Brigitte Bardot, il mito di una femminista inconsapevole
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2 Maggio 2022

Brigitte Bardot, il mito di una femminista inconsapevole

"Brigitte Bardot. Un'estate italiana" (GOG edizioni, 2020) è l'inno di Mauro Zanon alla diva francese innamorata dell'Italia. Libera, sensuale e disinibita, BB ha dato vita alla dittatura bionda ed è diventata un'icona generazionale, femminista inconsapevole e bella come un'estate italiana.

di Rosella Maiorana

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Brigitte Bardot è il simbolo di una rivoluzione copernicana della concezione della donna, e non di una sua mercificazione. È importante sottolinearlo ancora oggi, come l’ha fatto nel 1960 la féministe per eccellenza Simone de Beauvoir che ha dedicato proprio al mito dell’esplosione della femminilità senza filtri della Bardot un libricino edito da Lerici, poi sequestrato e divenuto introvabile.

Oggi è Mauro Zanon a ricordare l’eroina BB e il suo amore per l’Italia, cercando di epurare il mito della dittatura bionda dal mainstream e riportando alla luce il vero volto di una donna che ha segnato un’epoca.

Edito da GOG nel 2020, Brigitte Bardot. Un’estate italiana è un caleidoscopio di sfaccettature. Il corpo centrale di Zanon è, infatti, introdotto da un Giampiero Mughini un po’ malinconico e un po’ nostalgico (come lui stesso si definisce nella prefazione al volume) e chiuso in calce dai bozzetti inediti di Milo Manara, il principe del fumetto erotico italiano.

Brigitte Bardot. Un’estate italiana, Mauro Zanon, GOG edizioni, 2020

Il battesimo di Poppea

Fu il francese Roger Vadim a fare da mentore artistico alla giovane Bri-Bri, con cui si sposò nel 1952. Per Vadim, Brigitte era una divinità pagana da adorare, di lei infatti diceva:

Della giovane Brigitte, mi colpirono subito due cose: il suo stile, anzitutto; il suo rapporto libero con il proprio corpo. E il suo spirito. Per il rapporto libero con il proprio corpo, mi riferisco al suo modo di camminare, di muoversi, di guardare le persone, di sedersi.”

Brigitte percorre dandogli la mano i primi passi nel mondo dei provini cinematrografici, non raccogliendo però inizialmente i risultati sperati. È poi l’incontro con Mamma Olga Horstig a cambiarle la vita, consigliandole di andare in Italia; la Francia non era ancora pronta per lei.

A Roma, nel favoloso mondo di Cinecittà, posa gli occhi sulla giovane BB il regista Steno (Stefano Vanzina), che la trasforma in poco tempo nella sua Poppea, protagonista indiscussa di Mio figlio Nerone, peplum comico con Alberto Sordi, Vittorio De Sica e Gloria Swanson.

È il 1956 e Brigitte Bardot (con i capelli decolorati per motivi di scena) taglia ufficialmente il nastro al suo percorso artistico in Italia, diventando l’icona di un’intera generazione. Da qui prende poi l’avvio l’idea della bionda Juliette Hardy, donna ammirata e corteggiata da tutto il mondo, protagonista di Et Dieu… créa la femme di Roger Vadim.

L’ingresso nel cinema d’autore

Gli anni passano e BB è ormai su tutte le copertine dei rotocalchi. Tra Venezia, Cannes e Cortina, il volto della diva francese è ovunque. Non mancano gli scandali, gli insulti e i paparazzi.

Nel 1963 la Nouvelle Vague bussa alla sua porta con il volto di Jean-Luc Godard, grazie alla mediazione del nuovo compagno Sami Frey. BB è dapprima intimorita, ma non si può dire di no a Godard. Iniziano quindi le riprese de Il disprezzo, tratto dall’omonimo romanzo di Alberto Moravia, adorato dalla stessa francesina.

Il ruolo di Camille le permette di entrare nel cinema d’autore, prendendo parte con la sua sensualità a un cult per i cinefili. Tra Roma, Capri e Sperlonga, Brigitte è preda dei paparazzi, scherza con loro, li stuzzica, ma ne è anche travolta, è idolatrata.

Seguono anni pieni di successi e di amori, ma forse la relazione più intensa è stata quella vissuta tra Brigitte e l’Italia. Femminista inconsapevole, libera per scelta, BB ha contribuito all’emancipazione della figura femminile e allo scardinamento di alcuni tabù sessuali che imprigionavano la donna degli anni ’50.

Milo Manara, che la definisce la risposta europea a Marilyn Monroe, con i suoi bozzetti ha reso immortale la diva bionda, emancipata e disinibita, bella come un’estate italiana.

Brigitte Bardot, Milo Manara