Intervista agli Scimmiasaki per l’uscita del nuovo album Trionfo

Intervista agli Scimmiasaki per l’uscita del nuovo album Trionfo

Abbiamo fatto una chiacchierata con gli Scimmiasaki, un gruppo indie diviso tra l’Umbria ed il Lazio che ha da poco pubblicato il suo primo album Trionfo.

Benvenuti e grazie della disponibilità! Chi sono innanzitutto gli scimmiasaki e perché proprio questo nome?

Ciao a te e grazie per l’interesse. I Saki sono Giacomo, Peppe, Niki e Santian. Prima di tutto siamo amici che hanno deciso di divertirsi facendo quello che amano, cosa che al giorno d’oggi non sembra essere poi così scontata. Già la modalità con la quale è stato scelto il nome te lo fa capire: eravamo ad una delle tante e lunghissime e cene che si è conclusa con la visione di un documentario sulle scimmie brasiliane. Ad un certo punto è venuta fuori questa Scimmia Saki che ci ha fatto ridere per via della goffaggine e della strana conformazione. Eravamo alla ricerca di un nome e niente: trovato!

Finalmente il primo album dopo l’ep “Collasso” che ha riscosso un buon successo. Siamo finalmente alla fase della maturità?

Sicuramente anche grazie alla collaborazione con Andrea di Giambattista in Collasso, che ci ha insegnato e fatto crescere molto. Abbiamo affrontato la fase di scrittura di Trionfo in modo più cosciente e con più chiarezza su ciò che volevamo. Vedremo dai riscontri se siamo stati bravi o meno.

Considerando che avete suonato anche davanti a pubblici numerosi, ricordiamo ad esempio l’apertura a Lo Stato Sociale, quale è il ricordo più bello che avete di un live?

Quello che hai nominato è stata, ad ora, una delle esperienze più incredibili della nostra storia musicale. Per band nate da poco come la nostra è sempre difficile poter suonare di fronte ad un pubblico a tre zeri. Però ci sono state anche situazioni totalmente diverse che portiamo nel cuore. Una volta abbiamo suonato a Massa Carrara in un locale dove i gestori, pur di farci suonare, hanno “riaperto” i live occasionalmente durante la stagione estiva. Una volta lì abbiamo capito che non si suonava d’estate per il semplice motivo che, nel seminterrato dove c’era il palco, facevano più o meno 200°. Ci siamo esibiti di fronte a 10 persone credo. Quando, però, siamo usciti nella parte esterna del locale c’era un sacco di gente e gran parte di loro son venuti a scusarsi dicendo che avevano preferito non svenire! (ride, ndr) Da li in poi hanno cominciato ad offrirci da bere ed a coinvolgerci in ogni modo, creando così un mega festone dove anche i proprietari (squisiti) hanno partecipato. Come se non fosse già fantastico così uno dei gestori del locale ci ha accompagnato nel pernotto: un CSOA bellissimo, enorme e a due passi dal mare che, quella notte, era completamente vuoto. La mattina ci siam svegliati con le energiche bussate degli inquilini (a giudicare dalle loro facce erano ignari della nostra presenza) e ci siamo uniti per un pranzetto fatto con le nostre e le loro manine. Non sarà stato un grande live magari, ma lo ricorderò per tutta la vita!

Trionfo parla di un ritorno che causa un dolore, poi troviamo tutto bene e poco dopo merda. È il lato positivo delle cose che non vi piace?

Più che altro è  la parte che non si vuole arrendere e che non si deve arrendere. Ci capita volentieri di affrontare argomenti “sociali” tramite la nostra musica ma non vogliamo assolutamente che ne rimanga solo una critica sterile. Vogliamo anche affrontare il risvolto positivo: l’impegno e la forza che serve per tirarsi fuori da qualsiasi palude che, ognuno di noi, si trova lungo il percorso della propria esistenza. Insomma: è giusto lamentarsi solo se ne segue poi un impegno concreto per un miglioramento.

Nella canzone “Merda” prima urlate con tutto il cuore “restiamo umani” e poi, citando, “qui la guerra non c’è mai stata, ma sembra sia passata un secondo fa”. C’è qualche messaggio anche legato all’attualità che volevate comunicare?

Merda più che una canzone è quasi uno sfogo. E’ stata scritta nel periodo dei grandi cordogli sul sociale per eventi (terribili sia chiaro) come i terremoti, frane, attentati e chi più ne ha più ne metta. Ho visto buona parte di uno Popolo che, invece di interrogarsi su chi fossero i veri responsabili di quella disgrazia, han pensato di esprimere condoglianze con frasi, immagini con montaggi musicali strappa lacrime e chi più ne ha più ne metta. Non voglio dire che siano deleteri, ci mancherebbe. Dico solo che non facciamo nulla per assicurarsi che queste cose non accadano più.

L’album si chiude con “Vorrei”, in cui nonostante il condizionale si parla di un’ipotetica fuga e di un altrettanto ipotetico posto per essere felici, ha un senso particolare chiudere il disco così?

Come dicevamo prima è una sorta di prese di coscienza: “vorrei ci fosse un posto che fa tornare la felicità”. Purtroppo questo posto non esiste, quindi siamo noi che la dobbiamo costruire ovunque siamo!

Avete collaborato con astisti importanti, come Andrea di Giambattista dei MDPO e Andrea Sollo Sologni dei Gazebo Penguins. Con chi altro vi piacerebbe collaborare?

Non mi viene in mente nessuno quindi la spariamo grossa: Salmo! Siamo grandi fans dei Rage Against the Machine quindi verrebbe fuori un bel crossover!

Grazie per la disponibilià! Un’ultima domanda prima di lasciarci: progetti futuri?

Intanto suonare Trionfo ovunque, poi vedremo!

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