IA nei videogiochi

IA nei videogiochi

L’intelligenza artificiale nell’ultimo periodo è decollata invadendo ogni angolo del mercato tecnologico e con il passare del tempo diventerà sempre più utilizzata e sviluppata. Uno dei campi in cui l’IA è stata utilizzata da sempre, anche se raramente, è proprio il mercato videoludico (Pacman, nel 1980, è stato uno dei primi giochi ad implementare un primitivo sistema di intelligenza artificiale nei fantasmini inseguitori). Ma come l’IA può arricchire l’esperienza di gioco? Quando si può parlare di suo utilizzo all’interno di un videogioco?

Piccola nota: quando si parla di intelligenza artificiale nei videogiochi non si fa riferimento all’effettiva Intelligenza artificiale intesa come machine learning, reti neurali ecc ecc. Ma si prendono in considerazione tecniche di design che emulano comportamenti logici di soggetti e ambiente che, in certi casi, possono sfociare anche in giochi sistemici.

Non solo semplici marionette

L’intelligenza artificiale, nei videogiochi, viene utilizzata per aggiungere un po di pepe a situazioni che potrebbero risultare ripetitive o troppo semplici. Riprendendo l’esempio sopra citato, i fantasmini di Pacman sono programmati per avere comportamenti unici: il fantasma di colore rosso (Blinky) insegue costantemente Pacman, quello rosa (Pinky) cerca di anticiparlo bloccandogli la strada, quello blu (Inky) blocca i tunnel vicino limitando le vie di fuga e quello arancione (Clyde) si muove senza una logica precisa. Dando agli inseguitori comportamenti specifici e diversi, il giocatore non si limiterà solamente ad evitarli, ma avrà la sensazione che stanno facendo di tutto per braccarlo. 

Lo scopo principale dell’intelligenza artificiale è quello di far credere al giocatore che i nemici contro cui sta combattendo abbiano coscienza di sè stessi e dell’ambiente che li circonda. Questo può essere raggiunto tramite varie tecniche: far muovere i nemici in modo da aggirare il giocatore, utilizzare coperture o armi improvvisate, scappare quando sanno di essere sconfitti e molte altre.

Prevedibilità logica

I soggetti dotati di intelligenza all’interno di un gioco non devono cercare di vincere sul giocatore, ma devono spronarlo a riflettere su quale sia la migliore strategia per sconfiggere i nemici che sta fronteggiando; per questo motivo una buona intelligenza artificiale deve essere prevedibile. 

Il concetto di un’IA, in primo luogo trasmette un senso di verosimilità alle azioni dei nemici o npc (se una guardia sente un rumore, andrà a controllare), ma soprattutto dà al giocatore la possibilità di creare strategie solide che potranno essere ripetute durante l’esperienza di gioco (se il giocatore ha la certezza che le guardie andranno a controllare sempre i rumori, sfrutterà questo comportamento a suo vantaggio).

Ognuno ha i propri scopi

Un’altro metodo che viene utilizzato per rendere i nemici più vivi è quello di dare all’intelligenza artificiale degli scopi, che vanno oltre al semplice ostacolare il giocatore, un titolo in cui si può trovare questo aspetto è Monster Hunter: World, in cui diverse specie di mostri, con diversi comportamenti, interagiscono in un unico mondo di gioco.

Nel titolo Capcom ogni creatura ha i propri scopi e comportamenti: alcune sono più territoriali e difendono la propria area (non solo dal giocatore, ma anche da altri agenti), altre cercano di sopravvivere scappando e ricorrendo alla forza solo se necessario.

Inoltre quando il giocatore non sta ancora interagendo con le creature, loro continueranno a girovagare e interagire con il mondo di gioco seguendo comportamenti ben definiti e diversi da specie a specie.

Riflessione e adattamento

Un buon sistema di intelligenza artificiale deve dare l’impressione che il giocatore sia uno dei tanti elementi vivi all’interno del mondo di gioco.
Ciò vuol dire che il mondo di gioco si deve sviluppare anche mentre il giocatore non sta intervenendo direttamente.

In Metal Gear Solid V: The Phantom Pain se il giocatore adopera spesso le stesse strategie il sistema di gioco si adatta per controbilanciare il suo playstyle.

Se il giocatore tende a colpire i soldati alla testa, oppure compie la maggior parte delle sue missioni di notte, essi cambieranno i loro equipaggiamenti aggiungendo caschetti di protezione e occhiali a visione notturna.

Questo aspetto trasmette al giocatore la sensazione che durante il gioco i suoi nemici abbiano riflettuto sulle sue azioni e si siano adattati per sopravvivere oppure combatterlo.

In conclusione

L’intelligenza artificiale nei videogiochi è ancora alla sua fase embrionale, bisogna trovare il giusto equilibrio tra giocabilità e rendere i nemici “intelligenti”. Ma per adesso, con alcuni piccoli exploit, gli sviluppatori riescono a dare l’impressione al giocatore di star combattendo o interagendo non con elementi passivi che eseguono azioni programmate senza nessuna logica, ma con elementi attivi che cercano di contrastarlo riflettendo e adattandosi.

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