Per un pugno di dollari: Layers Of Fear

Per un pugno di dollari: Layers Of Fear

Gli strati della sofferenza: Layers Of Fear

Conoscete la favola di cappuccetto rosso? Quella fiaba dedicata ai i più piccini dove quella bambina con il vestitino rosso, viene raggirata dal brutto lupo cattivo e poi mangiata insieme alla nonnina, per essere infine salvata dal cacciatore? Bene, scordatevela! Immaginate invece una versione della stessa storia priva di ogni piccolo perbenismo e totalmente realistica.

Quello che ne verrà fuori sarà un orrore gotico fatto di sangue e morte. Nessun buon cacciatore a risolvere la situazione, solo un massacro e un lupo sazio. Una storia dal tratto macabro e malato, che fonda le sue basi nella mente sofferente di un artista maledetto perso in un incubo distorto dal proprio dolore.

Queste solo le parole che crediamo siano il modo giusto per introdurre la storia di Layers of fear. Una piccola avventura grafica horror, di uno studio indipendente i Bloober Team che ci hanno gentilmente offerto un codice per testare il loro prodotto. Noi di 2duerighe, visto la tipologia molto singolare del prodotto, vogliamo proporvi una visione alternativa delle normali recensioni tenendo comunque fede al parere sul lato tecnico, per spiegarvi perché questo titolo, a nostro avviso, è semplicemente il miglior horror psicologico in circolazione. Questa recensione comprende anche il DLC aggiuntivo.

Malattia. Indifferenza

La depressione è una belva terrificante, un mostro dai denti aguzzi che divora milioni di fragili menti in tutto il mondo nel presente come nel passato. La forza di questa “creatura delle tenebre” è spesso sconosciuta ai più e nonostante la medicina attuale abbia compiuto significativi progressi nel suo contenimento, grazie soprattutto a psicofarmaci più efficaci, mentre nel passato non esistevano mezzi affidabili per contrastarla e ciò la rese un cancro difficilissimo da debellare. Inoltre al tempo questo male era considerato come un semplice disturbo mentale da compatire o da sopprimere, e chi ne era affetto era spesso trattato erroneamente come un appestato.

La storia di Layers of fear si svolge orientativamente negli ultimi anni del 800 in una lussuosa casa abitata da un famoso e talentatissimo artista, della moglie giovane promessa della musica classica e dalla loro piccola figlia. Fuori imperversa un temporale spaventoso mentre l’uomo rincasa nella propria abitazione completamente disabitata e tetra, celando al suo interno un oscuro segreto. Noi nei panni di questo zoppicante protagonista dovremo esplorare l’edificio alla ricerca delle chiavi della stanza dei dipinti, al fine di ultimare un lavoro estremamente importante.

Qui Layers of fear si presenta come un titolo esplorativo, dando al giocatore la completa libertà di esplorare quasi tutta la casa nell’ordine che preferisce al fine di trovare le chiavi. Questa brevissima fase di prologo può essere completata (se si sa dove cercare) in appena 30 secondi, eppure nasconde una profondità molto rara nel campo dei videogames. Il titolo infatti riprende l’esempio di Gone Home, titolo indie dove il giocatore era libero di esplorare la casa per indagare sugli avvenimenti della storia.

Ciò che rese memorabile quel titolo fu l’uso sapiente della narrativa ambientale, vale a dire la capacità dei luoghi di raccontare una storia senza dire neanche una parola. Un concetto in parte rivoluzionario e magnificamente realizzato anche in questa primissima parte di Layers of fear. Incredibile infatti come un giocatore attento possa intuire già dai primi 10 minuti la stragrande maggioranza degli avvenimenti della storia successiva, anche soltanto guardandosi intorno.

Quadri, disegni, biglietti, oggetti, tracce di sangue, tutti elementi che suggeriscono mille teorie nelle menti dei giocatori, ma che allo stesso tempo le smentiscono tutte. Un mix di emozioni che vi consigliamo caldamente di assaporare. Una volta trovate le chiavi potremo dirigerci nella stanza dei dipinti, dove all’interno troveremo una tela su un cavalletto coperta da uno strofinaccio e vicino un biglietto contrassegnato da diverse parole scritte con mano tremolante. Fra tutte primeggia la parola: “FINISCILO!” . Si riferisce alla Magnus opus, al quadro che il nostro artista dovrà completare per rendere pace alla sua tribolazione.

Dal momento che decideremo di scoprire la tela inizierà un viaggio folle nella mente del protagonista, e il gioco cambierà improvvisamente il suo ritmo della narrazione diventando un titolo estremamente lineare e più diretto nel raccontare le vicende, anche se il tutto non è mai palese ed è come se fosse quasi sussurrato al giocatore, per invitarlo a farsi le proprie teorie su quello che è accaduto e che sta per accadere.

La storia qui prende spunto della poetica di Edgar Allan Poe, poeta britannico che nelle proprie macabre storie studiò la psicologia deviata di uomini ridotti all’orrore dalle proprie ignobili gesta. Il viaggio onirico a cui facevamo riferimento prende piccoli spunti anche dal lavoro di H.P Lovecraft rappresentando un incubo senza fine composto da orrori e paure via via sempre più terrificanti e destabilizzanti.

Unione. Carneficina. Casa. Insensibilità. Dolore. Orrore

Quello che rende Layers of fear un titolo Horror diverso dalla massa è la sua capacità di terrorizzare e confondere il giocatore senza l’uso eccessivo di Jump scare, creando un costante senso di ansia nel giocatore con un magistrale uso di suoni e colori. Non ci sarà un vero nemico terrificante da cui scappare, ne scene dove dovremmo correre a perdifiato nella speranza di salvarci la vita, la morte infatti sarà un eventualità abbastanza rara e non avrà conseguenze degne di nota.

Quello che più ci ha impressionato è stato invece la capacità degli sviluppatori di trattare in modo maturo e realistico argomenti estremamente delicati come la depressione, la schizofrenia e la psicosi raccontandole al giocatore per quello che sono, dei terribili mali che annientano le proprie vittime dall’interno. La malattia del protagonista diventa quindi essa stessa l’antagonista della vicenda e lo porteranno a ingabbiarsi in un orrore fatto di stanze corridoi e ricordi in continuo mutamento.

La mente geniale e folle del pittore è infatti una fucina di creatività deviata e questo fattore modifica in tempo reale l’ambiente di gioco, creando ad esempio stanze e corridoi alle nostre spalle appena distogliamo lo sguardo. Ci ritroveremo quindi a girovagare come pazzi dentro un loop costante di camere e percorsi mutevoli ma contenenti oggetti specifici che sembrano riproporsi spasmodicamente all’infinito come se fossero i pilastri dell’inferno mentale che stiamo vivendo.

La sensazione di trovarsi dentro una gabbia via via sempre più stringente e piccola crea nella mente del giocatore un senso di claustrofobia e di confusione costante che lo trascina sempre più in fondo al malessere del protagonista rivelandosi con tutte le sue drammatiche forme.

Esistono vari finali per le vicende del nostro pittore, e ovviamente non vogliamo svelarvi nulla di quello che vedrete, ma sappiate che due di essi sono molto complessi da raggiungere a causa delle numerose scelte fatte prima dell’ultimo capitolo del gioco. Quindi meditate bene prima di aprire una porta rispetto ad un’altra.

Le colpe del padre. Il DLC

Insieme al titolo base abbiamo provato anche il DLC Layers of Fear Ininheritance che svela in modo più diretto molti punti poco chiari della storia principale. Il piccolo contenuto aggiuntivo ci vede prendere il ruolo della figlia del pittore, tornata dopo diversi anni nella casa del padre per chiudere le vicende che hanno segnato in modo orrendo la sua infanzia.

Appena entrati nell’abitazione, la stessa ragazza ci dice che la follia che ha devastato la mente del padre è purtroppo “una questione di famiglia” aprendo quindi la via a nuovi e terrificanti incubi. Dopo aver completato più volte il DLC possiamo dire che la differenziazione fra i finali è molto più chiara e semplice che nel gioco base come anche gli avvenimenti della storia sono narrati in modo molto più chiaro e in forma lineare.

La figlia condivide i medesimi disturbi del genitore ma interpreta i suoi incubi in modo diverso e su questo possiamo premiare l’originalità degli sviluppatori. Certamente un contenuto aggiuntivo interessante per tutti coloro che hanno apprezzato il titolo base.

FINISCILO!

Noi di 2duerighe dobbiamo però essere sinceri con voi, Layers of Fear ha un gameplay ridotto all’osso fatto di qualche semplice enigma e di una bassa interattività con l’ambiente circostante. Questo significa che Layers of Fear non è il classico titolo orientato ad un largo pubblico ma è al contrario una perla dedicata solo ai puristi degli horror. Se siete dei fan sfegatati degli horror psicologici e avete nostalgia di P.T questo è il titolo che fa per voi!

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