Cyberpunk 2077 tra rimborsi, ritiri, e class action: mettiamo ordine

Cyberpunk 2077 tra rimborsi, ritiri, e class action: mettiamo ordine
Fonte immagine: screenshot 2duerighe

Cyberpunk 2077 era uno dei titoli più attesi del 2020. La nuova grande opera di CD Projekt RED, ormai noti per la saga di The Witcher, era prevista inizialmente per il 16 aprile, salvo poi subire ben tri rinvii e arrivare finalmente sul mercato lo scorso 10 dicembre, ma con qualche problema di troppo nell’ottimizzazione.

La versione PC di Cyberpunk 2077 non ha mai dato troppi problemi, se non per la richiesta di un hardware importante; su Xbox Series X e PS5 si può giocare tranquillamente, con qualche bug e glitch minori di troppo, seppur in retrocompatibilità nell’attesa della patch next gen. Il problema è stato per le edizioni PS4 e Xbox One, soprattutto per le console base, dove il gioco al lancio era praticamente ingiocabile: cali di frame rate al di sotto dei 20 fps durante le sparatorie, crash continui, texture che scompaiono, e una resa tecnica troppo lontana da quella del gioco su PC e su console next gen.

CD Projekt RED si è messa subito a lavoro rilasciando tre patch nei primi venti giorni e calendarizzando altre patch per gennaio e febbraio, tra le quali anche un paio importanti. Ma il danno d’immagine resta, il titolo in borsa di CD Projekt è crollato, e le edizioni old gen di Cyberpunk 2077 hanno ricevuto recensioni negative sia dalla critica che dal pubblico, al punto che la software house polacca ha acconsentito momentaneamente al rimborso delle edizioni del gioco per console, sia in versione digitale che in versione fisica (se il venditore è d’accordo, in quest’ultimo caso).

La vicenda dei rimborsi è andata a complicare anche i rapporti con Sony, la quale ha temporaneamente rimosso la versione digitale del gioco dal PlayStation Store, e infine, due studi legali di New York hanno concretizzato un’ipotesi vociferata in queste settimane: una class action contro CD Projekt.

Una situazione piuttosto delicata che ha portato molta confusione tra l’utenza; confusione alla quale cercheremo di dare ordine.

Cyberpunk 2077 tra rimborsi, ritiri, e class action: perché?

CD Projekt ha deciso di rimborsare le edizioni per console di Cyberpunk 2077, sia in versione digitale che fisica: un gesto leale nei confronti dell’utenza, in quanto è bene ricordare che non si tratta di qualcosa di dovuto (il mercato videoludico è pieno di giochi difettosi che è già tanto se dovessero ricevere le patch correttive necessarie). Tuttavia questa scelta comporta due problemi, uno di natura tecnica e uno morale.

Il primo riguarda il contenzioso con Sony, che inizialmente avrebbe dovuto cambiare le proprie politiche sui rimborsi per accontentare CD Projekt. Difatti, Sony di norma è disposta a rimborsare un videogioco solo se la richiesta viene fatta prima che il gioco venga avviato per la prima volta, al contrario di Microsoft che concede quattordici giorni di tempo dopo l’acquisto del gioco. In aggiunta a questo, abbiamo sicuramente i “furbetti del rimborso”: non essendo possibile, ovviamente, alcun controllo sulle motivazioni delle richieste di rimborso, esiste sicuramente chi si è prima goduto Cyberpunk e poi ha chiesto indietro i soldi spesi. Come dimenticare l’utente che, addirittura, si è lamentato per non aver più potuto avviare il gioco dopo aver ottenuto il rimborso?

Questi sono i motivi più probabili per la rimozione dell’edizione digitale di Cyberpunk 2077 dal PlayStation Store, senza alcun problema di giudizio sulla qualità del prodotto, ma è difficile da far capire al pubblico quando si è di fronte a un chiaro danno d’immagine: un danno anche per Sony, dato che si è beccata anch’essa le critiche per questa scelta.

Il problema di natura morale, invece, è qualcosa che va a intaccare la lealtà del gesto dei rimborsi, ed è anche il motivo della class action: CD Projekt, fino a poco prima del lancio di Cyberpunk 2077 sul mercato, affermava che le edizioni per PS4 e Xbox One non avrebbero avuto alcun problema, in risposta proprio ai rumors dell’ultimo mese di sviluppo che volevano la software house in difficoltà nel far girare il gioco sulle console old gen.

