Geloso della moglie, la insegue in bicicletta e le fracassa la testa

La donna resa inoffensiva con un corpo contundente e poi colpita con una pietra

Hanè Gjelaj, 46 anni, di nazionalità albanese, è stata uccisa a Moniego di Noale (VE), in pieno centro, davanti agli occhi rabbrividiti dei passanti. Lunedì scorso, poco prima delle 21.30, dopo l’ennesimo litigio col connazionale, Pashko Gjelaj, di anni 53, la donna esce di casa in bicicletta. L’uomo la insegue a bordo del suo velocipede, la raggiunge e la fa sbandare colpendola al torace con alcuni fendenti.

Hanè, insanguinata, cerca riparo dietro una Smart. Le urla sono strazianti e i testimoni intimano a gran voce al marito di fermarsi, ma è tutto inutile; l’uomo raggiunge la moglie, la immobilizza e, sedutosi a carponi sopra di lei, afferra una grossa pietra e le fracassa il capo.
L’uxoricida con ancora le mani e i vestiti insanguinati scappa via in bicicletta, ma gli uomini dei carabinieri, grazie anche alle segnalazioni dei presenti, lo raggiungono poco distante dal luogo del delitto. Ancora ignoto il movente della furia omicida. Secondo le prime ricostruzioni degli inquirenti, l’uomo, disoccupato da circa tre anni, era gelosissimo della compagna che ogni mattina usciva di casa per recarsi  presso la casa di riposo Santa Maria dei Battuti di Noale, dove lavorava come inserviente. Per questa sua ossessiva diffidenza, la donna riceveva continue percosse. I soccorritori del  118, all’arrivo, si sono trovati di fronte a una scena raccapricciante. La donna era riversa in una pozza di sangue e assumeva una posizione innaturale. Accanto al cadavere giaceva un’arma a serramanico, una grossa pietra e la sua bicicletta rovesciata. Almeno cinque i colpi inferti alla vittima, di cui uno alla gola.
Sul posto sono intervenuti i carabinieri di Scorzè, del nucleo radiomobile di Mestre, gli specialisti del Nucleo investigativo provinciale, gli esperti della squadra scientifica e i vigili del fuoco, che,  vista l’ora, hanno dovuto illuminare a giorno la scena del crimine. Il carnefice è stato a lungo interrogato dagli stessi inquirenti di Noale e successivamente arrestato e condotto in carcere. Dall’inizio dell’anno, sono arrivati quasi a quaranta i casi di uxoricidio e le vittime sono sempre loro, le donne, facili prede di compagni che, colti da raptus di follia, hanno già dato in precedenza forti segnali di squilibrio.

Mauro Saltalamacchia

28 marzo 2012

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