Appunti per il futuro, di Elena Arvigo: come proteggere l’umanità nell’uomo?
Comincia da appunti del passato, Elena Arvigo, per presentarci Appunti dal futuro, il suo ultimo lavoro in scena da martedì 13 gennaio a domenica 1° febbraio 2026 al Teatro Out-Off di Milano.
E più esattamente li ricompone estraendoli e elaborandoli da opere di Svetlana Aleksievič, nobel per la letteratura nel 2015 (Una Battaglia persa, Preghiera per Chernobyl, La guerra non ha un volto di donna, Solo l’amore salva dall’ira).
Un lavoro importante, specie in questi tempi inquietanti che in filigrana mostrano il ritorno di abissi del passato. Per questo anche molto indicato per le scuole.
Svetlana Aleksievič è una scrittrice bielorussa, classe 1948, perseguitata dal regime al punto da dover lasciare la sua terra. Dopo un esilio itinerante e un tentativo di rientro in Bielorussia, dal 2020 è dovuta fuggire in Germania per le minacce di morte.
Il governo bielorusso non gli perdona infatti di descrivere nelle sue opere l’”homo sovieticus” come incapace di essere libero, dipendente com’è da finti “valori bellici”, quali eroismo, patria, vittoria.
I suoi libri hanno infatti generalmente come tema centrale la guerra nelle differenti ere sovietiche e post sovietiche.
Ma la scrittrice non racconta gli avvenimenti da storica. Piuttosto è una sorta di cartografa letteraria dei sentimenti.
Il suo metodo è singolare: registra su un mangiacassette testimonianze di donne sconosciute che hanno combattuto durante la Seconda Guerra mondiale o vissuto eventi apocalittici come il Disastro di Černobyl. E poi le tesse, realizzando romanzi-documentari.
Elena Arvigo, sola sulla scena intima pensata con Maria Alessandra Giuri e illuminata da deboli e calde luci ideate da Pablo Canella, rispetta la polifonia contenuta nelle sue opere.
Ci restituisce infatti la molteplicità dei sentimenti di queste donne, quasi fossero documenti su come erano durante la guerra e in che modo c’erano.
La troviamo seduta ad un vecchio tavolo di formica anni 60, intenta a preparare un te, a versarlo nelle tazze, a sistemare fiori freschi, gli stessi che alla fine dello spettacolo adorneranno una delle tante tombe.
C’è anche un vecchio mappamondo di plastica illuminato. Appena comincia a parlare, lo spegne e lo ripone con cura in un vecchio baule verde.
Come se, dovendo parlare di guerra, la luce, quella fatta di speranza, si dovesse spegnere automaticamente.
Ma quella luce ritorna nelle testimonianze delle donne a cui dà voce. Non c’è infatti in esse l’atrocità della guerra, la lista di orrori, di eroismi, di vittorie. Quanto invece, nascosta tra dettagli imprevedibili che hanno colori e odori sorprendenti, una strana estensione dei sentimenti umani.
In quelle voci di donne, che molti considerano “chiacchiericcio” lontano dalla storia, risuonano come un mistero, umanità e amore, mentre sfilano sul fondo del palco, foto russe di propaganda d’archivio in bianco e nero.
Il pezzo di pane dato di nascosto ad un giovane soldato-bambino tedesco prigioniero da una donna addetta al deposito, la vita salvata di un soldato tedesco da una infermiera, la promessa fatta ad un soldato tedesco morente di inviare la sua ultima lettera ai suoi cari, sono tutte azioni che hanno in comune la consapevolezza di aver salvato un tedesco, anzi no un uomo, insieme al proprio cuore.
E ancora la morte che cala su soldati bambini e bambine russi di nemmeno 15 anni, i cioccolatini per il fronte che una di queste aveva in valigia.
Piccole storie, perle infilate nel filo meno visibile della storia, briciole di umanità che hanno però il potere di alimentarla, custodirla, nutrirla e tramandarla.
Elena Arvigo, le racconta con semplicità, pudore e sempre tanto rispetto.
L’ultima parte dello spettacolo è dedicata anche a voci maschili. Sono di soldati tedeschi stazionati a Lenigrado, nell’ultimo freddo inverno che faceva cadere anche gli uccelli in volo.
Non c’è retorica, eroismo, o altro.
Solo la cocente ferita del tradimento da parte di uno stato che li aveva mandati al macello e la presa di coscienza della stupidità della guerra.
E la morte, anche se mascherata da inni e messe, mostra il suo lato vero: è solo un crepare.
Intanto la voce roca e vellutata di Marlene Dietrich canta “Sag mir wo die Blumen sind, was ist geschehen?”: dimmi dove sono finiti i fiori, cosa è successo?
Chiude il toccante spettacolo, il messaggio pacifista e di disobbedienza civile di Boris Vian, cantato in italiano da Ornella Vanoni.
Appunti per il futuro
Un progetto di e con Elena Arvigo
Elementi scenici di Elena Arvigo in dialogo con Maria Alessandra Giuri
Luci Pablo Canella
Produzione Compagnia Elena Arvigo in collaborazione con Teatro Out Off
Prima nazionale