CD Projekt è stata poco chiara anche nel mostrare le prove di queste affermazioni, evitando di inviare le edizioni per console del gioco in anteprima alla stampa, e pubblicando video comparativi tra le edizioni old gen e next gen del gioco che mostrano uno scenario diverso nel passaggio da una versione all’altra (come si può fare un confronto adeguato paragonando due clip diverse?)

Se tutto ciò può essere visto come una mossa moralmente errata nei confronti dell’utenza, potete immaginare che agli occhi di un azionista possa apparire come un aggiotaggio.

In tanti hanno puntato sulle azioni di CD Projekt nell’arco del 2020 proprio per via di Cyberpunk 2077, ma le pessime condizioni del gioco su console old gen, e tutto ciò che ne è conseguito, hanno fatto crollare l’indice di borsa della software house polacca. Investire in borsa può portare risultati positivi o negativi, ma nel caso in cui gli azionisti dovessero trovare elementi contestabili legalmente, potrebbero logicamente tentare di tutelarsi.

Gli errori di CD Projekt con Cyberpunk

CD Projekt e Cyberpunk 2077 meritavano davvero questo tsunami da cui sono stati travolti? Come detto anche prima, il mondo videoludico è pieno di videogiochi problematici al D1 corretti in seguito con delle patch, se non addirittura con problemi mai risolti o non del tutto risolti, o semplicemente videogiochi di bassa qualità, cosa che Cyberpunk 2077 non è assolutamente, anzi.

Perché proprio contro CD Projekt, quando ogni anno si acquistano tranquillamente titoli Ubisoft che sono pieni di bug e glitch? Perché nessuno si è mai lamentato dei medesimi problemi negli apprezzatissimi titoli Bethesda? Queste sono due delle domande più comuni che circolano tra l’utenza riguardo il caso di Cyberpunk.

Innanzitutto, CD Projekt non è Ubisoft, che oltre a essere una software house molto più grande, agisce più come fosse una catena di montaggio: se Ubisoft dovesse, ad esempio, fare una figuraccia come avvenuto con Assassin’s Creed: Unity, anch’esso ingiocabile al lancio prima delle patch correttive, non sarebbe un danno d’immagine altrettanto grande, in quanto non sarebbe l’unica produzione Ubisoft dell’anno (basti pensare che ne hanno rilasciate tre solo nell’ultimo trimestre del 2020), e anche per il fatto che, in questo caso, l’anno seguente arriverebbe sicuramente un nuovo capitolo della stessa saga.

Cyberpunk 2077, invece, sarà sicuramente il titolo di punta di CD Projekt per anni, come lo è stato The Witcher 3 negli anni passati.

Per quanto riguarda, invece, il paragone con i videogiochi di Bethesda, si parla di un’altra epoca videoludica: è evidente come al giorno d’oggi i gamers diano molta più attenzione a eventuali problemi ludici o di programmazione che un tempo avrebbero potuto accettare tranquillamente. Un atteggiamento che a volte si trasforma in un accanimento eccessivo, ma non è questo il caso, e in fondo questa maggiore attenzione al prodotto è un segno di maturità della critica.

Basta con la storia di: “godiamoci i videogiochi senza rompere le scatole.” Un videogioco costa molto più di un libro, di un disco musicale, o di un biglietto del cinema, e i fruitori hanno tutto il diritto di analizzare minuziosamente l’esperienza di gioco, altrimenti il medium videoludico resterebbe solo un semplice passatempo per chi ha soldi da spendere.

cyberpunk 2077
Fonte immagine: screenshot 2duerighe

Il problema di Cyberpunk 2077 su old gen è dovuto al fatto che il suo lancio sul mercato è stato rinviato ben tre volte perché, come affermato dagli stessi sviluppatori dopo il terzo rinvio, il gioco è diventato sempre più ambizioso al punto da essere quasi considerabile come next gen. Il problema è che nessuno gli hai mai chiesto di fare questo.

In genere, i videogiochi cross gen presentano sempre una versione castrata su console old gen, ma Cyberpunk 2077 era previsto inizialmente per il 16 aprile 2020 su PC, PS4, e Xbox One, con l’annuncio della data avvenuto all’E3 2019 (un anno e mezzo fa): un periodo ben lontano dall’arrivo della next gen. È normale che con i preordini avviati a giugno 2019, e il gioco previsto per aprile 2020, nessun possessore di PS4 e Xbox One si sarebbe mai aspettato e tanto meno meritato una situazione del genere.

 

 

 

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