Chernobylite, un survival horror che ripercorre il disastro nucleare del 1986
Nell’eco di quella che tutti ricordiamo essere stata una tragedia immane e senza precedenti, il team polacco The Farm 51 ha trovato lo starting point ideale per raccontarci una storia avvincente che facesse dell’inquietudine il proprio valore fondante, quando non anche introspettivo. Inizia così, Chernobylite, un survival horror che ci riporta sul luogo del disastro nucleare avvenuto nel mai troppo lontano 1986, mettendoci nei panni di Igor Khymynyuk, un fisico che lavorava proprio nella centrale protagonista di uno degli avvenimenti più sconvolgenti della nostra epoca.
Una premessa forte ed evocativa, carica di tutto il potenziale della science fiction moderna che attinge da fatti storicamente avvenuti, e a cui va intrecciandosi – silenzioso ma roboante – il lascito di un amore strappato: quello di Tatyana, scienziata anche lei, nonché fidanzata del protagonista, misteriosamente scomparsa con l’esplosione del reattore.
Nell’ambito videoludico, d’altro canto, i fatti di Chernobyl hanno da sempre suscitato un certo interesse, rivelandosi grande fonte di ispirazione per franchise passati poi alla storia per la loro iconicità quali S.T.A.L.K.E.R. e Metro – pionieri di un’estetica post-apocalittica divenuta un vero punto di riferimento per gli amanti del genere. L’opera di The Farm 51 non è da meno in quanto ad impostazione scenografica, anche se – pur guardando a questi classici con deferente ammirazione – riesce a plasmare un mondo dal carattere riconoscibile dove progressione ludica e narrazione si fondono in un avanzamento non lineare.
Romantica inquietudine
“Amo gli occhi tuoi, amica mia…il loro gioco splendido di fiamme quando li alzi all’improvviso e come un fulmine celeste guardi veloce tutt’intorno. Ma c’è un fascino più forte…gli occhi tuoi rivolti in basso negli attimi di un bacio appassionato e fra le ciglia semichiuse del desiderio il cupo e fosco fuoco.” – Stalker
Ostinato a voler fare chiarezza sul mistero che aleggia intorno alla scomparsa della propria amata, Igor decide di tornare a Chernobyl ed esplorare i ruderi della vecchia centrale, ora interdetta ai civili e sorvegliata dalla milizia locale, il NAR. Qualcosa, tuttavia, non va come previsto e ben presto lo scienziato si ritrova a fare una scoperta sensazionale, ossia l’esistenza della Chernobylite, una strana materia verdastra dalle incredibili proprietà, apparentemente scaturita dall’incidente nucleare. La Chernobylite è però ben più di un semplice cristallo residuale ottenuto dalle scorie radioattive e sarà il nostro protagonista – da buon fisico quale è – a sfruttarne le potenzialità mettendo a punto uno strumento capace di generare wormhole con cui spostarsi liberamente da un luogo all’altro.

La trama si infittisce assumendo dunque i toni di un thriller fantascientifico dal tenore particolarmente ansiogeno, complici un sound design di tutto rispetto che rievoca suoni alieni e perversi quando la tensione si fa palpabile e qualche jumpscare che vi farà letteralmente saltare dalla sedia. Ma l’inquietudine che ammanta il plot e le atmosfere ben rese di quella piccola parte di mondo post-apocalittico non è nemmeno l’unica sensazione percepita. C’è infatti un velato romanticismo di fondo che scandisce l’incedere di tutta l’avventura: Tatyana non è solo un lontano ricordo che solca i mari della nostalgia, ma una presenza eterea che può rivelarsi e parlare con il protagonista, il quale sembra essere l’unico a poterla vedere.
È in questo modo che Igor capirà di dover sondare a pieno le verità nascoste sul disastro di Chernobyl per poter ritrovare la propria amata – tenuta prigioniera in un luogo oscuro e sconosciuto, ostaggio di forze occulte che hanno qualcosa a che fare con i fatti nel 1986. La figura di Tatyana incarna dunque quella della guida spirituale, poiché sarà lei ad indicarci la via da seguire, pur rimanendo la melliflua compagine di un desiderio mai sopito, una fiaccola tra i solchi imperscrutabili dello spazio-tempo – increspatura su di un piano dimensionale a cui il nostro prode scienziato dovrà trovare un qualche appiglio, tentando prima di sopravvivere in un territorio assai ostile.
La zona morta
Una delle caratteristiche che più saltano all’occhio quando si mette piede nel mondo devastato di Chernobylite è la straordinaria forza rappresentativa con cui il team polacco ha saputo ricreare lo scenario di Pripyat, la città fantasma che si trova a ridosso del confine tra Bielorussia e Ucraina e che di fatto si rivela essere la mappa di gioco una volta superato il prologo. L’ambientazione è suggestiva, intima e decadente: una radura di vegetazione impervia e cemento che reca tutto il fascino per l’orrore nascosto, per l’insondabile, per il mistero di quei luoghi sinistri – unici testimoni di aberranti verità. La realizzazione della mappa di gioco poggia le basi su scansioni 3D della zona di alienazione reale, con le quali è stato possibile ricostruire – grazie anche ad un sapiente utilizzo dell’Unreal Engine 4 – la muta presenza della cittadina in tutte le sue fattezze.

