Potion Permit – Giochiamo al piccolo chimico?
Quando vidi il primo trailer di Potion Permit, nella mia mente iniziarono a riaffiorare i dolci ricordi delle innumerevoli ore passate nel vasto e imprevedibile mondo di Stardew Valley.
Le premesse sembravano essere le stesse dopo tutto: un ambiente di gioco dolce e rilassato, un mondo da scoprire aiutando i vari personaggi che lo popolano, musichette orecchiabili e quel tanto che basta di grinding da rubare ore ad un giocatore.
Tuttavia, mai giudicare un titolo dal suo semplice trailer. Quante volte siamo rimasti delusi, dopotutto, dal vedere cinematiche accattivanti che di fatto si trasformano in qualcosa di già visto o, peggio, non si presentano per quello che sono?
Per questo ho deciso di dare fiducia a MassHive Media e PQube, ho acceso la mia Nintendo Switch e mi sono ritrovato sul treno diretto a Moonsbury, pronto ad impersonare il giovane farmacista protagonista di questa storia..
Potion Permit in una parola: semplicità.
Come oramai è tradizione di questi simulatori di vita reale, le prime ore passate su Potion Permit sono servite essenzialmente a conoscere il mondo di gioco ed a dare un’infarinatura generale sul perché il giocatore muoverà i suoi passi proprio in questa piccola cittadina.
Moonbury è di fatto un piccolo borgo di provincia che vive distaccato dalla capitale, valorizzando i suoi prodotti e i suoi abitanti. Ogni essere vivente di questa comunità ha i propri segreti, delle ambizioni o semplicemente, delle motivazioni che lo spingono ad avere un certo tipo di rapporto con gli altri membri della cittadina.
La cosa che mi ha stupito maggiormente di questa piccola produzione, infatti, è stata proprio il ruolo del giocatore in tutto questo. A differenza di Stardew Valley, ad esempio, in Potion Permit il giocatore avrà un ruolo centrale all’interno delle vicende del gioco in quanto sarà l’unico farmacista (o chimico) di tutta la comunità.
Il perché e le motivazioni dietro a questa assenza di medici saranno il fulcro attorno al quale gireranno le prime missioni e le prime ore di gioco, motivando le scelte compiute dal giocatore e, di conseguenza, dal nostro farmacista.
L’interazione con gli altri personaggi di Moonbury è fondamentale e già le primissime missioni spingeranno il giocatore ad interagire sempre maggiormente con le persone intorno a lui. Tutto ciò andrà ad innescare diversi meccanismi tra segreti e misteri che non faranno altro che intrappolare il malcapitato in un loop di ricerca di risorse e materiali, ovviamente necessari per soddisfare le varie richieste e scoprire così sempre più sfaccettature di questa cittadina.

Gameplay ripetitivo ma intrigante
Come è facile intuire in questa tipologia di gioco, il gameplay di Potion Permit è di fatto un gestionale lento e costante che si alterna tra la ricerca dei materiali e l’esplorazione dei dintorni di Moonbury, tra pericoli di varia natura e forma.
La gestione della clinica e il costante soddisfacimento delle richieste dei cittadini saranno i motivi che ci spingeranno a procedere in questo loop apparentemente infinito. Che sia per trovare materiali per sistemare la nostra casa, la nostra clinica o semplicemente soddisfare la richiesta del sindaco oppure per curare il giovane Russo che si è sbucciato le ginocchia correndo nel parco, ogni giorno partiremo alla ricerca di nuovi materiali e risorse.
Risorse che dovremo successivamente investire per creare pozioni adatte a curare i sintomi dei nostri pazienti. Ed è qui che entrano in scena una serie di mini giochi capaci di smorzare leggermente questa dolce e lenta ripetitività.
Per scoprire la causa del dolore al braccio di Zeke, dovremo diagnosticare la sua malattia, risolvendo un mini gioco che potrà essere una piccola sequenza ritmata, un memory o talvolta le malattie saranno abbastanza gravi da necessitare di una ricerca prima di poter debellare.

Segreti e misteri
Ciò che sarà capace di spingere il giocatore a continuare il suo viaggio nei confini di Moonbury sarà l’enorme numero di misteri e segreti da svelare mano mano che ci completeranno quest o si farà amicizia con i cittadini.
Potion Permit è un gioco semplice, ma con una progressione costante spalmata nelle sue ore di gioco. Ciò significa che ogni volta che riusciremo a guadagnare fiducia con le persone o a soddisfare determinate richieste, partiranno altri mini video che indirizzeranno il focus del giocatore verso un altro velo da sollevare in quelle lande misteriose.
Nulla di tetro o di spaventoso, sia chiaro, ma una volta che il gioco vi avrà catturato nel suo loop di farming, mistero e segreto, sarà davvero difficile smettere di giocare senza scoprire cos’altro nascondono quelle terre misteriose.
Ogni progressione tuttavia è decisamente mirata e studiata, e questo aumenterà di molto la voglia di migliorare il proprio equipaggiamento o la propria attività, anche solo per scoprire cos’altro si nasconde in questa ridente cittadina di Moonbury.

Conclusioni
Tirando le somme di questo Potion Permit, non posso che ammettere quando siano state piacevoli le ore passate in sua compagnia e non posso, allo stesso tempo, non sottolineare l’amore del team di sviluppo per questo gioco.
Abbiamo infatti iniziato la nostra run in anteprima, notando diversi bug e glitch sparsi per il mondo di gioco. Problemi che tuttavia sono stati risolti man mano che giocavamo con diverse patch e correzioni.
Ammetto di avere un debole per questo tipo di produzioni, ma come ho già scritto qualche paragrafo sopra, nel momento stesso in cui il gioco riuscirà a rapirvi per via dei suoi innumerevoli eventi, apparentemente casuali, non riuscirete più a staccarvi da questa produzione, in quanto ogni giorno passato in quella ridente cittadina nasconderà una nuova missione pronta ad aspettarvi. E quando sembrerà solo calma piatta, beh, lasciatevi stupire.
Un piccolo dettaglio ai margini di questa recensione: se proprio devo trovare un difetto o una carenza in Potion Permit, devo per forza fare peso sul comparto sonoro. Le musiche che accompagneranno il giocatore saranno rilassanti e dolci, come è tipico di questo genere videoludico, ma risultano essere poche e non troppo variegate. Manca quel qualcosa in più a livello artistico, che fortunatamente passa in secondo piano alla luce dei tanti misteri e segreti nascosti in tutto il mondo di gioco.




