Resident Evil Code: Veronica – Il sequel “dimenticato”?
Resident Evil torna al cinema, stavolta con un film che si distacca dalla serie con protagonista Milla Jovovich e che va invece a collegarsi con la saga videoludica.
Resident Evil: Welcome to Raccoon City, questo è il titolo del nuovo film, il quale rimanda chiaramente ai primi capitoli della saga. Difatti, il film è ambientato nel 1998 e vede come protagonista Claire Redfield, alla quale si affiancano suo fratello Chris, Leon S. Kennedy e Jill Valentine, per una storia che unisce e trae ispirazione da Resident Evil e Resident Evil 2.
La prima trilogia di Resident Evil (assieme al quarto capitolo) è ciò che più è rimasto a cuore ai fan della serie: il fascino evocativo di Villa Spencer, l’incidente di Raccoon City ma anche e soprattutto la fuga di Jill dal Nemesis.
Tuttavia, non tutti sanno che di questa trilogia avrebbe dovuto far parte un altro capitolo, relegando Resident Evil 3 al ruolo di spin-off. Si tratta di Resident Evil Code: Veronica, pubblicato nel 2000 per Dreamcast con successivo porting su PS2 e su Xbox 360 (dove è stato rinominato Resident Evil Code: Veronica X).
Un titolo che pur non discostandosi molto dai primi due capitoli della saga, è molto apprezzato per la sua indubbia qualità.
Resident Evil Code: Veronica – Il vero terzo capitolo?
Resident Evil Code: Veronica fu pubblicato inizialmente solo su Dreamcast nel febbraio 2000 (a maggio in Europa), appena pochi mesi dopo Resident Evil 3.
A detta di Shinji Mikami, ideatore della serie, Code: Veronica sarebbe dovuto essere il vero terzo capitolo della saga. Qualitativamente parlando lo avrebbe meritato più di Resident Evil 3, tant’è che per il celebre capitolo con Jill e il Nemesis si è dovuto aumentare il livello qualitativo a metà dello sviluppo, quando la produzione decise di trasformare quello che doveva essere un semplice spin-off in un capitolo numerato.
Tale cambiamento avvenne probabilmente per volontà di Sony, dato che Resident Evil inizialmente era un’esclusiva console PlayStation e Sony avrebbe voluto almeno tre giochi della serie sulla propria piattaforma.
Va da sé che non sarebbe stato conveniente per Capcom concludere la prima trilogia esclusivamente su un’altra console e relegare su PlayStation un semplice spin-off, così come non sarebbe stato conveniente, in virtù dei buoni rapporti con Sony, sviluppare due spin-off e relegare su PlayStation quello minore.
Alla fine si optò per rendere migliore lo spin-off per PlayStation trasformandolo anche in Resident Evil 3, sfruttando la numerazione per attrarre l’utenza e lasciando tranquillamente al Dreamcast il prodotto di maggior qualità.

Nonostante tutto ciò, il fatto che Resident Evil Code: Veronica fosse il vero sequel di Resident Evil 2 permane nella struttura del gioco; ambientato tre mesi dopo i fatti di Raccoon City (mentre gli eventi di Resident Evil 3 avvengono in contemporanea con quelli di Resident Evil 2) vede nuovamente protagonista Claire Redfield, in giro per l’Europa ancora in cerca di suo fratello Chris.
Infiltratasi in una base della Umbrella a Parigi, Claire viene rapita e portata come prigioniera sulla sconosciuta Rockfort Island. Qui viene liberata dal suo stesso rapitore, ora ferito, solo per scoprire che la struttura presente nell’isola, anch’essa appartenente all’Umbrella, è vittima di un nuovo “incidente” con il T-Virus.
Il gioco offre diverse location oltre alla base, alcune delle quali totalmente distaccate da Rockfort Island, così come Claire Redfield non sarà l’unico personaggio giocabile in questa avventura che mette insieme vecchie conoscenze e volti nuovi.
Resident Evil Code: Veronica è anche un videogioco con più narrazione rispetto ai primi due capitoli della saga, sebbene questa caratteristica potrebbe essere considerata come un’arma a doppio taglio.

Molti fan di Resident Evil sembrerebbero essere contrariati, quasi sorpresi dal fatto che anche il nuovo film tratto dai primi due capitoli sia un B-Movie.
È evidente come molti fan, forse accecati dalla passione o dall’effetto nostalgia, non si rendono conto che tutta la serie videoludica di Resident Evil ha una storia da film di Serie B.
Resident Evil Code: Veronica non fa eccezione in questo; la sua è anche una buona trama (per il canone) ma viene raccontata male, in quanto presenta un intreccio narrativo pieno di eventi improbabili o ridicoli: gente che si dimentica di sparare, di legare bene lo zaino con l’equipaggiamento; gente che sta per uccidere qualcuno per poi lasciarlo andare senza alcun motivo, che causa incidenti per motivi stupidi, e attimi che vorrebbero essere fatti passare come profondi ma che non suscitano empatia.
Interessante è la storia della famiglia Ashford nonché vera trascinatrice della trama, più per la lore che per le sequenze narrata sebbene anche la figura di Alexia trasmetta al giocatore un minimo di turbamento, mentre il personaggio di Alfred risulta sì interessante ma molto meno riuscito.
Al contrario degli Ashford, la nuova “spalla” Steve Burnside sembra essere stata caratterizzata frettolosamente. Ragazzo d’azione ingenuo ma di buon cuore, a lui vengono relegati diversi momenti toccanti (tra i quali il rapporto con Claire) che non risultano mai come tali, essendo stati scritti in maniera banale e forzata. Lo si ricorda invece per un paio di attimi piuttosto turbanti.

Paradossalmente, Resident Evil Code: Veronica è uno dei capitoli che racconta più in una saga dove le storie migliori sono arrivate dai giochi che raccontano meno. La buona trama unita a tutto il resto riesce comunque a trascinare il giocatore, nonostante ci siano momenti improponibili quasi in ogni cutscene.
Un classico Resident Evil
Fortunatamente, non trattandosi di Cinema, Resident Evil Code: Veronica ha dalla sua altri vantaggi che hanno quasi sempre caratterizzato la serie videoludica, ed è ancora apprezzabile nonostante si tratti indubbiamente di un gioco attempato.
Essendo uno spin-off della prima trilogia di Resident Evil, Code: Veronica presenta la telecamera fissa tipica dei capitoli dell’epoca e più o meno tutte le altre meccaniche viste nei videogiochi di questa saga dal ‘98 al 2000.
Resident Evil è un survival horror e l’obiettivo non è sparare agli zombie, al contrario di quanto ormai noto nella cultura popolare, bensì sopravvivere e fuggire dalla zona mortale nella quale si è intrappolati, anche evitando i nemici e risparmiando munizioni, se è possibile farlo, tenendo conto che queste ultime sono limitate.
Nella componente survival si potrebbe dire che Code: Veronica si piazza tra il primo e il secondo Resident Evil, spargendo nei vari scenari un numero generoso di munizioni e cure mediche controbilanciato da un buon numero di nemici pericolosi.
La componente puzzle ed esplorativa è all’incirca sullo stesso livello dei primi due capitoli, così come la componente horror che ancora oggi sa dire la sua; la differenza sta nel mondo di gioco che è talmente ampio da rendere Code: Veronica uno dei Resident Evil più longevi (certamente il più longevo della sua epoca).

Una novità che invece non funziona benissimo, purtroppo, sono le boss fight, alcune delle quali troppo ostiche persino per essere parte di un videogioco pubblicato ventun anni fa. Un problema dovuto a un’eccessiva punibilità di fronte a dei comandi tutt’altro che precisi.
Le boss fight sembrerebbero essere state pensate senza tener conto di quanto sia scomodo controllare il personaggio giocante nei movimenti di base, così come sembrerebbe che sia stato quasi dato per scontato che il giocatore arriverà al boss con molte risorse accumulate in un gioco dove queste ultime sono limitate.
Il risultato è la presenza di boss contro i quali si può perdere molto facilmente, e soprattutto boss fight dove la strategia vincente potrebbe essere costituita al massimo da due o tre soluzioni in tutto, pena un mucchio di try again.
Code: Veronica diceva che Resident Evil doveva cambiare
Resident Evil Code: Veronica è indubbiamente l’opera di qualità della quale parlavano gli sviluppatori, ma viene comunque da chiedersi se sia stato davvero sbagliato puntare su Resident Evil 3 come effettivo terzo capitolo della prima trilogia.
Giocando a Code: Veronica si può apprezzare il suo valore ma anche avere la forte sensazione di “già visto”. Certamente anche le meccaniche di Resident Evil 2 sono le stesse del primo capitolo, ma la struttura del gameplay abbinata al mondo di gioco e alla trama diversa fa chiaramente intuire che, in fondo, si tratta di un altro gioco.
Resident Evil Code: Veronica è invece un’esperienza di gioco valida ma già vissuta: le aree di Rockfort Island non hanno il fascino evocativo di Villa Spencer né danno l’idea di una lotta per la sopravvivenza come in Resident Evil 2, con il rischio che esplorando si tende solo a dare attenzione al fatto che si sta nuovamente facendo la stessa cosa: cercare di sbloccare tutte le strade per proseguire.
In tal caso, per quanto i comandi del Resident Evil 3 originale non fossero il massimo per una spinta più action, e per quanto i luoghi labirintici ben collegati tra di loro potrebbero mancare, l’idea di un terzo capitolo dove più che sopravvivere bisogna proprio scappare, soprattutto da un nemico come il Nemesis, da più l’idea di una ventata d’aria fresca.

Resident Evil Code: Veronica, all’epoca, dava soprattutto il segnale che la saga aveva bisogno di un cambiamento, avvenuto poi nel 2005 con Resident Evil 4 che è stato un capitolo rivoluzionario per l’intera industria videoludica.
Alcuni potrebbero tuttora preferire il vecchio stile, ma questo dipende dalla direzione artistica dei singoli giochi più che dalla telecamera. Oggettivamente parlando, va fatto un plauso a Capcom per aver avuto il coraggio di cambiare ben due volte lo stile di Resident Evil quando era il momento di farlo.




