Blasphemous 2: Recensione – Uguale ma diverso
“More of the same”, traducibile come: “è la stessa cosa ma migliorata, rimaneggiata”. Sta ad indicare quei videogiochi, in genere sequel, che presentano lo stesso motore di gioco e le stesse meccaniche di gameplay dei predecessori, in maniera migliore e/o con delle rivisitazioni.
Un termine usato spesso in modo dispregiativo, soprattutto negli ultimi anni, per via della continua ricerca dell’originalità da parte di una certa utenza, incoscienti del fatto che essere originale non significa per forza essere migliori; vittime di un effetto nostalgia che obnubila il fortissimo “more of the same” di molti titoli del passato.
“More of the same” è il primo pensiero balzato in mente quando The Game Kitchen ha rilasciato il primo trailer di Blasphemous 2, in arrivo su tutte le piattaforme il prossimo 24 agosto.
In genere si tende a non volgere la critica del “more of the same” verso i videogiochi “indie”, consapevoli che le possibilità delle software house autrici di questi titoli potrebbero essere limitate, e difatti non sembrerebbe aver toccato il sequel del tanto apprezzato Blasphemous.
Sarebbe un peccato se anche Blasphemous 2 dovesse venire colpito da tale critica, poiché esso è invece un perfetto esempio di come un sequel fortemente citazionista del suo predecessore, sia all’apparenza che nell’esperienza ludica, si riveli essere un videogioco molto diverso.
Il Miracolo sta tornando. Basta penitenza!
Questa storia non è più ambientata nella terra di Cvstodia (o forse sì?) bensì nei pressi della Città del Nome Benedetto.
Il protagonista è nuovamente il Penitente, levatosi dalla sua tomba dopo molto tempo per battersi contro il ritorno del Miracolo e del suo “dono della deformità”.
La nuova manifestazione vede l’innalzamento della parte alta della città per mano di tre statue colossali, e l’apparizione di un gigantesco cuore nel cielo sovrastante: il Miracolo sta per generare un nuovo figlio.
Compito del Penitente è impedire la Nascita. Guidato stavolta da Anuncíada, egli deve rivelare i tre Rimpianti per fare sì che i custodi di pietra gli permettano di raggiungere il grande cuore, ma deve anche fare attenzione ai membri dell’Arciconfraternita: gruppo di Penitenti scelti dal Miracolo come sue guardie del corpo.

Già dalle premesse è possibile leggere diverse similitudini tra Blasphemous II e il suo predecessore: il collegamento diretto con il finale del DLC gratuito Wounds of Eventide, un boss ad attendere il Penitente al suo risveglio, un oracolo munito di pergamena, e tre obiettivi da conseguire per accedere ad un luogo inviolabile, partendo da una hub di gioco che ricorda molto Albero visitata in Blasphemous.
La Città del Nome Benedetto è ancor più centrale per Blasphemous 2 rispetto ad Albero nel prequel, essendo un luogo dove vengono radunati quasi tutti gli NPC fondamentali. Ad esempio, in sostituzione dei numerosi santuari del sangue sparsi per Cvstodia, è presente un solo nuovo NPC per il potenziamento delle Boccette Biliari (le pozioni di cura) in questa nuova hub di gioco.
Inoltre, nonostante la mappa di Blasphemous presenti delle bellissime ramificazioni, e collegamenti inaspettati delle nuove aree esplorate con luoghi visitati in precedenza, quella di Blasphemous 2 è molto più da Metroidvania, con la Città del Nome Benedetto che funge davvero da nucleo dell’intera mappa, dato che tutte le ramificazioni partono da essa.
La hub di gioco è un primo esempio per riassumere il cambiamento più eclatante di Blasphemous 2 rispetto al suo prequel: una maggiore fluidità.

La struttura della mappa è anche logica vista l’introduzione: in Blasphemous si parla della terra di Cvstodia, non del villaggio di Albero, mentre in Blasphemous 2 viene citata fin da subito la Città del Nome Benedetto.
La narrazione trova una consonanza ludo-narrativa anche con la componente artistica del gioco: meno grottesca rispetto al prequel, a eccezione delle aree più legate al Miracolo flagellante, spesso dimenticate secondo la lore.
Dopotutto, la storia racconta del Miracolo che sta tornando, ma la maggior parte delle persone ha dimenticato questo Credo e sembrerebbe non volerlo più. E’ logico pensare di vedere meno dono della deformità e meno adoratori, al contrario di quanto avveniva nell’antica Cvstodia.
Già in Blasphemous si è visto come i protettori del Miracolo siano più eleganti, e nei videogiochi in generale si è visto come i boss umani o umanoidi generalmente sono i più pericolosi. Quest’ultimo fattore è valido anche in Blasphemous 2, il quale offre boss fight più ostiche rispetto al predecessore.

