La notte dell’Innominato: un viaggio nell’anima

La notte dell’Innominato: un viaggio nell’anima

La notte dell’Innominato con una architettura scenografica visiva ed illustrativa imponente, porta sul palco le pagine toccanti dei Promessi Sposi manzoniani, quelle della conversione dell'Innominato. La regia imponente di Daniele Salvo fa di questa notte un personaggio ulteriore. Con una scenografia impattante, costruita con videoproiezioni, ombre caravaggiesche e maschere atte non a celare ma a rivelare la peculiare ferocia di ognuno, essa da concretezza al lato più brutale e deformato dell’umanità. Le figure che vediamo inizialmente sul palco sono informi, macabre, spettrali. Anche la luna si eclissa dalla scena come se al castello dell'innominato tutto sia rifiuto di legge e regole, solo dubbio ed angoscia. Le parole dell'Innominato e la sua notte di angoscia indicibile tuttavia, ci rimandano ad una società ancora “timorata da Dio”, ma dove, proprio per la sua presenza e per quella vita oltre la morte, il dramma può ancora trasformarsi in luce. Se è vero invece che nella nostra “Dio è morto”, noi ormai ci troviamo oltre la luce e il giudizio divini e quindi il nostro dramma può trasformarsi, tendenzialmente, solo in tragedia.
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Teatro - 24 Ottobre 2021

di Raffaella Roversi

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