Undying – Madre e figlio in un gioco di zombie
L’apocalisse zombie è ormai un classico del mondo videoludico, forse anche più rispetto a cinema e televisione. Dai primi Resident Evil fino al recente Back 4 Blood, passando per la storia più matura dei due capitoli di The Last of Us, e persino nell’apposita modalità zombie onnipresente in Call of Duty.
Lo scenario dell’apocalisse zombie favorisce la possibilità di impersonare un eroe che, in un modo o nell’altro, deve salvare il mondo, ma la situazione più probabile, se proiettata nella realtà, è quella in cui l’eroe della storia ha il ruolo della vittima.
Undying, videogioco survival horror sviluppato da Vanimals, è una delle poche opere videoludiche che si avvicina molto a questa situazione, mettendo il giocatore nei panni di una madre ritrovatasi in una situazione terribile.
In un’apocalisse zombie… saremmo gli zombie
Madre è l’altro nome di Dio sulle labbra e sui cuori di tutti i nostri figli
Il Corvo
Capita di immaginare come sarebbe ritrovarsi in un’apocalisse zombie nel mondo reale; a dover sopravvivere combattendo contro orde di non-morti.
Tuttavia, si tende a dimenticare che in una vera apocalisse zombie sarebbe più facile essere uno degli infetti piuttosto che l’eroe della storia. La particolarità di questo videogioco sta nell’avvicinarsi molto a quest’ultimo scenario.
Undying è ambientato nel 1992, in un’America che da quattro mesi è vittima di un’apocalisse zombie. La protagonista di questa storia è Anling, una donna asiatica accompagnata dal suo figlioletto Cody.
Il marito di Anling, Jacob, è un medico facente parte di uno dei gruppi ufficiali di soccorritori, per tanto la donna si ritrova a dover proteggere da sola il loro bambino.
All’inizio della storia, Madre e figlio si ritrovano a essere in un gruppo di evacuati tramite le linee della metropolitana (ormai in disuso) scortati dai militari, ma l’evacuazione fallisce a causa di un attacco dei non-morti, e non solo: Anling viene anche morsa da uno zombie.
Così i due si rifugiano nuovamente nella loro casa, in cerca di una nuova via di fuga, di risorse per sopravvivere nel frattempo, e con Anling in lotta contro i sintomi del virus.

L’esperienza di essere un vero disperato in un’apocalisse zombie, con il proprio destino segnato anche dall’essere stati contagiati dal virus, è qualcosa che Undying riesce a trasmettere benissimo tramite il gameplay.
Il giocatore stesso potrebbe sentirsi perso, abbattuto da un gioco che con lo scorrere del tempo aggiunge sempre una nuova difficoltà.
Tuttavia c’è grande soddisfazione nel riuscire a proseguire, o anche solo nel riuscire a sopravvivere un giorno in più. Molti potrebbero non trovare la forza per andare avanti, ma spesso la soluzione giusta potrebbe essere quella più audace (o quella più palese).
Il mondo di gioco fa di tutto per trasmettere questa sensazione di progressivo decadimento e di impotenza, tramite risorse che si esauriscono o deteriorano, e limiti posti alle azioni di Anling.
Undying presenta una visuale isometrica e una grafica realizzata in stile low poly, con una buona cura dei dettagli quali la pulizia delle texture e la realizzazione degli oggetti a terra.

Undying – Un gioco di zombie gestionale
Dovendo definire il genere videoludico di Undying, si potrebbe dire che è un survival horror gestionale: l’obiettivo del gioco è davvero la sopravvivenza, neanche scontata, e il mezzo per raggiungerla sta nel saper gestire le risorse.
Innanzitutto, Anling e Cody dovranno gestire la fame e la sete, le quali influenzeranno pian piano la salute dei protagonisti se dovessero rimanere senza cibo e acqua.
In una situazione del genere si dovrebbe mangiare di tutto? Sì, ma si tratta pur sempre di essere umani: i cibi marci possono comunque saziare, ma hanno effetti negativi sulla barra della salute.
Soprattutto l’acqua, ottenibile da fontane, pozzi e altri sistemi, andrebbe purificata sempre tramite il bollitore presente nella cucina di casa, dove è possibile preparare anche cibi più sostanziosi, a patto di avere la carbonella necessaria per il fuoco.
La casa è un luogo fondamentale, dove ottenere molte risorse utili, depositare oggetti e alimenti, ma non tutto fila sempre liscio: potrebbe servire un risparmio o un ripristino della corrente, dover riparare le strutture, o anche riparare le finestre per difendersi da eventuali attacchi degli zombie durante la notte.
Il gioco presenta, appunto, lo scorrere del tempo e dei giorni che spesso non sono alleati dei protagonisti.
Ad esempio, la pioggia potrebbe essere utile per far crescere nuove piante commestibili o raccogliere acqua, ma passare troppo tempo sotto la pioggia potrebbe far ammalare Cody, costringendo Anling a lasciarlo riposare a casa per qualche giorno (continuando a prendersene cura con cibo e acqua).
Il tempo è nemico soprattutto di Anling, essendo stata infettata dal virus. Difatti, ogni sera dopo le 23:00 inizierà ad avere problemi cardiaci, dovendo assolutamente dormire per evitare la morte.
Inoltre, ad un certo punto Anling inizierà ad avere sintomi diversi ogni giorno. I sintomi hanno effetti sia negativi che positivi, durano diverse ore, e sta al giocatore scegliere quali di questi affibbiare alla protagonista. Il problema è che i sintomi diverranno sempre peggiori e sempre più numerosi.
Il destino di Anling è segnato, l’obiettivo è quello di trovare un luogo dove Cody possa essere definitivamente al sicuro, ma non sarà facile trovare le risorse necessarie per allontanarsi e mantenersi in vita allo stesso tempo.

