Dynasty Warriors: Origins – Prospettiva di un novizio
Premetto che, a parte una demo nel lontano 2005, non ho mai giocato ad un Dynasty Warriors, né la lunghissima saga iniziata nel 1997 mi ha mai interessato, ma quando in redazione si è presentata l’occasione di recensire l’ultimo capitolo, Dynasty Warriors: Origins, rilasciato il 17 Gennaio, ho pensato che potesse essere una buona occasione per provare qualcosa di nuovo e dare un punto di vista fresco, da non fan della serie.
Questo articolo non sarà quindi una vera e propria recensione, ma una sorta di guida all’acquisto per chi, non essendosi mai approcciato ai Musou, sta pensando di buttarsi nella saga dei 3 regni.
Un trend orientale
A 7 anni dallo scorso capitolo, Koei Tecmo ha deciso di ritornare sul campo di battaglia per continuare la saga delle 3 armate, riproponendo la classica formula dei Musou. Questo genere di action games, molto famoso in giappone, mette il giocatore al controllo di valorosi guerrieri in grado di eliminare centinaia di soldati in pochi fendenti (infatti la traduzione di Musou dal giapponese significa proprio imbattibile, senza eguali), decidendo le sorti di enormi battaglie.

Fonte: 2duerighe.com
Nonostante la saga ideata dall’azienda di sviluppo di Yokohama sia conosciuta in tutto il mondo, i Musou hanno attecchito poco nel mercato occidentale per il loro gameplay apparentemente poco tecnico, venendo spesso considerati giochi facili e semplici, in cui basta premere ripetutamente il pulsante di attacco per battere qualsiasi cosa ci si pari davanti, e mentirei se scrivessi che le mie idee erano diverse.
Dynasty Warriors: Origins è un titolo che mi ha riportato indietro nel tempo, a quando non mi documentavo su un titolo prima di giocarlo, in cui la curiosità vinceva su qualsiasi altro tipo di giudizio…e ne sono rimasto piacevolmente colpito. Dynasty Warriors è quel tipo di gioco che per essere giudicato deve essere provato: certo, il gameplay è un continuo attaccare orde di nemici infinite, ma il flow (flusso, ritmo) del combattimento, le combo e la difficoltà (non è così facile come sembra) sono cose che devono essere sentite, non viste, anche perchè ad occhi poco esperti (come nel mio caso) l’unica cosa che si nota sono solo le centinaia di omini volanti. Quindi farò del mio meglio per convincervi a provare questo genere i giochi e, in particolare, questo titolo che mi ha aperto gli occhi e causato un principio di tunnel carpale.
Facendo una veloce sintesi di quello che andrò a descrivere e per rimanere in tema guida all’acquisto: se vi piacciono i titoli action sopra le righe alla Devil May Cry o Bayonetta pieni di combo, armi e poveri avversari su cui sfoggiare la vostra maestria, Dynasty Warriors: Origins potrebbe fare al caso vostro.

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Ma andiamo per gradi. Dynasty Warriors: Origins alterna fasi esplorative durante le quali è possibile viaggiare per il mondo raccogliendo oggetti, parlare con vari personaggi e compiere missioni secondarie, alle battaglie vere e proprie.
Le battaglie, fulcro dell’esperienza, si svolgono in grandi e spaziose mappe in cui eserciti alleati e nemici si danno battaglia cercando di portare a termine determinati obiettivi: eliminare il comandante avversario, conquistare o difendere basi strategiche, oltre ad altri scenari particolari. Durante gli scontri il giocatore dovrà supportare le truppe alleate combattendo al loro fianco, non solo determinando l’esito della battaglia, ma anche il loro movimento sul campo. Le truppe si muovono automaticamente seguendo un percorso sulla mappa, ma lo scontro contro l’avversario spesso bloccherà o devierà l’avanzata. In questi casi il giocatore, al controllo di un anonimo guerriero soprannominato Ziluan, dovrà decidere quali truppe aiutare con il poco tempo a disposizione, aggiungendo una minima componente strategica all’esperienza.