Va invece segnalata una determinata carenza nella narrazione rispetto a Blasphemous, consistente in una lore meno dettagliata.
Si percepisce l’assenza dei cadaveri ascoltabili con il Sudario dei Sogni Peccaminosi che fanno vivere al giocatore l’angoscia provata in quel determinato luogo, oppure la presenza di più oggetti dalle descrizioni riguardanti la zona in cui vengono recuperati.
Non che non si arrivi a ricostruire la storia di ogni luogo in Blasphemous 2, ed è affascinante il trovare oggetti (o ascoltare racconti d’altro genere) che raccontano di luoghi inimmaginabili in quel momento dell’avventura (ad esempio, quando viene raccolto il primo Seme di Cera), ma è anche vero che ricomporre il puzzle è meno immediato rispetto al prequel (paradossale, considerando quanto detto in precedenza sulla maggiore fluidità).
Un difetto che permane è l’assenza di spiegazioni riguardante il design dei nemici. Come nel prequel, alcuni presentano un’estetica dal significato comprensibile o anche solo intuibile, per altri invece è un peccato dover aspettare nuovamente l’artbook ufficiale per comprendere le idee dietro la loro creazione.
Dal peso della colpa alla leggiadria di Blasphemous 2
La spada Mea Culpa, unica arma del Penitente in Blasphemous, scompare nel finale (ora divenuto canonico) del DLC Wounds of Eventide, lasciando il protagonista disarmato al suo risveglio dalla tomba, almeno per il tempo di scegliere una delle tre armi disponibili in questo secondo capitolo.
Il flagello Veredicto, le due lame Sarmiento e Centella, e la sciabola Ruego Al Alba. Solo una di queste può essere scelta all’inizio, le altre due saranno comunque ottenibili durante il viaggio.
Una volta ottenute le altre armi, il Penitente potrà cambiarle in gioco ogni volta che vuole. In molti casi sarà anche obbligatorio cambiare, dato che il nuovo pellegrinaggio presenta diversi ostacoli da superare esclusivamente ricorrendo a un determinato tipo di arma.

A primo impatto le tre armi sembrerebbero presentare una suddivisione di molti poteri della vecchia Mea Culpa, con l’aggiunta di alcune capacità belliche inedite, ma le loro proprietà magiche e il sostegno di un albero delle abilità per ognuna di essa, rendono le nuove compagne del Penitente sempre più speciali.
Gli alberi delle abilità sono il primo aspetto verso quel pizzico di componente GDR che tanto basta a cambiare il gameplay di Blasphemous 2 rispetto al suo predecessore.
Per sbloccare le abilità è necessario un nuovo tipo di moneta: i Marchi del Martirio. Inseriti in aggiunta alle vecchie Lacrime di Redenzione, questi possono essere ottenuti raramente dai nemici sconfitti (la frequenza è poco chiara), sicuramente dai boss, dalle particolare urne sparse per il mondo di gioco (in questo caso, in alternanza alle Lacrime di Redenzione) e in altri modi ancora.
I Marchi del Martirio sono rari in quanto di numero limitato, essendo presenti nella quantità necessaria a completare gli alberi delle abilità e un’altra novità di questo sequel: la Pala d’Altari dei Favori.
Quest’ultima, posta sulla schiena del Penitente, consiste in otto slot per delle figure intagliate nel legno che donano potenziamenti aggiuntivi.

Inizialmente sono presenti solo due slot liberi: gli altri vanno sbloccati pagando un costo sempre più alto di Marchi del Martirio allo Scultore, il quale si occupa anche di cambiare le figure intagliate presenti nella Pala.
Gli otto slot sono divisi in quattro coppie, in quanto è possibile abbinare figure della stessa categoria per ottenere un effetto aggiuntivo.
Non manca il vecchio sistema dei Grani del Rosario, identico a quello visto in Blasphemous ma con meno slot a disposizione, seppur con oggetti basati più sull’incremento delle resistenze, considerando che molti di questi oggetti ottenibili altro non sono che un upgrade degli stessi raccolti in precedenza.
Fanno ritorno anche le Preghiere, stavolta suddivise in Versetti e Canti, per i quali sono disponibili due slot differenti ma equipaggiabili contemporaneamente. Le due categorie si differenziano semplicemente per potenza, area d’effetto, durata e costo di Fervore.
La doppia Preghiera (assieme alla peculiarità di Veredicto) deve aver spinto il gioco a rendere più veloce l’accumulo di Fervore, ma anche a cambiare il sistema dell’accumulo di Colpa.
Difatti, quando si muore agisce il vecchio sistema del Frammento di Colpa lasciato sul punto di morte, riducendo il limite di Fervore e stavolta anche la Difesa, mentre aumentano le Lacrime di Redenzione guadagnate (al contrario di quanto accade nel prequel) e i Marchi del Martirio ottenibili.
Il problema è che mentre in Blasphemous i Frammenti di Colpa sono cumulabili, in Blasphemous 2 vige un sistema più simile a quello dei Souls che lascia solo l’ultimo Frammento di Colpa perduto. Così facendo, per rimuovere definitivamente l’accumulo di Colpa è necessario rivolgersi al Confessore, anch’esso unico e situato nella Città del Nome Benedetto (con tanto di side quest dedicata).

