezionabili, e ha già iniziato a esprimere buona parte del suo enorme potenziale.
Tuttavia, è proprio questo potenziale a far temere i giocatori per il futuro dei videogames, considerando che esistono già intere opere basate su NFT.
L’esempio più comune è quello di Axie Infinity, videogioco sviluppato da Sky Mavis disponibile su PC e sistemi mobile.
Si tratta di un videogioco dove vengono allevate e fatte combattere tra di loro creature chiamate Axie. La particolarità del gioco sta nel fatto che queste creature sono esclusivamente NFT, e bisogna acquistarne minimo tre per iniziare a giocare.
Potrebbe ancora sembrare assurdo per alcuni, ma ogni Axie è in grado di far transitare decine se non centinaia di dollari, finanche migliaia o decine di migliaia in alcuni casi.
Non si tratta poi solo di acquistare: alcuni giocatori sono disposti ad affittare i propri Axie ad altri in cambio di una piccola percentuale.

Vien da pensare a cosa accadrebbe se Nintendo iniziasse ad applicare un sistema simile per la serie Pokémon, o se dovesse far circolare oggetti e isole in Animal Crossing sotto forma di NFT.
Non che la Grande N sia un’azienda dalla quale aspettarsi esattamente questo, considerando che è ancora piuttosto restia nel sostenere persino il gioco competitivo nei suoi titoli (come avviene, per esempio, per Super Smash Bros), ma nulla toglie che non possano essere altre software house importanti a sviluppare in futuro titoli del genere basati esclusivamente su NFT.
Il futuro dei NFT nei videogiochi
Square Enix e Konami non sono le uniche software house di rilievo ad aver appoggiato i Non-Fungible Tokens. Un’altra delle più recenti è stata Ubisoft, la quale ha lanciato a inizio dicembre la sua piattaforma per NFT chiamata Ubisoft Quartz, ancora in fase beta e finora contente NFT (neanche troppo rari) a tema Ghost Recon: Breakpoint.
Questo potrebbe essere anche uno dei motivi per cui il primo mese di Ubisoft Quartz, con soli quindici NFT venduti, non è stato proprio entusiasmante, o forse gli NFT videoludici in occidente sono ancora ben lontani da opere come Axie Infinity.
Dopotutto, perché un giocatore disposto a spendere per delle skin comuni dovrebbe andare a spendere molto di più per altre nemmeno così uniche?
Pare evidente come Ubisoft abbia voluto iniziare il suo percorso con i Non-Fungible Tokens passando direttamente a quello che potremmo definire uno step successivo.
Il precedente esempio delle skin spiega la differenza tra NFT e microtransazioni, ma il successo delle microtransazioni negli ultimi anni è dovuto proprio all’essere state limitate prevalentemente ad oggetti estetici.
I giocatori non danno troppo peso alla richiesta di denaro per oggetti che non vanno a inficiare sul gameplay e sulla competizione multigiocatore, ma rendere alcuni di questi oggetti limitati e metterli in asta a prezzi elevati potrebbe far storcere il naso anche a chi è disposto a spendere.

Paradossalmente, la soluzione migliore per l’occidente potrebbe essere, al momento, proprio la tanto criticata iniziativa di Konami che presenta oggetti digitali esclusivi di un brand storico arrivato al suo trentacinquesimo anniversario. L’iniziativa di Konami punta chiaramente ad attrarre i collezionisti, mentre quella di Ubisoft si affaccia a un mercato piuttosto disinteressato a elementi del genere.
Ora come ora, solo una nicchia del mercato delle microtransazioni potrebbe essere spinta verso quello dei Non-Fungible Tokens, ma per arrivare a muovere grosse somme di denaro delle skin in asta servirebbe un percorso graduale e ben programmato.
Non basterebbe neanche proporre qualche skin davvero accattivante autenticata da NFT; servirebbe invece qualcosa di più simile alle edizioni da collezione di determinate console, in modo da avere un’offerta davvero allettante e ricercata, fino a renderla sempre più popolare e iniziare a creare qualche NFT in più a prezzi più accessibili.
Giochi basati esclusivamente su NFT in occidente sarebbero un ulteriore azzardo, e dovrebbero essere solo l’ultimo passo di questo nuovo mercato, senza dimenticare mai che il mercato videoludico deve comunque continuare a offrire prodotti di vario genere, al fine di non rischiare un rigetto da parte dell’utenza verso queste nuove funzioni.




