Objection! Village, The Game Awards e l’astio per i Tripla A
It Takes Two eletto Game of the Year a The Game Awards 2021, e va bene così.
Il titolo di Hazelight Studios ha trionfato su titoli sviluppati con un budget superiore, tra i quali figurano anche un paio di Tripla A.
Questo evento viene considerato come la vittoria delle idee di fronte allo strapotere economico delle grandi produzioni, ma da un’analisi approfondita sorge una visione diversa.
Una visione secondo la quale alcuni Tripla A, come Resident Evil Village, vengono criticati anche solo per la candidatura al Game of the Year, e solo alcuni indie vengono acclamati per lo stesso motivo, ed è questo l’argomento del nuovo numero di “Objection!”
Un Tripla A è davvero un investimento sicuro?
Sembrerebbe esserci un certo astio da parte dei giocatori nei confronti dei Tripla A riguardo eventuali classifiche e premi, o meglio verso determinati Tripla A.
È il caso delle reazioni alla candidatura di Resident Evil Village per il Game of the Year 2021 a The Game Awards, avvenuta a scapito di titoli quali Returnal (premiato come miglior videogioco action) o Forza Horizon 5 (premiato come miglior videogioco sportivo).
L’ottavo capitolo della serie principale di Resident Evil viene visto probabilmente come un candidato commerciale, presente più per il nome che per il merito, ma è davvero di questo che si parla citando questo gioco?
Se c’è un motivo per il quale Village viene contestato è proprio per aver cambiato nuovamente lo stile di Resident Evil (sì, lo aveva già cambiato il tanto stimato Resident Evil 4 e non solo a livello di gameplay), differente persino rispetto a Resident Evil VII del quale è un seguito diretto. Oltre al fatto che molti si stanno accorgendo solo adesso di caratteristiche e difetti da sempre presenti in questa saga (La trama? Sempre stata da B-Movie. Gli zombie classici? Non ci sono più già da Resident Evil 4. La Muffa? Cosa c’è di tanto diverso dal Virus-T?).
Eppure nessuno disse nulla a The Game Awards 2019 per la candidatura del remake di Resident Evil 2 nell’omonima categoria, anzi molti gli avrebbero anche dato il premio.
Per quanto ben riuscito, dovrebbe essere più Resident Evil 2 Remake a venir considerato come un prodotto commerciale, ma in entrambi i casi si può davvero parlare di opere a rischio zero? Sono davvero poco coraggiosi i videogiochi Tripla A?

It Takes Two è stato un successo, e tutti hanno notato Hazelight Studios grazie a questo trionfo, ma se fosse andato male quanto avrebbe pesato sull’opinione dell’utenza nei confronti degli sviluppatori? Magari potrebbe scoraggiare il publisher per eventuali produzioni future (ma a detta di Josef Fares neanche EA credeva all’inizio in A Way Out, il loro primo titolo, eppure gli diedero comunque la possibilità di svilupparlo, quindi…) ma difficilmente l’utenza andrebbe a ricordarsi il fallimento in questione, al contrario di quanto accadrebbe con l’eventuale fallimento di una grossa software house
La stessa Capcom ebbe non poche difficoltà ai tempi della settima generazione di console, anche con il quinto e sesto capitolo di Resident Evil, e molte delle critiche o delle perplessità espresse nei suoi confronti sono dovute anche a quel periodo. Fallire un Resident Evil fa molto più rumore che fallire un’eventuale produzione a basso o medio budget.
In tal caso, si può considerare coraggiosa un’ulteriore rivoluzione nella saga per rilanciare Resident Evil, tenendo conto che sarebbe bastato qualcosa di simile al remake di Resident Evil 2 per far contenti tutti?
Gli indie sono ancora indie?
Kena: Bridge of Spirits è stato premiato come miglior videogioco indie a The Game Awards 2021, ma a qualcuno ha fatto un po’ strano vedere Mike e Josh Grier di Ember Lab salire sul palco e ringraziare Sony per aver creduto in loro.
Effettivamente Kena: Bridge of Spirits è stato sviluppato e pubblicato da Ember Lab, ma davvero un’opera indipendente così maestosa è tutto frutto di un piccolo team precedentemente specializzato in film d’animazione? Davvero quella grossa azienda che ha l’esclusiva console del gioco, e che di produzioni filmiche se ne intende, è di poco conto nella realizzazione del gioco?
Il termine “indie” sta appunto ad indicare una produzione indipendente, quindi autoprodotta, cosa che effettivamente non avviene quasi mai con gli indie, videoludici e non solo. Per questo motivo il termine è stato esteso ad opere prodotte da publisher indipendenti, se non fosse che anche questi ultimi possono avere una certa importanza nel loro campo, al punto da poter dare un supporto importante alle varie produzioni.
Ad esempio, dietro lo sviluppo di Twelve Minutes vi è Annapurna Interactive, da quattro anni produttrice di numerosi “indie” tra i quali What Remains of Edith Finch, Flower e il recente Solar Ash. Essendo poi una branca di Annapurna Pictures, specializzata in produzioni cinematografiche, sarà un caso che Twelve Minutes presenti un cast d’eccezione per dar voce ai tre protagonisti della storia?
Si potrebbero citare anche Loop Hero e Death’s Door con alle spalle Devolver Digital, dodecennale casa produttrice di videogiochi “indie” tra i quali figurano Gris, Fall Guys, e le serie di Shadow Warrior e Serious Sam.