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Non fermarsi alle apparenze
Arriviamo quindi alla domanda fatidica, il combattimento è divertente? Assolutamente sì. Dynasty Warriors: Origins offre al giocatore molti strumenti per decimare le fila nemiche, iniziando dalle armi. Durante il corso della campagna sarà possibile brandire 9 armi diverse, ognuna con le sue combo, attacchi speciali e utilità: la spada e il bastone servono per falciare più nemici possibili, mentre i guantoni e la Podao sono più utili nel combattimento 1v1.

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Il punto focale delle battaglie non sta quindi nel sopravvivere all’enorme numero di nemici, ma nell’essere nel posto giusto al momento giusto. La vittoria di una battaglia sarà determinata dal movimento e dalla forza delle truppe alleate e nemiche, misurata da una barra del morale. Per accresce il morale del proprio esercito e diminuire quello avversario bisognerà cercare di limitare le perdite nelle proprie fila, rendendo necessario padroneggiare le tecniche di combattimento per sconfiggere velocemente gli avversari in modo da potersi muovere e andare in aiuto di altri nostri alleati. Inoltre durante gli scontri sarà necessario portare a termine obiettivi secondari, come eliminare un determinato numero di nemici in un tempo limitato, oppure lanciarsi in azioni in solitaria per bloccare attacchi speciali. Un plauso va ai combattimenti con i caporali nemici, contro i quali si ingaggeranno dei veri e propri 1v1 con un sistema di puntamento, parry e mosse speciali counterabili con determinati attacchi speciali o eseguendo schivate perfette.

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Lontano dalla perfezione, ma molto divertente
Nonostante tutto, purtroppo gli scontri dopo 6 o 7 ore diventano ripetitivi, capire dove agire per ottenere la vittoria diventa abbastanza scontato dopo una ventina di battaglie, causa mappe e nemici molto simili gli uni agli altri. Ma il gameplay non è tutto, infatti, le circa 20 ore necessarie e portare l’esperienza a termine sono piuttosto piacevoli.
Anche se molto simili fra loro, le battaglie sono estremamente epiche e farsi strada tra centinaia di soldati nemici per poter bastonare un caporale impegnato nella preparazione di un attacco speciale è molto divertente, senza contare che la possibilità di utilizzare temporaneamente gli eroi alleati o lanciarsi in cariche coordinate trasmette perfettamente la power fantasy di sentirsi un guerriero leggendario destinato a cambiare il mondo.
Un altro aspetto molto particolare sta nella trama e nello storytelling. La storia di Dynasty Warriors: Origins racconta di un anonimo soldato che dopo aver perso completamente i ricordi si trova a dare man forte agli eserciti imperiali impegnati a sedare la rivolta dei turbanti gialli, nella speranza di riacquistare la memoria. Purtroppo, una volta sconfitti i ribelli, la coalizione formatasi dalle 3 armate si rompe e inizia così la guerra dei 3 regni, un conflitto nel quale Ziluan, il protagonista, avrà un ruolo cardine.Praticamente la classica trama da racconto epico, aspetto che viene ulteriormente accresciuto da come viene raccontata: il focus non è sulla guerra in sé, ma sui capitani, eroi e altre figure importanti, mantenendo una narrazione molto leggera che vuole raccontare la guerra come un mezzo attraverso il quale grandi uomini vogliono compiere grandi gesta, peccato per alcuni dialoghi molto dozzinali e il doppiaggio inglese che distrugge qualsiasi tipo di pathos.

Fonte: 2duerighe.com
Per concludere, Dynasty Warriors: Origins è un titolo piacevolmente mediocre, non è il gioco che ti cambia la vita quando lo finisci, ma sà quello che vuole offrire e lo fa perfettamente: un racconto epico pieno di frasi fatte sull’onore e tante, ma tante botte.