Cody è principalmente un compagno da proteggere, ma è anche un bambino volenteroso e in grado di apprendere le capacità necessarie per aiutare sua madre.
Per fare ciò, Cody deve guadagnare punti esperienza, ottenibili tramite il comando per farlo assistere attentamente quando Anling compie un’azione, oppure stare semplicemente al fianco di Anling mentre questa uccide un nemico.
I punti esperienza permettono di sbloccare capacità con le quali Cody può sostenere sua madre, quali abilità di combattimento, possibilità di raccogliere oggetti, finanche imparare a svolgere qualsiasi altra attività.
Le capacità di Cody potrebbero risultare molto utili quando i sintomi del virus impediranno ad Anling di svolgere determinate azioni.

Come già citato in precedenza, il combattimento è un’opzione possibile in Undying; sarebbe meglio evitarlo, ma a volte diventa necessario.
Anling può equipaggiare un’arma con la quale sferrare colpi normali o colpi caricati. I danni inflitti dipendono dalla potenza dell’arma e dalla resistenza del nemico (o anche dalla forza d’attacco di Anling, nel caso in cui qualche sintomo dovesse influire).
Le armi hanno una propria durata, o una quantità di proiettili utilizzabili nel caso di armi da fuoco. Possono anche essere riparate nell’apposito tavolo da lavoro presente nella casa, a patto che quest’ultimo sia stato potenziato fino al livello necessario (e per farlo servono determinate risorse).
Cody può aiutare Anling nel combattimento in base alle abilità sbloccate, sebbene il suo attacco principale sia quello con la fionda. Tuttavia, si tratta pur sempre di un bambino, va quindi considerato il fattore paura che potrebbe impedirgli di agire di fronte a uno zombie.
Un vero survival horror, ma…
Per “survival” si intende videogiochi che hanno sì meccaniche d’azione ma con poca possibilità di successo giocando offensivi, per via di risorse ridotte e nemici duri a morire.
Undying è uno dei giochi per il quale “survival horror” è davvero il termine più azzeccato. Un gioco che anziché calare nella parte del tipico protagonista di una storia del genere, fa indossare i panni di quella che potrebbe essere una delle tante vittime, spesso insignificanti, della catastrofe.
Riuscire a proseguire in Undying porta davvero la sensazione di essere dei sopravvissuti, ma non tutti potrebbero avere la pazienza necessaria per questa esperienza, e questo non è dovuto solo a un parere soggettivo.
Giocando con la difficoltà normale, è facile commettere degli errori nella gestione delle prime fasi di Undying, ma il vero problema è che, mentre si sta cercando un certo equilibrio, il gioco immette inaspettatamente nuove meccaniche a complicare ancor più la situazione.
Ad esempio, viene mostrato fin da subito che Anling è stata morsa da uno zombie, ma la meccanica dei sintomi è improvvisa, così come il loro peggioramento, e non vi è alcuna situazione preparata per adattarsi.
In questo modo il gioco diventa troppo trial and error in diverse situazioni, finendo con il giocatore che lascia morire Anling per poi provare un’altra strada, oppure tentare di superare diversi nemici quando si ha poca salute rimanente.
Non è la stessa cosa che avviene, per esempio, in un Souls-like, dove gli ostacoli possono essere inaspettati, ma le meccaniche da padroneggiare vengono mostrate tutte all’inizio del gioco.

Undying è attualmente in Early Access (è possibile anche provare la demo su Steam) e questo potrebbe anche permettere i cambiamenti necessari alla versione definitiva. Al momento è giocabile in lingua inglese (abbastanza scolastico), giapponese e cinese.
Ciò di cui avrebbe davvero bisogno il gioco sarebbe un leggero ritocco al bilanciamento della difficoltà, a partire da piccoli ma non indifferenti particolari come le hitbox: deve proprio esserci il rischio di dover combattere contro gli zombie in condizioni disperate? Che venga data almeno la possibilità di colpirli con la massima precisione quando si usano le armi da corpo a corpo.