Non una gran componente GDR quella di Blasphemous 2, ma in grado di fare la differenza. Ad esempio, le armi non vengono potenziate come la Mea Culpa nel prequel: è necessario sbloccare le rispettive abilità che aumentano i danni inflitti. In tal caso il danno aggiuntivo che può dare la Pala d’Altari dei Favori non è poco, come non lo è un ulteriore potenziamento dato dalla giusta combinazione di figure.
Anche le Preghiere potrebbero necessitare variazioni, poiché i danni elementari che infliggono sono determinati proprio dalla Pala d’Altari dei Favori e da alcune abilità, oltre che da eventuali debolezze e resistenze di alcuni nemici (un nemico che ricorre alle fiamme difficilmente soffrirà attacchi di fuoco).
Non a caso sono stati inseriti anche i numeri che indicano i danni inflitti, assieme alla barra della salute dei nemici sempre disponibile (nel prequel appare solo equipaggiando un determinato oggetto), entrambi disattivabili nelle opzioni.
Un po’ Souls-like ma più Metroidvania
Blasphemous è definito un Metroidvania, sebbene questa struttura nel primo capitolo sia relegata più alle missioni secondarie, lasciando invece alla main quest una struttura più da Souls-like (che a loro volta traggono ispirazione dai Metroidvania).
Per la gioia dei fan del genere, Blasphemous 2 rende più marcata la sua componente Metroidvania. A partire dalla sopracitata struttura della mappa: molte volte si passerà dinanzi a luoghi palesemente inaccessibili in attesa di un determinato evento, o di sbloccare una determinata abilità.
Queste ultime citate sono i Doni della Contrizione. Si tratta di abilità che favoriscono i movimenti del Penitente, spesso relegate nuovamente ad attività secondarie ma fondamentali per diversi punti della main quest.

I Doni della Contrizione influenzano molto anche i movimenti in fase di combattimento, permettendo di evitare facilmente anche nemici ostici, magari per attraversare agevolmente zone già visitate.
Ovviamente la scelta dell’arma iniziale, e la sequenza con la quale si sbloccano le altre due rimaste, è ciò che più influisce sul combattimento. Alcune armi risultano oggettivamente più efficaci di altre contro determinati nemici, per via delle loro proprietà uniche.
Inoltre, ogni arma offre al Penitente la possibilità per sbloccare o attraversare determinati percorsi, alcuni dei quali richiedono addirittura l’uso di più di una di queste abilità.
Con una tale fluidità è inevitabile pensare al platforming, decisamente più enfatizzato in Blasphemous 2 tramite delle vere e proprie sessioni platform, anch’esse per lo più presenti in attività secondarie ma che non disdegnano la main quest, specialmente nelle fasi finali dove il Penitente ha inevitabilmente a disposizione tutte le armi e tutti i Doni della Contrizione.
A sostegno delle fasi platform arriva un cambiamento riguardante le trappole come spuntoni o cadute nel vuoto, ora non più fatali ma solo fortemente dannose. Dopo un errore del genere, il Penitente viene teletrasportato nel punto in cui ha fallito il salto.

Peccato non aver messo mano a un altro dei difetti di Blasphemous: le hitbox del danno subito. Anche in Blasphemous 2 il Penitente subisce danno se tocca i nemici senza attaccare, e ancora una volta sono presenti diverse situazioni in cui c’è il serio rischio di restare incastrati a subire danni senza riuscire a spostarsi.
Uguale ma diverso
Vale la pena acquistare Blasphemous 2? Si, in caso si abbia già provato e apprezzato il suo prequel, del quale questo gioco evolve la formula, migliorandola in diversi aspetti.
Basta tornare al primo capitolo dopo aver provato questo sequel per toccare con mano la differenza di fluidità dei due titoli, e notare tutte le altre differenze elencate, a partire dalle sessioni platform, passando per l’avventura meno lineare, e notare persino la differente qualità nella pixel art, specialmente nelle cutscene ora divenute pulitissime.
Pad alla mano, Blasphemous 2 provato su PS5 sfrutta anche abbastanza bene il nuovo tipo di vibrazione offerta dal Dual Sense.
Se tutto questo non dovesse bastare, si pensi solo alla possibilità di affrontare un altro meraviglioso pellegrinaggio con il Penitente, e chissà che non arrivino DLC anche per questo capitolo: chissà se gratuiti anche stavolta.