Benché infatti l’assetto grafico non appaia mai sontuoso – segno di una produzione indipendente, che suggerisce pertanto di sorvolare su qualche oscillazione qualitativa delle texture – gli scorci offerti dalla scenografia attenta ci illustrano come fotografie di un passato opaco e tracotante i risvolti di una tragedia che ha annichilito tutto quanto, facendo di quel territorio l’habitat naturale per stalker e presenze mostruose, gli unici a penetrare tra le linee difensive del NAR. In Chernobylite viene dunque ripreso il canone della celebre pellicola di Andrej Tarkovskij, a sua volta adattamento del romanzo “Picnic sul ciglio della strada”: quello stesso piacere della scoperta tipico dei dungeon crawler, che ci porta ora a setacciare la zona morta tra incubi e minacce di ogni tipo.
Il risultato a cui approda Chernobylite è un’esperienza appagante che premia il coraggio poiché a perlustrare i logori sentieri di Pripyat non solo si possono trovare provviste, armi e munizioni, ma anche altri personaggi con cui interagire. Questi – una volta completate le relative quest-line – potranno essere reclutati per infoltire i ranghi della propria squadra: un requisito fondamentale per la sopravvivenza in quanto si potrà affidare loro l’onore di portare a termine le missioni secondarie, ottenendone così le ricompense mentre ci si dedica agli obiettivi primari. L’esplorazione delle aree di gioco risulta peraltro fluida e mai ridondante, merito di una struttura libera che consente di raggiungere le diverse zone contaminate dal proprio rifugio tramite l’uso dei succitati wormhole, selezionando la missione che si preferisce tra quelle disponibili – motivo per cui la trama può svilupparsi in maniera non lineare a seconda di quali quest si completino per prime.
È in questo frangente che il titolo si dimostra capace di imbastire un sistema di progressione quantomeno curioso: calcando l’anima survival dell’opera, gli autori hanno fatto in modo che il giocatore dovesse pensare ogni giorno al sostentamento del team di cui è al comando. Tornati da una missione, infatti, si dovranno necessariamente distribuire le razioni di cibo a tutti i componenti della squadra e poi coricarsi a letto per recuperare le forze: un escamotage che impedisce il grinding e stimola così un’operosa raccolta di risorse, oltre ad un uso ben ponderato delle stesse – facendo dello scenario di Chernobylite un terreno di caccia per attenti predatori.
Un’anima generosa

