Filmfestival della Montagna: l’emozione diventa silenzio

Sembrano paesaggi di un altro pianeta. “È l’emozione qui che sostituisce la parola” ci dice Paolo Ronc, accompagnandoci lungo la mostra allestita in Torre Mirana a Trento in occasione del 60° Filmfestival della Montagna. “Sguardi strazianti, che mettono in comunicazione con un altro mondo e tu non puoi che raccogliere un messaggio. C’è grande dignità nella gente della Dancalia.  Queste albe lattiginose, i tramonti, i richiami a questi esodi biblici, ti fermi e scatta l’emozione, dopo la foto parte da sola. Senti il fruscio degli zoccoli dei cammelli sulla sabbia, entri in un ritmo, le emozioni bloccano le parole”.

 

Con grande umiltà Paolo Ronc ci racconta come ha raccolto i suoi scatti, cui danno voce le parole di Andrea Semplici, giornalista e lui stesso fotografo, che sa creare quadri evocativi, forti e semplici insieme. Da questo sentire comune, sintonia inconsapevole tra due anime, nasce un comune messaggio. Che si concretizza in un bellissimo cofanetto comprendente il libro fotografico e due piccole perle sulla terra degli Afar, sempre a cura del bravo raccontastorie Semplici. 

Ma non traspare mai l’estetica del dolore. Il colore, la luce, le ombre, con grande sensibilità quasi femminile, Paolo Ronc riesce a “dipingere” la vita, la natura.

Nella foto della caldera rossa luminescente del vulcano di notte, con una luna magica che sembra incollata successivamente, par quasi di sentire il rumore della profondità della terra. Lo scricchiolio della lava fossile sotto i piedi in quella successiva. Il respiro caldo del cammello, sopra la testa del padrone. Un sospiro del bambino che guarda da sotto in su con gli occhi luminosi e sinceri.

“L’emozione diventa silenzio”, mostra fotografica. presso Torre Mirana, Via Bellenzani 3, Trento

 

Valentina Musmeci

27 aprile 2012

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