Viaggio nella storia dei videogames #7

Viaggio nella storia dei videogames #7

VIAGGIO NELLA STORIA DEI VIDEOGAMES #7

Dai cabinati alla seconda generazione di console

Nello scorso appuntamento abbiamo parlato del primo cabinato, della nascita di Atari e del successo di PONG. Siamo quindi ufficialmente entrati nel periodo più importante per la storia dei videogiochi. Proprio in questi anni, infatti, vedremo l’industria videoludica evolversi e creare dei riferimenti fondamentali per il gaming del futuro, come mai prima d’ora era potuto accadere. Andiamo dunque a concludere la nostra panoramica su PONG e continuiamo il nostro viaggio!

Dalla sala giochi a casa

Come precedentemente detto, PONG ebbe un successo strepitoso, forte di caratteristiche ben calibrate quali: semplicità, divertimento, senso di sfida, immediatezza. Atari era riuscita pienamente nel suo intento e piazzò oltre 19.000 cabinati, finché non cominciarono a proliferare in gran quantità copie e cloni del videogioco.

I tempi erano dunque abbastanza maturi per un ulteriore passo in avanti, e così Atari, nel 1975 lanciò la prima versione casalinga della sua gallina dalle uova d’oro. La console era esclusivamente concepita per emulare soltanto PONG, ma similmente a quanto successo con l’Odyssey, vi era la possibilità di selezionare alcune varianti del gioco. La console era di dimensioni contenute, andava attaccata alla propria TV e possedeva due manopole (Una a destra ed una a sinistra) che permettevano di interagire col gioco e soprattutto di poter avviare partite a due giocatori. Seguirono varie revisioni del prodotto, ma la più famosa fu il modello AY-3-8500 del 1978, che permise di ridurre molto i costi di produzione della console, dando una forte spinta alla sua diffusione casalinga.

Console dedicata a PONG

La prima grande controversia

Nel 1976 per conto della Exidy vide la luce il cabinato dedicato ad un nuovo gioco: Death Race. L’obiettivo del gioco era quello di guidare una vettura (o due se si giocava con un altro giocatore) e di investire dei gremlins per alzare il punteggio e proseguire nel gioco. Il problema principale fu però di natura tecnica. Infatti, le macchine disponibili all’epoca erano, come abbiamo già visto, estremamente limitate. Questo fece sì che i pedoni rappresentati sembravano veri e propri esseri umani piuttosto che gremlins. Se poi consideriamo che sul cabinato i personaggi principali alla guida delle vetture erano rappresentati sotto forma di scheletri, il tutto appariva quantomeno grottesco, e fu così che per la prima volta venne coinvolta l’opinione pubblica nei confronti del mondo dei videogiochi, raggiungendo un coinvolgimento mediatico senza precedenti. Lo sfortunato gioco piazzò alla fine solo 500 cabinati che furono ben presto ritirati. Questo arcaico episodio instaurò nel pensiero comune una sorta di diffidenza e previdenza verso il mondo dei videogiochi, elemento che ritroviamo purtroppo fino ai giorni nostri e che frequentemente porta in primo piano polemiche riguardanti tematiche sensibili all’interno di questo fiorente media.

Cabinato di Death Race

Farchild Channel F

La seconda generazione di console ha inizio nell’Agosto 1976, con l’introduzione del Farchild Channel F. La console viene progettata e messa in vendita dalla Farchild Semiconductor, e si tratta della prima console programmabile basata su cartucce ROM. Inizialmente il nome della macchina era VES (Video Entertainment System) ed aveva un prezzo di 169,95 dollari statunitensi. Nel 1977 la società ripiegò sul nome Channel F a seguito del rilascio del VCS, celebre console prodotta da Atari.

Dal punto di vista tecnico Channel F era una console di grande complessità se paragonata alle altre macchine da casa esistenti fino a quel momento, basti pensare che aveva una CPU abbastanza potente da poter permettere la programmazione di videogiochi dotati di intelligenza artificiale, permettendo quindi di giocare contro il computer, cosa impossibile fino a quel momento.

I controller erano dei joystick senza base e con impugnatura anatomica alla cui estremità vi era un cappuccio che rappresentava il controller direzionale ad 8 vie. Quest’ultimo poteva essere utilizzato quindi come joystick, come paddle, poteva essere premuto oppure tirato.

Farchild Channel F

Videogiochi e Riscontro commerciale

Durante l’arco vitale della console, vennero rilasciati 27 titoli, di cui i primi 21 presentati da Farchild Semiconductor ed i restanti dalla Zircon, società che acquistò i diritti della console nel 1978. La console veniva venduta con due giochi pre installati: Tennis ed Hockey, che non erano altro che versioni leggermente più avanzate del celebre PONG. Le cartucce da gioco venivano chiamate Videocarts, il loro prezzo era di 19,95 dollari e spesso contenevano più di un gioco al loro interno.

Dal punto di vista commerciale, l’uscita del Channel F, mise alle strette Atari, che si rese conto di dover presentare quanto prima una console più efficiente e completa della versione home di PONG. Ben presto quindi il mercato assistette all’uscita del VCS (di cui parleremo meglio nel prossimo appuntamento). Purtroppo per Farchild, la sua macchina venne di gran lunga soppiantata dalla creazione di Atari, e non ci volle molto affinché i diritti del Channel F venissero ceduti a Zircon. Il Channel F piazzò circa 250.000 console complessive, ma conserva tuttora una cerchia di fan e sostenitori che la utilizzano ancora oggi. Pensate che solo nel 2009 è stata prodotta una versione del gioco Pac-man per questa storica console!

Alcune cartucce di gioco del Farchild Channel F

Siamo giunti anche oggi al capolinea, ma come sempre vi rinnovo l’appuntamento al prossimo mese, nel quale continueremo a scoprire le console di seconda generazione e gli avvenimenti più significativi dell’epoca!

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