Dal punto di vista del gameplay Chernobylite si presenta come un titolo complesso e stratificato. Una complessità votata alla ricerca di diverse soluzioni ludiche, che però ben s’intrecciano nell’ordito narrativo, assecondando le esigenze del plot senza risultare dei meri espedienti o riempitivi. Anzi, da questo punto di vista, l’operato di The Farm 51 è più che soddisfacente, tanto da distinguersi per un più che ragguardevole livello di coesione generale in tutte le 20/30 ore necessarie per arrivare ai titoli di coda. L’esito di ogni missione, ad esempio, avrà dirette ripercussioni sull’ambiente di gioco – dove potrà intensificarsi la presenza nel NAR, piuttosto che quella delle creature mutanti -, così come sui rapporti con i propri compagni.
In Chernobylite vi è infatti una componente gestionale che àncora il proseguimento dell’avventura alle relazioni con i vari NPC. Questi avranno le loro ragioni per unirsi alla causa di Igor e spetterà a noi – attraverso un congeniale sistema di scelte morali – assicurarci la loro permanenza e fedeltà, valutando i benefici e gli scompensi di ogni decisione. Non di meno, anche l’umore della squadra dovrà essere tenuto al di sotto della soglia di guardia, allestendo con diverse strutture il magazzino che farà da base operativa, cercando di renderla il più confortevole possibile.
Del resto, il crafting è un altro degli elementi centrali della struttura di gioco. In Chernobylite si potrà infatti costruire di tutto: dai kit medici agli attachments delle armi (silenziatori, ottiche di precisione, ecc.), passando per le trappole da impiegare sul campo fino a laboratori, tavoli da lavoro e mobilia assortita per il proprio rifugio. Un insieme eterogeneo che – nella sua generosa complessità – potrebbe apparire di difficile gestione, ma è pur vero che il titolo di The Farm 51 sa introdurre gradualmente ogni meccanica, abituando il giocatore al ritmo di una sfida di sopravvivenza studiata a dovere man mano che si cala nei panni di un vero stalker.

A farla da padrone, comunque, saranno le abilità sul campo. Il titolo si presta ad un’impostazione da sparatutto in prima persona e anche se le bocche da fuoco non sono poi molte, la vastità della loro personalizzazione in quanto ad accessori e modifiche ne permette un uso più che diversificato. A tal proposito, infatti, sarà possibile eseguire delle vere e proprie incursioni a viso aperto, oppure – di contro – optare per la furtività, tentando di eludere o eliminare silenziosamente i soldati del NAR per arrivare al proprio obiettivo senza consumare troppe munizioni (le quali, inevitabilmente, tenderanno ad essere sempre scarse). Sebbene l’intelligenza artificiale dei nemici non sia poi molto avanzata, l’opzione stealth risulta comunque una scelta impegnativa, saggia e remunerativa (si conservano i colpi!). La libertà di approccio è quindi da considerarsi un tratto distintivo della produzione, al quale vanno sommandosi le varie abilità e i perks sbloccabili per un impianto di gioco incentrato sull’apporto strategico di ogni singola scelta.
Sulle orme dello stalker!
Tra i mutanti e le figure spettrali emerse dalle radioattive strade di Pripyat, senza contare la presenza ostile del NAR, lo scenario di Chernobylite evoca sensazioni miste di opprimente ansietà e suspense da vero horror thriller, mantenendo sempre alta la tensione narrativa, anche quando inframezzata da siparietti comici e dialoghi decisamente più leggeri. Il grande merito della produzione risiede senz’altro nella fedele e suggestiva trasposizione dei luoghi devastati dal disastro nucleare: la vincente sceneggiatura di una storia che seguita sulle orme dello stalker – iconica figura della letteratura fantascientifica, contemporanea per contestualizzazione, eppure ineffabile e ancora strabordante di fascino.

Al netto di alcune ingenuità tecniche che afferiscono il comparto di shooting, mai veramente fluido e responsivo, il titolo riesce nell’impresa – anche dignitosamente ambiziosa – di bilanciare adeguatamente tutti gli elementi della sua struttura ludica, piuttosto variegata e atipica per il genere di riferimento. Il crafting non risulta mai una pratica ripetitiva e puramente meccanica, così come il management dei compagni e della base, che si stabilizza su un buon compromesso tra sfida e impegno richiesto. L’altro vero grande punto di forza della proposta di The Farm 51 è il registro narrativo già degno di nota per i riferimenti a opere di un certo spessore culturale e capace di intessere più storie avvincenti con grande coerenza, asservendo lo sviluppo del plot alle iniziative del giocatore.
Una narrazione che viene scandita oltretutto da ardue ma essenziali decisioni, che rendono l’avventura ancora più immersiva segnando un punto in più sulla voce replayability; il tutto con un canovaccio per nulla scontato e piuttosto coinvolgente, anche a fronte dell’ottimo doppiaggio in russo. Tatyana ci attende là, oltre le spire di un tormentoso salto nel vuoto tra le insidie della zona morta, sotto il manto di scorie radioattive di un mondo arido e popolato da temibili creature. Siete pronti per farvi accogliere nell’universo orrorifico di Chernobylite?