Va anche detto che diverse produzioni indipendenti stanno venendo supportate sempre più dalle piattaforme gaming, specialmente da Xbox Game Pass.
Lo stesso It Takes Two, secondo la descrizione delle produzioni EA Originals, dovrebbe essere un videogioco indipendente (sebbene non considerato come tale a The Game Awards) ma ha appunto Electronic Arts alle sue spalle ed è presente anche su EA Play (quindi su Xbox Game Pass).
Il gioco è bello quando costa poco
Xbox Game Pass è stato un grande protagonista del 2021 videoludico. Complice la crisi dei semiconduttori che complica la distribuzione di console next gen, e il rinvio di numerosi videogiochi PlayStation al 2022, Microsoft ne ha approfittato per mostrare i muscoli della sua piattaforma gaming.
Se i timori riguardanti la politica di Microsoft sono al momento remoti, non lo è il sorgere di un problema nella percezione dell’utenza nei confronti dei nuovi titoli.
Come detto in precedenza, uno dei titoli che molti avrebbero voluto vedere candidato come gioco dell’anno al posto di Resident Evil Village è Forza Horizon 5. In particolare ha fatto scalpore un articolo di Jez Corden che ha accusato The Game Awards di non tenere in considerazione determinati generi videoludici.
Le considerazioni di Corden possono essere valide, ma come mai ci si accorge di tutto ciò solo quest’anno? Forza Horizon è da tempo un’eccellenza dei videogiochi automobilistici, ma dov’erano tutti questi fan negli anni passati? Non sarà che sono saltati fuori solo con il quinto capitolo perché disponibile su Xbox Game Pass fin dal giorno di lancio?
Dopotutto Jez Corden ha citato anche Age of Empires IV come grande escluso nei candidati al Game of the Year, eppure non ha suscitato affatto lo stesso scalpore nell’utenza. Sarà perché questo titolo è un’esclusiva PC ed è disponibile solo sul recentemente rinominato PC Game Pass?

La presenza di un videogioco su Xbox Game Pass cambia completamente la percezione che si ha del gioco in questione. Si prenda ad esempio Psychonauts 2, altro titolo candidato al Game of the Year, eletto come tale da Phil Spencer e disponibile su Xbox Game Pass fin dal suo arrivo sul mercato: quanti sanno che si tratta di un gioco multipiattaforma disponibile anche su console PlayStation?
Si è persino sentito dire che It Takes Two è un’esclusiva Microsoft, quando anch’esso è semplicemente un videogioco multipiattaforma disponibile anche su EA Play.
Situazioni che fanno riflettere: quanti avrebbero acquistato questi titoli se non fossero stati disponibili su Xbox Game Pass? Non c’è niente di male nell’usufruire del servizio gaming di Microsoft, ma non bisogna perdere la propria capacità selettiva, perché niente di tutto questo viene fatto per beneficenza…
Una riflessione da tenere a mente, nel frattempo vi saluto lasciando il link ai precedenti numeri di “Objection!”




