Undertale – Un grande amore
Mi sono sempre ripromesso che prima o poi avrei scritto un articolo mono-tematico sul mio gioco preferito, uscito e giocato molti anni prima della pubblicazione delle mie prime righe su una testata giornalistica videoludica. Avrei voluto farlo in tempo per il suo decimo anniversario, avvenuto questo Settembre, ma purtroppo la vita ha deciso diversamente.
Per chi non mi conoscesse: Ciao! Sono Muso, sviluppo videogiochi per lavoro, gioco ai videogiochi per passione e parlo di videogiochi per amore del media.
E oggi voglio parlarvi del mio gioco preferito: Undertale.
Sul titolo di Toby Fox sono già state dette innumerevoli parole, altrettante potrebbero essere spese e, a mio parere, comunque mai abbastanza sarebbero per un capolavoro del genere.
Questi articoli non vogliono convincervi a giocare Undertale. Non vogliono suggerirvi di esservi sbagliati se non vi è piaciuto, non vogliono trattenersi sugli spoiler (perché sappiate che ce ne saranno molti) e non vuole neanche essere una recensione da parte di qualcuno che palesemente ha ENORMI bias sul titolo.
Il motivo per cui scrivo questo articolo è a causa del mio incommensurabile amore per questo titolo, che ritengo incredibile e per cui voglio assolutamente spendere due righe.
Per i posteri.
Effetto sorpresa
La prima impressione di Undertale è incredibilmente semplice, quasi banale. Al giorno d’oggi di indie dalla grafica in pixel-art anche molto più curata di quella che sfoggia Undertale a prima vista ne escono su base giornaliera. E anche pad alla mano, i primi istanti di gioco non sono niente di speciale! Un brevissimo video introduttivo che spiega la lore in poche parole, un bambino che si rialza dopo una caduta, poi delle rovine.
Non passa molto, però, prima di incontrare Flowey.

Ho sempre pensato che presentare l’entità più malvagia del gioco (o quasi) travestendola da tutorial sia stata un’idea incredibile e senza ombra di dubbio un FENOMENALE modo per attirare l’attenzione del giocatore.
È infatti una logica di Game Design che io ritengo addirittura un dogma: l’interesse del giocatore deve essere catturato sin dai primi momenti, in modo che presti davvero attenzione a cosa gli accade davanti, per poi rallentare un po’ e avere infine una progressione sempre crescente fino al climax finale.

Per quanto sin da quel momento la mia attenzione fosse stata catturata, ciò che mi ha fatto capire che Undertale sarebbe stata un’esperienza completamente diversa dalle altre, però, è stata dopo il combattimento con Toriel.
Durante la mia prima Run, incapace di capire che la pazienza avrebbe dato i suoi frutti, ho iniziato ad attaccarla nella speranza di poterla risparmiare una volta portata in fin di vita (come, fra l’altro, spiegato proprio da lei solo pochi minuti prima).
E poi. Il disastro.

Il senso di colpa, di tradimento e di tristezza che ho provato per aver accidentalmente ferito mortalmente Toriel, la più gentile e premurosa creatura che io abbia mai incontrato, per me è stato qualcosa di terribile.
Ma sapere che non era stato un incidente e che il gioco mi aveva intenzionalmente voluto fregare ha convinto il me poco più che ventenne: io sarei stato più furbo!
E così, riavviando il gioco e rigiocando la boss-fight sono finalmente riuscito a superare la mia nuova matrigna mostruosa senza cagionare la sua saluta. Sereno e tranquillo, avrei potuto proseguire la mia avventura.
Finché.
Il momento

Io credo sia IMPOSSIBILE spiegare a parole quanto questa scena mi abbia gelato il sangue nelle vene all’epoca. Più di qualsiasi jumpscare, più di qualsiasi interrogazione affrontata impreparato, più di qualsiasi “dobbiamo parlare”… Il terrore che ho provato a causa della genuina sorpresa dovuta non solo all’essere stato fregato non una ma ben due volte di fila, ma anche nel sapere che questo gioco SAPEVA ciò che avevo fatto (in un’epoca in cui i giochi in grado di rompere la quarta parete erano più unici che rari, ci tengo a precisare), è stato incommensurabile.
E poi, dopo il terrore, un incredibile senso di ammirazione e reverenza. Causati dalla consapevolezza che questo momento era stato meticolosamente preparato sin dal primo incontro con Flowey, per farmi capire che era un’entità speciale, sin dalla presentazione di Toriel, costruita per essere adorabile e amorevole, sin dal tutorial sul combattimento, per avermi fatto pensare che non ci sarebbero state conseguenze alla mia violenza, sin dalla soundtrack stessa dello scontro, chiamata “Heartache”, addirittura fin dalla prima volta in cui ho giocato il mio primo RPG, che mi ha indottrinato alla logica del “uccidi, ottieni esperienza, diventa più forte, uccidi ancora. E ancora. E ancora”… E infine, sino al tradimento del gioco stesso che aveva DECUPLICATO i danni dell’attacco rivelatosi fatale per Toriel, rendendomi impossibile risparmiarla come avrei voluto.
Ancora non ne ero consapevole, ma quello è stato il momento che mi ha fatto innamorare di Undertale come opera, e che ad oggi considero il secondo migliore momento di tutta l’opera.
Un’avventura creata con il cuore
La mia avventura durante la mia Neutral Run è proseguita effettivamente senza intoppi e non ha fatto altro che farmi invaghire ancora di più dell’opera. Dai personaggi strutturati perfettamente, l’ironia perfettamente in linea con ciò che io trovo divertente, le OST meravigliose (ricordo ancora di aver mandato Spider Dance ad alcuni miei amici, tanto ero entusiasta del beat) al gameplay sorprendentemente curato!
Sono sempre sorpreso di quanto poco si parli del gameplay di Undertale: non solo Toby Fox è stato in grado di prendere il sistema dei Bullet Hell e adattarlo perfettamente a un JRPG classico, ma è davvero fuori di testa quanto sia riuscito a renderlo fresco e variegato per tutta la durata del gioco!
Piccoli cambiamenti, rappresentati dal cambio di colore nel cuore del protagonista, ma che si rivelano incredibilmente divertenti e in grado di rendere il gioco mai noioso.
In ogni singolo elemento del gioco, dal primo all’ultimo, si può sentire la cura e l’amore che Toby Fox ha messo in ogni dettaglio, dal più insignificante al più importante a livello di lore. Dopo circa 5/6 ore la mia avventura su Undertale era giunta al termine.
All’epoca, il gioco era uscito da poco più di un paio di mesi. Era un giochino minuscolo rispetto allo standard dell’epoca, eppure stava iniziando ad attirare l’attenzione di innumerevoli fan in tutto il mondo.
Non passò molto prima che, discutendo del gioco online, si iniziasse a parlare dell’esistenza di una True Pacifist Run.




