Suicidio a Vigonovo, i vicini lo querelano e lui fa saltare in aria il condominio

L’uomo, un ingegnere di 63 anni, è stato ritrovato carbonizzato all’interno del suo appartamento. Il folle gesto sarebbe stato pianificato da giorni, ma il “fato”  ha voluto che al momento dell’esplosione all’interno dell’edificio non ci fosse nessuno.

Si sono salvati per miracolo gli inquilini di una palazzina di via IV novembre, a Vigonovo, nel veneziano dopo che un inquilino dello stabile si è fatto esplodere.

Un vero e proprio attentato-suicidio pianificato nei minimi dettagli da un ingegnere montenegrino contro di loro, colpevoli di non gradire le burle di cattivo gusto dell’uomo. Igor Milic, 63 anni, dipendente di un’azienda padovana operante nel campo della sicurezza, era solito scherzare in modo pesante con i coinquilini, che, impauriti ed esasperati, si erano rivolti più volte alle forze dell’ordine, querelandolo per disturbo alla quiete pubblica. Le denunce non erano andate giù all’uomo che, nella sua mente diabolica, aveva deciso di vendicarsi in grande stile, con una “azione eclatante”. Il momento propizio per farlo è arrivato lunedì, poco dopo mezzogiorno.

Due forti esplosioni avvenute a distanza di circa dieci minuti l’una dall’altra, che hanno letteralmente sventrato una palazzina di sei appartamenti, di cui due sfitti e uno adibito a studio, distruggendo completamente la facciata dell’edificio e i garage – ridotti a veri e propri forni –  e facendo sobbalzare in aria per alcuni metri e poi crollare il tetto dell’edificio. L’ultima deflagrazione sarebbe avvenuta proprio nell’appartamento del suicida. Tra le persone tanta paura ma nessun ferito grave visto, che solo il caso ha voluto che in quel momento all’interno del palazzo non vi fossero i condomini. Una donna di 70 anni è rimasta ferita ad una mano in modo lieve ed è stata subito curata con tre punti di sutura. Sfollate almeno una ventina di persone. Sul posto sono subito intervenuti i soccorsi e gli uomini delle forze dell’ordine.
Il 63enne è stato rinvenuto all’interno del suo cucinino, carbonizzato e con una corda sintetica legata attorno al collo. L’esame autoptico stabilirà se l’uomo al momento dell’esplosione si fosse già impiccato. Secondo le prime ricostruzioni degli inquirenti, l’ingegnere montenegrino avrebbe saturato il suo garage di gas, posizionando un innesco accanto alla sua auto, lo stesso dicasi nel suo appartamento e nel sottotetto dove sono state individuate altre due micce. Prima dell’epilogo pare che avesse imbucato alcune lettere dove spiegava di voler denunciare l’amministratrice del condominio e alcuni suoi vicini di casa.

Mauro Saltalamacchia

3 aprile 2012

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