Winter Burrow – Un topolino dickensiano
Con l’avvento dell’inverno cresce il desiderio di un Natale nevoso e di un gioco cozy da gustare accucciati sotto le coperte, mentre — in contrapposizione — sullo schermo infuria una bufera di ghiaccio. In questo gelido scenario dickensiano, Winter Burrow offre al giocatore un rifugio tenero e colmo di provviste e calore, invitandolo a restaurare la casa di famiglia, esplorare la foresta e aiutare i suoi abitanti a superare l’inverno.
Un topino dickensiano
Winter Burrow è incentrato sulle vicende di questo topino che, sin dall’infanzia, ha vissuto da nomade insieme alla sua famiglia, allontanandosi sempre più dalle sue radici. Finché, tragicamente, i suoi genitori vengono a mancare e il nostro coraggioso topino torna alla casa abbandonata di famiglia, con l’obiettivo di restaurarla: sistemare le scale rotte, l’angolo coi divanetti, il giardino sotterraneo con la scorta per l’inverno e arredare casa collezionando risorse e costruendo mobilia di ogni genere.
Sin dal principio notiamo i toni dickensiani del gioco: lo spostamento di una famiglia nella città industriale che finisce con la sua distruzione; il protagonista che si ritrova improvvisamente orfano; il mondo freddo e solitario. A fornire un po’ di dolcezza in questo clima gelido è la presenza della zia, che abita poco lontano da noi e ci fornisce torte e utili consigli per procedere con la storia. Continuando ad esplorare ci imbattiamo in altri personaggi, ognuno con difficoltà che il topolino cercherà di appianare, mettendo in secondo piano i propri bisogni pur di aiutarli.
Aiuteremo un ranocchio artigiano che ha litigato col figlio, che a causa della mancanza dei suoi spazi scappa di casa; uno scoiattolo che vive isolato preparando infusi; il riccio che aspetta il ritorno del compagno al punto da dipendere da lui per nutrirsi; la talpa amica della nostra zietta, che scava una rete di tunnel sotterranei dove tenersi al caldo.
Il percorso narrativo segue in pieno l’archetipo dickensiano: il protagonista lascia Winter Burrow con i genitori; una tragedia lo rende orfano; torna dalla zia e si rimette in piedi, restaurando la sua casa e offrendo una mano a chi incontra. Un piccolo self-made mouse, modellato dalle avversità ma capace di generare nuove comunità intorno a sé.

Gameplay
A livello di gameplay, l’interfaccia si propone sin da subito molto ricca, ma intuitiva. Colpiscono subito per via dei colori brillanti gli indicatori di sopravvivenza: salute, fame, calore corporeo e stamina. Bisogna tenerli monitorati costantemente, specialmente il calore corporeo, il quale scende velocemente all’esposizione al gelo (per i fan sfegatati, eccovi il simulatore di sopravvivenza al freddo). Fonti di calore come il camino, falò e presenza di amici nella foresta ci permettono di guarire senza utilizzare pozioni curative o cibi caldi.
Le missioni a lungo termine sono automaticamente tracciate in un diario e mostrate a schermo costantemente quando necessarie per procedere con la trama principale. Accanto alle missioni, possiamo tracciare anche ricette e oggetti che intendiamo craftare e le risorse che dobbiamo collezionare. Rispetto a giochi survival-cozy come Little Witch in the Woods, non è possibile tracciare più strumenti/risorse da catturare alla volta, per cui allenate bene la memoria nel momento in cui le missioni iniziano a sovrapporsi!
Fondamentale per un survival game è l’inventario, dove collezionare le risorse raccolte durante l’esplorazione. Mentre in viaggio abbiamo a disposizione un numero limitato di slot, di cui 5 a uso immediato e altri all’interno dello zaino, nella nostra comoda casina possiamo fare scorta pressoché illimitata di risorse.

Durante le prime ore di gioco può risultare frustrante per il giocatore esplorare, data la limitata capacità di resistere al freddo, ma pian piano si sbloccheranno vestiari più adeguati per l’inverno e l’abilità di creare falò che permetteranno di rimanere fuori più a lungo. Diciamo che questa limitazione alla resistenza al freddo inizialmente è pensata per tenere il giocatore lontano da alcune aree che verranno sbloccate in seguito per motivi di trama, per la stessa ragione in alcuni punti vengono poste limitazioni naturali che è possibile abbattere dopo aver sbloccato degli strumenti abbastanza resistenti.
Un consiglio è tenere monitorato l’orologio che scandisce il passare del tempo: prestare attenzione alla notte, il momento più freddo della giornata, che farà calare il nostro calore corporeo più velocemente rispetto ad altri momenti della giornata! Non siamo obbligati però a riposare secondo il ritmo circadiano. Il sonno infatti è ristoratore della salute, ma non strettamente necessario: possiamo andare avanti di cibi che ci rinforzano, come i funghi o stufati.
Sicuramente una delle più grosse pecche del gioco è la mancanza di una mappa per tenere traccia delle aree esplorate, di quelle da sbloccare e degli amici trovati. Bisogna ripetere i percorsi molte volte, ma alcuni passaggi, come il covo del ranocchio Girino e il reperto della talpa Salice saranno delle rogne da ritrovare senza punti di riferimento a schermo. Per nostra fortuna, la game community ha risposto a questa esigenza e si trovano dei disegni realizzati dai fan. Esplorare alla cieca può anche essere piacevole al giocatore che ama esplorare alla cieca.

Un aspetto particolarmente affascinante è la capacità del protagonista di cucinare ricette con le risorse della foresta: tè e infusi, torte, stufati, persino preparazioni con funghi esotici e insetti. Adorabile è la possibilità di lavorare ai ferri per realizzare abiti sempre più caldi, lavorare lino e lana. La maggioranza degli elementi sono craftabili illimitatamente, anche quando non ha senso che lo siano: per portare avanti il gioco ci basterà una sola ascia di granito, ma la troveremo comunque tra le opzioni del nostro laboratorio anche una volta realizzata. Per quanto possa sembrare voluto per poi vendere oggetti, questa funzionalità non ha alcuna utilità per molti elementi. C’è da dire che è difficile riempire completamente l’inventario gigantesco di casa, dov’è possibile lasciare quanto raccolto durante l’esplorazione e fare scorta di risorse. Inoltre, più avanti procediamo con la vicenda, maggiori sono le quantità di risorse unitarie trovate negli stessi luoghi.
Conclusione
Il gameplay è ben fatto, rilassante e sorprendentemente avvolgente, specie una volta abituati al ritmo che alterna missioni, raccolta risorse e gestione della tana. Qualche ritocco in termini di comprensibilità di come procedere in seguito ad alcune missioni e l’inserimento della mappa lo renderebbero il gioco perfetto per una fredda serata invernale.
Il topino di Winter Burrow incarna quella resilienza che nei romanzi dickensiani trasforma un orfano sperduto che si risolleva dalla tragedia fino a raggiungere uno stadio di solidarietà con le altre creature, dove anche chi sembra non avere più niente, alla fine guadagna di tutto: una casa, degli amici, una famiglia allargata che non pensava avrebbe più trovato.
Risorse utili:




