Painkiller (2025) per un novizio della serie
Per conoscere al meglio una serie videoludica (o di altro genere), è sempre bene iniziare dal principio, seguendo l’ordine di pubblicazione (Star Wars docet). Ciò non toglie l’esistenza di casi in cui è più facile partire dall’ultimo capitolo pubblicato, sia esso un remake o un reboot, a volte anche un sequel diretto (The Witcher 3 è forse il caso più rinomato dell’ultimo decennio).
Un caso simile può essere quello di Painkiller, reboot di una serie di sparatutto in prima persona pubblicata dal 2004 al 2012, al quale il sottoscritto ha approcciato, per la prima volta, proprio tramite questo nuovo capitolo sviluppato da Arshan Studios e pubblicato da 3D Realms.
Purtroppo, questo nuovo punto di partenza per la serie è tanto immediato, contenuto, e adrenalinico, quanto poco memorabile.
Fare il lavoro sporco per conto degli angeli
L’angelo caduto Azazel progetta un’invasione dell’Inferno ai danni del Paradiso e della Terra, agendo nel luogo dove la sua nemesi, l’angelo Metatron, non ha giurisdizione: il Purgatorio, luogo limbico che sta venendo trasformato nella catena di montaggio di un esercito infernale, sfruttando il potere delle anime lì presenti.
Metatron deve così ricorrere ai penitenti del Purgatorio come unica arma contro Azazel, pur non riponendo grande fiducia in essi e considerandoli apertamente come pedine sacrificabili. I quattro protagonisti, muovendosi in gruppi di tre e armati di equipaggiamento demoniaco, dovranno attraversare le aree infestate del Purgatorio, facendo strage di orde infernali e sabotando i piani messi in atto da Azazel.

La storia di Painkiller, almeno per quanto riguarda questo nuovo capitolo, si limita a quanto detto nell’introduzione, sviluppando poco altro nel corso del gioco, nonostante il supporto di un codex.
Unico elemento degno di nota è l’ironia macabra leggibile nei dialoghi dei figuranti, dal modo in cui Azazel descrive le armi demoniache e gli eserciti da lui creati, al velo di calvinismo presente nelle parole di Metatron.
Armiamoci e partite
In linea con la proprietà intellettuale di cui fa parte, Painkiller è uno sparatutto in prima persona, giocabile sia in solitaria che in multigiocatore. Sebbene entrambe le modalità siano state ben sviluppate, è palese, nella struttura del gioco, l’essersi concentrati maggiormente su l’esperienza multiplayer.
Dopo una missione tutorial introduttiva, il giocatore si ritrova nel Crocevia del Purgatorio, campo base da cui è possibile preparare ogni partita. In questo luogo, il giocatore può scegliere il personaggio giocante, a scelta tra Ink, Roch, Void, e Sol. Ognuno di loro ha un piccolo differente bonus in-game e una storia da raccontare giocando, ed è possibile personalizzarli con skin sbloccabili pagando un (ricco) costo di oro, ottenibile in partita.
Scelta la propria pedina, tocca all’equipaggiamento nell’armeria, consistente in due armi equipaggiabili (anch’esse personalizzabili con skin da sbloccare) senza alcuna restrizione per il tipo di arma, oltre all’arma nota come Painkiller presente nella dotazione di base: una sorta di pistola con lama rotante da usare nel combattimento corpo a corpo.
Ci sono sei armi in totale, sbloccabili e potenziabili pagando un costo di oro e anime antiche, oltre a richiedere, in alcuni casi, di raggiungere un determinato obiettivo giocando con l’arma in questione equipaggiata (ad esempio, uccidere un certo numero di nemici con una determinata abilità dell’arma).
Le armi possiedono una modalità di fuoco primaria, che consuma proiettili, e un’abilità secondaria, richiedente un costo di energia, entrambe variabili tramite scelte da fare nell’albero delle abilità, sbloccabili e selezionabili nell’armeria.

Oltre alle armi, è possibile equipaggiare due carte dei tarocchi, anch’esse ricorrenti nella saga di Painkiller, le quali forniscono abilità passive. Esistono 44 tarocchi in gioco, sbloccabili pagando 3000 monete d’oro per avviare la lotteria dei tarocchi.
Al termine di ogni partita, i tarocchi equipaggiati vengono consumati. Per ripristinarli, è necessario pagare un costo di tre anime antiche l’uno, oppure selezionandoli tra le tre carte nella lotteria dei tarocchi, a patto che vengano nuovamente estratti.
Fatto ciò, al di là del poter consultare un codex, che si sviluppa affrontando nemici, sbloccando armi, e giocando nei livelli dei biomi con i personaggi giocanti, il giocatore è pronto per entrare in azione. In modalità online è anche possibile unirsi alle partite di un altro giocatore, inserendo un codice o facendo una ricerca di partita rapida, con tanto di possibilità di personalizzare le opzioni di ricerca (difficoltà e tipo di partita). Giocando in solitaria, invece, è possibile scegliere tra la modalità Incursioni e Angelo ribelle, quest’ultima suggerita per i giocatori più avanzati.
Le Incursioni consistono in nove livelli totali divisi in tre biomi differenti. All’inizio è possibile partire solo dal primo livello di ogni bioma, sbloccando gli altri due progredendo nelle incursioni. In caso di modalità online, si può anche sbloccare un livello partecipando e portando a termine un’incursione tramite una partita rapida.

La modalità Angelo ribelle consiste invece in sette sfide progressive, di vario genere che si svolgono in arene inedite, e un boss finale (che invece sono gli stessi Nefilim nelle incursioni). Si inizia scegliendo le armi iniziali, con le rispettive abilità e modalità di fuoco, fra tre opzioni casuali, e il premio da ricevere alla fine della sfida che si sta per affrontare (giocando online, la maggioranza dei giocatori deve essere d’accordo con questa scelta).
Entrambe le modalità permettono di scegliere ogni volta il livello di difficoltà, da uno a quattro, potendo incrementare sia il danno dei nemici che l’ammontare dei premi ottenibili.
Carneficina e confusione
Sia in modalità giocatore singolo che in multigiocatore, Painkiller manda in campo tre giocatori, due dei quali controllati da BOT in single player. I BOT sono casuali sia nel personaggio giocante che nella scelta di armi e abilità, ma una menzione di merito va alla loro intelligenza artificiale, in grado di renderli dei validissimi alleati in combattimento nelle partite in solitaria.
Un problema potrebbero essere gli obiettivi diversi dalla carneficina, presenti nei vari livelli, in particolare quelli da “ruba bandiera” (raccogliere e tenere un oggetto, e portarlo in un determinato punto dell’area). In tal caso, i BOT si limitano a combattere, lasciando questo compito al giocatore singolo.

I tre giocatori hanno il compito di attraversare il livello e completare le sfide lungo il cammino, le quali richiedono, in ogni caso, di fare una vera e propria carneficina. In Painkiller si combatte spesso contro orde di esseri infernali, in grado di far schizzare il punteggio delle uccisioni che si manifesta ogni volta che si abbatte un nemico, spingendo il giocatore a mantenere il più a lungo possibile la scia di morte data dalle uccisioni consecutive.
I nemici regolari sono i cosiddetti Seguaci, presenti di vario tipo, ai quali si aggiungono i Demoni, più forti e resistenti seppur con una barra dello stordimento incrementabile grazie alle abilità delle armi. Una volta storditi, i demoni possono anche essere uccisi istantaneamente con il rampino della Painkiller, lasciando cadere i globi per ricaricare l’energia, necessaria per usare le abilità delle armi. Il terzo livello di ogni bioma presenta infine un Nefilim, creatura unica da affrontare in una boss fight.
La Painkiller è un’arma che non richiede alcun costo di munizioni, anzi permette di lasciarle cadere uccidendo i nemici, sebbene siano presenti munizioni sparse lungo il percorso assieme a globi di ripristino della salute, vite extra, oro, e tesori nascosti, tra cui tre tipi di oggetto equipaggiabile (un’ampolla della salute, una riserva di munizioni, e un manichino che funge da esca esplosiva).
Ogni giocatore parte con tre vite, perdendone una ogni volta che la barra della salute si consuma completamente. Se si dovesse morire quando le vite sono a zero, per quel giocatore è game over. Ogni volta che si finisce KO, il giocatore va rianimato da un suo compagno, cosa che avviene pressoché immediatamente quando tale compito tocca a un BOT.
I due BOT permettono anche una ricerca rapida delle partite online, dato che il giocatore può inserirsi in una partita in corso di un altro andando a prendere il controllo di uno di essi. Il gioco online viene impreziosito dal cross play, permettendo ai giocatori di cooperare indipendentemente dalla piattaforma su cui si gioca.

Il rovescio della medaglia nella carneficina di Painkiller, sta nella confusione che va spesso a crearsi, la quale complica le partite specialmente alle difficoltà più elevate. Un videogioco sparatutto in prima persona, in aree con un numero molto elevato di nemici, nelle quali è inclusa la presenza di dislivelli, precipizi, e trappole ambientali, con i giocatori in grado di scattare, scivolare velocemente, appigliarsi con il rampino a punti sospesi in aria e ai nemici, e con la presenza di tanti effetti visivi che vanno a crearsi tra proiettili, abilità elementali, sangue ed esplosioni.
Va anche segnalato un bilanciamento della difficoltà discutibile: se è vero che i problemi di confusione complicano il terzo e quarto livello di difficoltà, giocando invece ai primi due livelli in modalità offline, i BOT sono talmente efficienti in combattimento da poter svolgere il lavoro quasi in solitaria.
La modalità single player giocata ai primi due livelli di difficoltà, rischia di diventare una competizione con i BOT solo per ottenere i punteggi più alti nella classifica finale della partita.
Non il migliore dei reboot
Il reboot di Painkiller, per un novizio della serie come il sottoscritto, ha il pregio di far scoprire l’esistenza di una saga apprezzata ma meno nota, dal concept interessante. Questo nuovo capitolo del 2025, invece, non è certamente il più felice dei reboot.
Un videogioco poco longevo, con protagonisti poco accattivanti con i quali è quasi impossibile empatizzare, al punto da non trasmettere voglia di giocare le missioni per sbloccare tutte le informazioni del codex, necessario soprattutto per capire la loro storia che si sviluppa in dialoghi miseri e difficili da cogliere in gioco, anche con i sottotitoli, a causa della dinamicità delle partite e della confusione che si crea, con tanto di finale anonimo una volta completate tutte le incursioni.
La separazione netta del giocare in singolo e della modalità online, che richiede al giocatore di portare avanti in maniera separata due identiche partite, sembra un tentativo infelice di incrementare la longevità. Persino il season pass presenta solo nuove skin per gli anonimi protagonisti.

Non aiuta neanche la componente tecnica e artistica, con la seconda che si mostra accattivante concettualmente ma non più di tanto nella messa in opera, specialmente nella presentazione dei personaggi giocanti, mentre l’aspetto poligonale è inferiore persino a quello dei First-Person Shooter di ultima generazione più onesti tecnicamente.
Nonostante il frame rate stabile (nell’edizione PS5 che è stata provata) non mancano pop-in delle texture durante l’introduzione dei livelli, e persino sporadici, ma frequenti, brevi freeze durante le partite, e una colonna sonora piuttosto anonima, utile solo a segnalare il momento in cui si sta entrando in azione.




